Whistle – Il richiamo della morte, la recensione
Da sempre l’horror frequenta un curioso sotto-filone che non sembra conoscere crisi: quello degli oggetti maledetti. Bambole, specchi, anelli, automobili, perfino VHS: ogni oggetto può diventare veicolo del Male. Da Annabelle alla maledizione di Christine e The Ring, fino a una consistente fetta di j-horror anni Duemila e al più recente The Monkey, il cinema horror ha trasformato molto frequentemente oggetti di uso quotidiano in portali per l’orrore. In questo mini-filone si inserisce adesso anche Whistle – Il richiamo della morte, horror adolescenziale che punta su un reperto archeologico inquietante per costruire la sua storia.
Dopo la tragica morte di suo padre e un periodo di dipendenza dalla droga, la liceale Chrys Willet si trasferisce a casa del cugino, suo compagno di scuola. Alla ragazza viene assegnato l’armadietto di un ragazzo morto in circostanze misteriose pochi mesi prima e Chrys vi trova dentro uno strano contenitore con un inquietante fischietto a forma di teschio. È il suo professore a capire che si tratta di un antico fischietto funerario olmeco, ma quando prova a fischiarvi dentro, muore improvvisamente divorato dal cancro. Che facoltà ha quel fischietto? Lo scopriranno presto Chrys e i suoi compagni di scuola quando, durante una festa in piscina, Grace lo fischierà davanti a tutti i suoi amici, condannandoli a morte.
Il difetto principale di Whistle – Il richiamo della morte è la mancanza quasi totale di originalità. La sceneggiatura di Owen Egerton, tratta da un suo racconto, sembra un collage di cliché da teen-horror, a partite dai personaggi: la protagonista outsider, l’amico nerd, la ragazza popolare ma gentile, il quarterback arrogante. Ma anche situazioni e dinamiche ricordano centinaia di film del genere, con una struttura narrativa che sembra uscita direttamente da Final Destination, saga dalla quale va a “rubare” anche un paio di risvolti narrativi, nello specifico dal quinto e dal sesto capitolo.
Non si tratta solo di citazioni cinefile, poiché molte trovate servono proprio a far procedere la trama, segno che il film non vuole davvero giocare con il genere ma semplicemente ripeterlo. Anche l’impianto generale ricorda quello del recente La profezia del male (2024), mentre alcune idee sembrano prese pari pari da Smile 2 (occhio, non alzatevi subito appena iniziano i titoli di coda) e The Monkey. Ma se vogliamo essere pignoli, neanche l’idea del fischietto “assassino” è del tutto originale perché il racconto di Montague Rhode James “Fischia, e verrò da te” è del 1904, mentre del 1974 è il racconto di R. Chetwynd‑Hayes “The Shadmock”, da cui poi sarà tratto un episodio del film Il club dei mostri (1980), quello col celebre “Fischiamorto”. L’unico apporto originale è l’origine folkloristica del manufatto assassino, un fischietto olmeco, ovvero un oggetto rituale dell’antica civiltà mesoamericana degli Olmechi, strumenti spesso usati in cerimonie funebri o religiose, noti per il suggestivo suono simile a un urlo umano.
Eppure, Whistle non è da gettare, qualcosa si salva. La regia di Corin Hardy, già autore di The Nun, mantiene una certa eleganza nel costruire le atmosfere e riempire la scena di creature inquietanti. Hardy ama inserire mostri anche quando non servirebbero, e qui l’effetto funziona: Whistle è pieno di apparizioni disturbanti e creature dal design creepy molto riuscito.
Alcune morti, soprattutto nella seconda metà, sono spettacolari e sanguinose, con invenzioni visive notevoli come quella che simula un incidente automobilistico e quella nella segheria. La colonna sonora è molto accattivante e, quella sì, gioca sul citazionismo, arrivando persino a utilizzare Back to the Wall dei Divinyls, già presente in Nightmare 4 – Il non risveglio.
Il cast fa il suo lavoro senza infamia e senza lode. Dafne Keen, già nota per essere stata X-23 in Logan e Deadpool e Wolverine, regge bene il film con intensità e vulnerabilità, anche se la sua acconciatura improbabile distrae più del dovuto. Divertente Nick Frost nell’insolito ruolo del professor Craven (eh si, anche qui come in Dimensione Terrore e Final Destination ci sono i cognomi delle grandi personalità del cinema horror!), mentre Percy Hynes White regala un personaggio curioso, l’unico davvero originale, un predicatore che utilizza la sua vocazione come copertura per la sua attività di spacciatore.
Whistle – Il richiamo della morte è, dunque, un horror scorrevole ma tanto derivativo, realizzato per un pubblico giovane che magari non ha ancora visto i grandi classici del genere. Gli appassionati noteranno subito la mancanza di fantasia, ma chi cerca mostri, sangue e jump scare troverà pane per i propri denti.
Dal 19 febbraio al cinema distribuito da Midnight Factory.
Roberto Giacomelli
| PRO | CONTRO |
|
|













HorrorCult è tornato! Lo storico portale web dedicato al mondo del cinema horror. 

























Lascia un commento