Witchboard, la recensione del remake di Spiritika

Fare il remake di un horror di fine anni Ottanta non particolarmente memorabile ma diventato col tempo un piccolo cult del cinema di genere, sulla carta, non è affatto una cattiva idea. Anzi, è forse il tipo di operazione che più di altre può giustificare un rifacimento: recuperare un’intuizione valida, aggiornarla e migliorarla. Se poi il regista del film originale, Kevin Tenney, figura come produttore esecutivo, la fiducia aumenta ulteriormente. E ancora di più quando dietro la macchina da presa troviamo Chuck Russell, autore di autentici gioielli del fantastico come Nightmare 3 – I guerrieri del sogno, Il fluido che uccide e The Mask. Aggiungeteci Jamie Campbell Bower, ormai iconico per il ruolo di Vecna in Stranger Things, e viene spontaneo chiedersi: cosa poteva andare storto? La risposta è purtroppo semplice: quasi tutto. E così Witchboard, rifacimento dell’omonimo film del 1986 – arrivato in Italia con il titolo Spiritika e capostipite di una trilogia – finisce per sprecare un’occasione davvero ghiotta.

Durante un’escursione nei boschi alla ricerca di ingredienti biologici per il ristorante che stanno per aprire, i fidanzati Emily e Christian rinvengono un’antichissima tavoletta utilizzata per evocare gli spiriti, trafugata da un museo. Emily ne rimane immediatamente affascinata e, con l’aiuto della sua amica Brooke, studiosa di antropologia, decide di utilizzarla. Il rituale apre però un varco con l’aldilà e libera Asha, una strega arsa viva secoli prima dopo aver maledetto gli abitanti del villaggio sul quale oggi sorge New Orleans. Attraverso il corpo della giovane, l’antica entità è pronta a consumare la propria sanguinosa vendetta.

La prima sorpresa è che questo Witchboard ha ben poco in comune con il film di Kevin Tenney. Tolto il punto di partenza, il remake prende una strada completamente diversa, sostituendo il classico immaginario della tavoletta Ouija con una reliquia molto più antica e costruendo la vicenda attorno alla figura di una strega e alla sua maledizione. I continui flashback che ricostruiscono il passato di Asha contribuiscono ad allontanare ulteriormente il racconto dall’originale, trasformandolo in qualcosa di molto più vicino a un horror soprannaturale sulla stregoneria che a un vero rifacimento.

Il problema è che il film, pur non essendo mai disastroso, non trova praticamente mai una propria identità. Conserva una gradevole anima da b-movie, capace perfino di divertire grazie ad alcuni momenti raccapriccianti e a una discreta dose di splatter vecchia scuola, ma dà continuamente l’impressione di appartenere a quelle produzioni direct-to-video che popolavano gli scaffali delle videoteche nei primi anni Duemila. È un’opera modesta sotto ogni aspetto, che non riesce mai ad andare oltre il compitino.

Le ingenuità di sceneggiatura si accumulano con una certa frequenza. Già il modo in cui Emily entra in possesso della tavoletta appare piuttosto forzato, ma è l’intera costruzione narrativa a vivere di decisioni improbabili e personaggi che sembrano agire esclusivamente perché la storia possa procedere. La logica viene spesso sacrificata in favore di svolte prevedibili e dialoghi poco convincenti, impedendo allo spettatore di immergersi davvero nell’incubo.

Nemmeno il cast riesce a risollevare la situazione. Madison Iseman, già vista in Jumanji – Benvenuti nella giungla (e sequel) e Annabelle 3, possiede il volto giusto per incarnare la protagonista, ma fatica a dare spessore al graduale passaggio da vittima a carnefice. Decisamente più interessante Renee Herbert nei panni di Asha, che con una presenza scenica notevole riesce a rendere la strega il personaggio più riuscito dell’intero film. Jamie Campbell Bower interpreta invece l’ambiguo esperto di folklore che fin dalla sua prima apparsa lascia intuire di nascondere qualcosa. Il ruolo sembrerebbe perfetto per lui, ma la sensazione è che lo stesso attore non creda fino in fondo al materiale che si ritrova tra le mani, limitandosi a svolgere il compito senza particolare convinzione.

La delusione maggiore riguarda però Chuck Russell. Il regista che tra gli anni Ottanta e Novanta aveva dimostrato una straordinaria capacità di fondere horror, spettacolo e ironia sembra aver definitivamente smarrito quella sensibilità. Reduce da una serie di action destinati prevalentemente allo streaming, qui confeziona un horror incapace di creare autentica tensione. L’atmosfera, elemento fondamentale per un racconto di possessioni e maledizioni, rimane sorprendentemente piatta, mentre la regia si limita a illustrare gli eventi senza mai trasformarli in vero cinema della paura.

Alla fine Witchboard si lascia guardare senza particolare fatica, soprattutto se affrontato con lo spirito giusto e una certa predisposizione verso il b-movie horror. Qualche scena splatter funziona, il ritmo non crolla mai del tutto e un minimo di divertimento riesce comunque a regalarlo. Ma è impossibile non pensare all’enorme occasione mancata. Con questi nomi coinvolti era lecito aspettarsi molto di più di un horror così anonimo e privo di ispirazione. Se invece volete scoprire perché questo titolo è rimasto nel cuore degli appassionati, il consiglio è semplice: recuperate Spiritika. Pur con tutti i suoi limiti, aveva molta più personalità di questo remake.

Witchboard è disponibile sul mercato italiano a noleggio streaming e in DVD dal 6 agosto 2026 distribuito da Blue Swan Entertainment.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Qualche buon momento splatter e una piacevole anima da b-movie.
  • Renee Herbert è convincente nel ruolo della strega Asha.
  • L’idea di reinventare il soggetto originale non era sbagliata.
  • Regia priva di tensione e atmosfera.
  • Sceneggiatura ingenua e personaggi poco credibili.
  • Un remake che finisce per perdere la personalità del film originale.
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