You’ll Never Find Me – Nessuna via d’uscita, la recensione

Il cinema di genere, soprattutto nelle sue declinazioni più indipendenti, continua a regalarci piccole realtà in grado di lavorare con pochissimo, costruendo tensione e atmosfera attraverso elementi basilari, se non addirittura primordiali. È il caso di You’ll Never Find Me – Nessuna via d’uscita, esordio registico della coppia australiana Indianna Bell e Josiah Allen, che si inserisce nel filone dei thriller psicologici claustrofobici con un approccio minimale ma, almeno nella prima parte, decisamente efficace.

Siamo nei sobborghi di Adelaide, in un vecchio caravan malmesso, isolato, battuto dalla pioggia incessante. Patrick, un uomo di mezza età visibilmente provato dalla vita, si rifugia nel suo antro quando bussa alla porta una giovane donna, fradicia e apparentemente sconvolta. Da qui prende il via un lungo dialogo tra i due sconosciuti, in una notte che sembra non voler finire mai, tra ambiguità, confessioni e tensioni che si accumulano minuto dopo minuto.

Un soggetto tanto semplice quanto carico di potenziale, che Bell e Allen scelgono di esplorare senza scorciatoie, affidandosi unicamente alla forza della parola e allo spessore psicologico dei protagonisti.

Ed è proprio qui che il film trova la sua carta migliore: You’ll Never Find Me riesce a mantenere viva l’attenzione dello spettatore per oltre un’ora grazie esclusivamente al confronto tra Patrick e la ragazza senza nome, in un costante gioco di sospetto e manipolazione reciproca. Non ci sono scene madri o colpi di scena particolari: tutto si consuma nei piccoli gesti, nei silenzi, nei dialoghi calibrati che nascondono più di quanto mostrano. Bell e Allen gestiscono l’atmosfera con mestiere, creando un senso di crescente disagio grazie a un sapiente utilizzo del sonoro e a una regia sobria ma attentissima ai dettagli.

Gran parte del merito va riconosciuto ai due interpreti, Brendan Rock e Jordan Cowan, che sorreggono da soli tutto il peso del film senza mai vacillare. Rock, già visto in ruoli minori in alcune produzioni australiane, tratteggia un Patrick schivo e inquietante, un uomo che sembra in costante bilico tra la voglia di essere d’aiuto e l’istinto predatorio. Jordan Cowan, invece, riesce con sorprendente naturalezza a incarnare il mistero: vulnerabile ma non troppo, dolce ma sfuggente, la sua performance è il vero ago della bilancia che tiene lo spettatore ancorato alla sedia. È attraverso i loro sguardi e le loro intonazioni che il film costruisce il suo fascino, facendo del non detto il vero protagonista della scena.

Purtroppo, a tanta costruzione minuziosa non corrisponde un terzo atto all’altezza. Quando You’ll Never Find Me dovrebbe mostrare le sue carte, il racconto si fa più frettoloso, i nodi si sciolgono con troppa facilità e la tensione meticolosamente accumulata sembra scivolare via senza una reale catarsi. La rivelazione finale, che dovrebbe rappresentare il climax dell’intera vicenda, arriva invece come un compromesso affrettato, lasciando più domande che risposte, e non nel senso virtuoso del termine. La regia si fa più distratta, l’atmosfera rarefatta perde consistenza e, nel giro di pochi minuti, ciò che fino a quel momento aveva convinto per misura e rigore finisce per annegare in una conclusione tirata via, quasi svogliata, perfino banale.

Ciò non toglie che l’opera prima di Bell e Allen sia un esperimento interessante, un thriller psicologico capace di incuriosire e coinvolgere con pochissimi elementi, facendo leva su dialoghi ben scritti e due interpretazioni di ottimo livello. Sarebbe però ipocrita non evidenziare i limiti strutturali di una sceneggiatura che, pur partendo da premesse solide e intriganti, manca il colpo finale, lasciando lo spettatore più perplesso che soddisfatto.

In definitiva, You’ll Never Find Me – Nessuna via d’uscita , che sarà al cinema dal 17 luglio con FILMCLUB DISTRIBUZIONE, è un film che si lascia guardare con piacere, capace di evocare un senso di disagio crescente grazie alla sola forza delle parole e alle performance convincenti dei due protagonisti. Ma è anche un film che si ferma a metà strada, incapace di chiudere il cerchio in modo soddisfacente. Un esordio promettente, certo, ma che resta bloccato nella categoria delle buone intenzioni non del tutto concretizzate.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Brendan Rock e Jordan Cowan offrono un’ottima performance.
  • L’intrigante prima metà.
  • Una conclusione non all’altezza delle aspettative.
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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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