Io sono Nessuno 2, la recensione
Negli anni ’80 e ’90 il cinema d’azione hollywoodiano ha trovato una formula d’oro che mescolava sparatorie spettacolari, personaggi carismatici e una sana dose di umorismo. Franchising come Arma letale o Die Hard hanno dimostrato che il pubblico amava seguire eroi capaci di fare stragi di cattivi, ma anche di sbagliare, ironizzare e incassare colpi. Negli ultimi anni questa tradizione è stata riscoperta e rivitalizzata, contaminandola con una regia più dinamica e attenta a scene d’azione spettacolarmente coreografate. In questo solco si inserisce la saga di Io sono Nessuno, che già nel 2021 aveva sorpreso per la sua capacità di mettere insieme la brutalità di un revenge movie e l’ironia da commedia nera.
Il primo capitolo ci aveva introdotto a Hutch Mansell (Bob Odenkirk), apparentemente un uomo qualunque, marito e padre, con una vita monotona e frustrante. La sua vera identità – un ex operativo dei servizi segreti, letale e capace di sgominare intere bande da solo – esplodeva quando una banale rapina lo riportava sulla strada della violenza, riaccendendo in lui un istinto sopito da anni di quiete forzata. Io sono Nessuno 2 riprende quel personaggio, ma ne rimescola la traiettoria, scegliendo di raccontare un Hutch che stavolta deve fare i conti non tanto con il recupero delle proprie abilità, quanto con il loro controllo.
In questa seconda avventura, Hutch organizza una vacanza insieme a tutta la sua famiglia e come meta viene scelto il Wild Bill’s Majestic Midway and Waterpark, un parco giochi dove l’uomo trascorreva le sue estati insieme al fratello Harry. L’idea di Hutch è di creare un “ricordo di famiglia”, in modo di recuperare il rapporto un po’ scricchiolante con la moglie Becca e con i figli, sempre più distanti. Ma basta un semplice litigio con un gruppo di teste calde locali per attirare l’attenzione del vicesceriffo Abel e del boss criminale Lendina, che tiene sotto scacco con le sue attività illecite tutta la contea.
Partendo da queste premesse, il film si allontana parzialmente dalle dinamiche del primo capitolo per abbracciare un racconto che parla di memoria, radici e legami familiari, senza però rinunciare alla cifra stilistica fatta di botte, sparatorie e sarcasmo. La sfida per Hutch, questa volta, è mantenere la calma e non cedere alla tentazione di risolvere ogni problema a suon di ossa rotte… cosa che, ovviamente, non gli riesce del tutto.
Il climax arriva in un finale travolgente ambientato in un luna park, una sequenza che sembra uscita da Mamma ho perso l’aereo dopo un’overdose di adrenalina: trappole creative, coreografie comiche e violente al tempo stesso, e un uso geniale degli spazi che trasforma giostre e padiglioni in armi improvvisate. È uno di quei momenti in cui il cinema d’azione riesce a fondere il puro divertimento visivo con un’idea originale di messa in scena, rimanendo impresso a lungo nella memoria dello spettatore.
Rispetto al primo film, Io sono Nessuno 2 è più grosso, più movimentato e ambizioso: le location sono più varie, il corpo centrale dell’azione si arricchisce di combattimenti più complessi, e il respiro narrativo si fa più ampio. La regia dell’indonesiano Timo Tjahjanto punta su un approccio energico e inventivo, capace di bilanciare montaggio serrato e momenti di respiro, con un occhio sempre attento alla chiarezza delle coreografie d’azione. Tjahjanto viene dall’horror (Macabre, V/H/S 2, May the Devil Take You) e dall’action (Headshot, La notte su di noi) portando con sé il gusto per lo splatter e la violenza gratuita ma anche per le sequenze d’azione elaborate e visivamente leggibili, evitando il caos gratuito in favore di un piacere quasi “artigianale” nella costruzione delle scene.
Sul fronte del cast, Bob Odenkirk si conferma un attore dalla presenza magnetica e dalla versatilità rara, capace di passare dalla vulnerabilità, la brillantezza fino all’efficienza omicida con naturalezza. Molto più presente e incisivo in confronto al primo film è il personaggio di Becca, la moglie di Hutch, interpretata da Connie Nielsen, che stavolta ha un ruolo più ampio e partecipe nella storia, non più relegata a figura di contorno.
Il ritorno di Christopher Lloyd, nei panni del padre di Hutch, è ancora una volta un tocco di classe: poche scene, ma perfettamente calibrate per sfruttare il suo carisma e la sua vena comica. Ma la vera novità è la villain interpretata da Sharon Stone, una nemesi elegante e pericolosa, che riesce a essere credibile tanto come mente criminale quanto come minaccia fisica, portando in scena una cattiveria controllata che ben si sposa con il tono a metà tra serietà e parodia della saga.
Io sono nessuno 2 non è una rivoluzione del genere, ma è un sequel che sa come intrattenere, dosando bene azione e commedia, e che arricchisce il suo protagonista di nuove sfumature senza tradire la formula originale. Un film che conferma la vitalità di un certo cinema d’azione “leggero” ma non superficiale, e che regala almeno una sequenza – quella al luna park – destinata a rimanere tra le più memorabili del parterre action di quest’anno.
Roberto Giacomelli
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