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Jason Voorhees, manuale di smembramento: 13 modi di morire a Crystal Lake

Ogni venerdì 13 il calendario si tinge di rosso, mentre l’iconico tema di Henry Manfredini (ki ki ki ma ma ma) riecheggia nell’aria. Non è una superstizione, ma un vero e proprio richiamo. Un’eco che arriva da Crystal Lake, dove un ragazzo annegato nel 1957 è diventato uno degli incubi più longevi e riconoscibili della storia del cinema horror.

Jason Voorhees non è soltanto un killer con la maschera da hockey – quella arriverà solo dal terzo capitolo, Weekend di terrore! – ma un archetipo. Un’entità inarrestabile che attraversa decenni, sequel, reboot, persino lo spazio profondo, trasformando ogni film della saga di Venerdì 13 in un laboratorio creativo della morte. Dal 1980 in poi, la serie ha costruito la propria identità su una promessa precisa: ogni nuovo capitolo deve superare il precedente in inventiva, crudeltà e impatto visivo.

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Prima di Nolan: l’odissea della trasposizioni omeriche

Dopo più di cento anni di storia del cinema, suona quasi paradossale affermare che viviamo nell’epoca dei reboot, dei remake live action e dei retelling; eppure, negli anni recenti abbiamo assistito a una vera e propria “corsa ai classici”, siano essi film d’animazione, fumetti o opere letterarie. Cominciando dal cinema horror, dove dopo aver quasi esaurito il catalogo di Stephen King siamo tornati al principio con il Frankenstein di Guillermo Del Toro. Senza contare il piccolo schermo: sentivamo davvero la necessità di una nuova serie “filologica” su Harry Potter? Evidentemente sì, proprio come sentivamo il bisogno di produzioni che hanno portato al grande pubblico opere ritenute finora “intrasponibili”, come Cent’anni di solitudine. Ma tutto questo non bastava, evidentemente: forse BookTok ha dato la spinta decisiva, trasformando l’alta letteratura in un vero trend.

Chissà, magari è stato il successo di titoli virali come La canzone di Achille o Circe a convincere Christopher Nolan a tentare la sua personale trasposizione dell’Odissea, dopo il bottino agli Oscar con Oppenheimer e aver resuscitato Batman, eroe epico dell’arte del fumetto. Sarà stato lo stesso Oppenheimer – geniale e intraprendente – a evocare in lui il multiforme Odisseo?

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Gli Oscar e l’horror: un secolo di diffidenza, un anno di rivoluzione

Con 16 nomination per I Peccatori (record storico per un unico film) e presenze multiple di film di genere come Frankenstein (9 candidature), Weapons (1 candidatura per Amy Madigan) e The Ugly Stepsister (1 candidatura per trucco e parrucco), gli Oscar 2026 segnano un punto di svolta nel modo in cui l’Academy guarda ai film horror. In passato la conquista di una statuetta da parte di un film appartenente al genere era rarissima, confinata spesso alle categorie tecniche o riconosciuta solo per performance individuali. In questa evoluzione c’è la storia più ampia di come paura, inquietudine e narrazione estrema abbiano lottato per ottenere rispetto nel più prestigioso premio cinematografico del mondo.

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The Beauty a Roma: il cast svela ambizioni, temi e ossessioni della nuova serie horror di Ryan Murphy

Roma è stata la cornice scelta per la presentazione italiana di The Beauty, la nuova serie horror ideata da Ryan Murphy in arrivo su Disney+ dal 22 gennaio con i primi tre episodi. In una conferenza stampa ricca di spunti e riflessioni, il cast internazionale ha parlato dei temi al centro della produzione, della propria esperienza sul set e delle motivazioni che li hanno spinti ad aderire a un progetto così ambizioso.

Tra i protagonisti presenti alla conferenza, ciascuno con un ruolo significativo nel racconto, Evan Peters, Rebecca Hall, Anthony Ramos, Jeremy Pope e Ashton Kutcher hanno condiviso con i giornalisti romani le loro impressioni sul lavoro con Murphy, sul significato della serie e su quel delicato equilibrio tra bellezza, perfezione e identità umana che The Beauty esplora.

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Stranger Things: 10 citazioni fanta-horror che infestano la serie e timeline ragionata delle influenze

Stranger Things si è concluso: dopo 9 anni e 5 stagioni la serie più celebre e iconica di Netflix ha scritto la parola fine con un lungo episodio che la notte del 1° gennaio ha mandato in crash la piattaforma streaming. Qui non vogliamo analizzare il finale di stagione, ma fare un passo immersivo dentro la serie dei fratelli Duffer per cercare le influenze cinematografiche che hanno forgiato la forte personalità di questa serie.

Parlare di Stranger Things solo come di un’operazione nostalgia è riduttivo. Certo, gli anni ’80 sono ovunque: biciclette, walkie-talkie, sintetizzatori, abbigliamento, poster alle pareti. Ma sotto la superficie rassicurante del citazionismo pop, la serie dei fratelli Duffer lavora su un immaginario molto più cupo, uscito direttamente dal cinema horror e fantascientifico, quello della mutazione e della perdita di controllo.

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Fantaghirò: la confort saga tutta italiana, tra kitsch e creatività

Come ogni anno, in casa Mediaset non si addobba l’albero se prima non si è programmata l’ennesima maratona di Fantaghirò, quest’anno fissata per il 31 dicembre sul canale 27 a partire dalle 19. Anche se sappiamo già che i veri aficionados hanno già fatto il binge watching stagionale su Disney+, dove la serie è disponibile dal 5 novembre.

Per chi fosse nato esattamente ieri, la saga di Fantaghirò consiste in una miniserie in cinque film da tre ore ciascuno, divisi in due parti che per decenni sono stati riproposti come repliche sulle reti Mediaset. L’inizio di questo vero e proprio rituale mediatico avvenne nelle serate del 22 e del 23 dicembre 1991 su Canale 5; il boom di ascolti della mini-fiction fu tale che il regista Lamberto Bava diresse non solo i quattro seguiti (usciti rispettivamente nei periodi natalizi del ’92,’93,’94 e ‘96) ma realizzò altri prodotti della medesima stoffa, seppur di diverso pregio, quali Desideria e l’anello del drago, La principessa e il povero, Sorellina e il principe del sogno (quest’ultimo è divenuto leggendario solo per il fatto che Christopher Lee è il cattivo e Valeria Marini la fata buona).

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Avatar: Fuoco e Cenere: la conferenza stampa milanese con il cast

Martedì 9 dicembre, a Milano, si è svolta la conferenza stampa di Avatar: Fuoco e Cenere, terzo capitolo della saga fantascientifica di James Cameron. A incontrare la stampa italiana c’erano Sam Worthington, Stephen Lang, Bailey Bass, Trinity Jo-Li Bliss e Jack Champion, protagonisti di un film che promette di espandere ulteriormente l’universo dei Na’vi, esplorando nuovi clan, tensioni interne, e soprattutto le crepe emotive che minacciano la famiglia Sully.

Il film – girato in larga parte in parallelo con La Via dell’Acqua – arriva come il capitolo più oscuro e spettacolare della saga, un viaggio che mescola conflitto e identità senza dimenticare di raggiungere nuove frontiere tecniche.

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Alchemised: dal fenomeno fanfiction al grande schermo

Ma che cos’è questo Alchemised che da mesi sta intasando le bacheche dei social di mezzo mondo e che ha dato vita a un dibattito etico così feroce che ci ha fatto rimpiangere le polemichette millenial sui vari adattamenti Disney?

Tutto è cominciato questo 10 settembre 2025 con la Legendary Pictures che annuncia di aver acquisito i diritti di adattamento del romanzo Alchemised di SenLinYu per la modica cifra di tre milioni di dollari. Ed ecco che esplode la bomba: per cominciare, una cifra del genere non è mai stata sborsata per nessuna opera letteraria, tanto più per una che non è ancora uscita sul mercato! Alchemised infatti è stato pubblicato negli Stati Uniti il seguente 23 settembre grazie alla lungimirante Del Rey Books e in Italia è arrivato il 30 settembre per la Rizzoli. Nessun azzardo, tutto è andato secondo i piani, perché il libro si è subito piazzato al primo posto della classifica del New York Times, dando così inizio a battaglie ideologiche che hanno ulteriormente accresciuto le vendite.

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I dodici Frankenstein più bizzarri del cinema: folli mostri (ri)cuciti sul grande schermo

Il Frankenstein di Guillermo del Toro, appena approdato su Netflix, ha conquistato pubblico e critica per la sua fedeltà all’opera di Mary Shelley e per la sensibilità gotica e malinconica del regista messicano (qui la nostra recensione). Ma non tutti i Frankenstein della storia del cinema hanno seguito la via del rigore e della poesia: anzi, molti si sono persi tra parodie, deliri pop, mutazioni fantascientifiche e follie di celluloide.

Per rendere omaggio a questa genealogia di mostri deviati, ecco una classifica dei dodici Frankenstein più bizzarri, quelli che hanno osato tutto, a volte con risultati davvero incredibili e irresistibili, riscrivendo il mito con un colpo di bisturi, una risata e molta follia.

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Uomini in fuga: un viaggio tra Stephen King e il The Running Man con Schwarzenegger

Con il nuovo The Running Man di Edgar Wright all’orizzonte, in arrivo al cinema il 13 novembre 2025 con Glen Powell nei panni del protagonista, il cerchio sembra chiudersi. Dopo quasi quarant’anni, la storia dell’uomo costretto a correre per la propria vita davanti a un pubblico assetato di spettacolo torna sul grande schermo. Wright, insieme allo sceneggiatore Michael Bacall, ha dichiarato di voler restituire alla vicenda la sua dimensione originaria, più fedele al romanzo di Stephen King (pubblicato sotto lo pseudonimo di Richard Bachman), lasciando intendere che il nuovo film non sarà un rifacimento del classico con Schwarzenegger, bensì una sorta di ritorno alle radici. Ed è proprio da lì che conviene ripartire: dal libro e da quel film del 1987 che, pur tradendo lo spirito del romanzo, è rimasto nella memoria collettiva come un’icona pop del cinema d’azione distopico anni Ottanta.

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