Archivio categorie: Recensioni

Primitive War, la recensione

Era il 1993 quando il maestro Steven Spielberg realizzava Jurassic Park, considerato tutt’oggi uno dei suoi più grandi capolavori. Un film la cui portata inestimabile risiede non solo nel suo valore artistico, ma anche nella sua capacità di elevare e portare alla sua sublimazione il filone “monster-movie”, in particolare i film con protagonisti Dinosauri. Quest’ultimi, infatti, abbandonano i libri e le lezioni di paleontologia per mettersi a servizio di un cinema spettacolare, fantascientifico e di pura azione in cui a farla da padrone sono spietati cacciatori inferociti e affamati di scienziati in cerca di gloria. Un canovaccio perfetto che non poteva non generare sequenze pronte ad entrare nell’immaginario collettivo: come dimenticare la famosa scena dei bambini all’interno della jeep aggrediti dal T-Rex?. Insomma, un lavoro epocale e capostipite di un genere cinematografico remunerativo sotto ogni punto di vista.

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Valutazione: 5.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Disclosure Day, la recensione

Ci sono pochi autori che hanno saputo ridefinire l’immaginario dell’extraterrestre al cinema come Steven Spielberg. Non stiamo parlando semplicemente di un grande regista o di uno dei padri della New Hollywood, ma dell’uomo che ha trasformato il concetto stesso di contatto con il non umano in un’esperienza cinematografica fatta di stupore, meraviglia e paura. Da Incontri ravvicinati del terzo tipo a E.T. – L’extra-terrestre, passando per il sottovalutato La guerra dei mondi, Spielberg ha raccontato l’alieno in modi diversi, ma sempre con una straordinaria capacità di rendere credibile l’incredibile.

Con Disclosure Day torna ancora una volta a confrontarsi con uno dei temi che più hanno contribuito a definire la sua filmografia. Lo fa però seguendo una strada molto diversa dal passato. Dimenticate il senso del meraviglioso di Incontri ravvicinati del terzo tipo e anche il terrore apocalittico de La guerra dei mondi: il nuovo film sembra piuttosto un doppio episodio di X-Files con l’ambizione di un blockbuster estivo. E della serie creata da Chris Carter coglie proprio le suggestioni fondamentali, dove complotti governativi, poteri paranormali e presenze extraterrestri si intrecciano continuamente fino a diventare un’unica grande teoria del complotto.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Scary Movie, la recensione del sesto film

Dopo tredici anni di assenza dal grande schermo, la saga di Scary Movie torna al cinema con un sesto capitolo che sceglie consapevolmente di rinunciare al numero nel titolo per presentarsi come un reboot. Una scelta tutt’altro che casuale, perché esattamente come Scream del 2022 che prende di mira più di ogni altro film, anche Scary Movie vuole essere contemporaneamente sequel, reboot e operazione nostalgia.

La serie creata dai fratelli Wayans arrivò in un momento perfetto. Il nuovo horror statunitense aveva trovato in Scream un modello vincente, e il cinema di genere del terzo millennio offriva una quantità inesauribile di bersagli da colpire. I primi due film, scritti e interpretati da Marlon e Shawn Wayans e diretti da Keenen Ivory Wayans, riuscivano nell’impresa di essere contemporaneamente parodie feroci e commedie autonome. Con il terzo capitolo, passato nelle mani di David Zucker, la saga raggiunse probabilmente il proprio apice creativo. Poi arrivò la lenta ma inesorabile discesa: il quarto episodio mostrava già segni di stanchezza, mentre Scary Movie 5 del 2013 rappresentò il punto più basso del franchise, tanto da rimanere per anni un esempio di sequel realizzato senza alcuna reale necessità.

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Valutazione: 5.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Masters of the Universe, la recensione

Se oggi avete quarant’anni o giù di lì, Masters of the Universe non è semplicemente un film. È qualcosa di profondamente personale. È il ricordo di pomeriggi passati sul tappeto del soggiorno a inventare battaglie impossibili tra He-Man e Skeletor, è il profumo della plastica delle action figure Mattel appena scartate, è la sigla del cartone animato che rimbombava in televisione mentre il mondo sembrava infinitamente più semplice.

Per questo motivo l’arrivo al cinema di un nuovo Masters of the Universe era un evento delicato. Pericoloso persino. Troppo facile trasformarlo nell’ennesima operazione nostalgia destinata a parlare soltanto agli adulti cresciuti negli anni ’80. E invece Travis Knight compie un piccolo miracolo: realizza un film che emoziona chi è cresciuto con i Masters ma che allo stesso tempo costruisce un nuovo immaginario fantasy pensato per i ragazzi di oggi.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Cuckoo, la recensione

Si crea sempre grande fermento quando un film di genere approda ad un festival internazionale, soprattutto quando il genere è l’horror, il regista è una giovane promessa e l’interprete principale è una dei volti più noti della serialità contemporanea.

È questo il caso di Cuckoo, secondo lungometraggio del regista tedesco Tilman Singer. Si tratta di un horror soprannaturale, presentato nella sezione Speciale del 74° Festival del Cinema di Berlino.

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Scrubs: il revival in cui non si osava sperare

Si è conclusa il 20 maggio la nuova stagione di Scrubs. Prodotta da Hulu e distribuita a cadenza settimanale su Disney+, il revival della celebre serie è già stato rinnovato per una seconda stagione.

La serie originale è andata in onda dal 2001 al 2010, affermandosi negli anni come un cult tuttora citato nella cultura pop, resistendo incessantemente alla prova del tempo. Il suo irresistibile mix di umorismo sopra le righe e momenti di grande emotività lo ha reso un prodotto unico, difficile da replicare.

Scrubs conta un totale di 9 stagioni, l’ultima delle quali è però universalmente disconosciuta dai fan. È questa la pericolosa quanto fondamentale premessa di questo revival: lo scetticismo, in seguito al precedente tentativo di proseguire una narrazione che si era già perfettamente conclusa con il season finale della stagione 8.

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Backrooms, la recensione

Stanze impossibili fatte di pareti anonime e illuminate da asettiche luci al neon, oggetti parziali incastrati e accatastati secondo una logica distorta, entità che sono la sintesi grottesca di altro. Con Backrooms il giovane filmmaker Kane Parsons trova un’intuizione brillante, realizzando forse la rappresentazione cinematografica più inquietante e concreta del concetto di Intelligenza Artificiale vista finora al cinema.

Ma per capire davvero Backrooms bisogna partire da internet. Da quel gigantesco inconscio collettivo digitale che ha trasformato un’immagine apparentemente innocua in una delle creepypasta più celebri del web. Il fenomeno nasce da una foto postata online nel 2019: un ufficio vuoto, giallastro, infinito, accompagnato dall’idea terrificante che, “uscendo dalla realtà nel modo sbagliato”, si possa finire in uno spazio liminale senza uscita. Da lì nasce il mito delle “Backrooms”, ambienti sospesi tra il familiare e l’alieno, luoghi di transizione svuotati di umanità. Il giovane Parsons – conosciuto online come Kane Pixels – trasforma quell’idea in una serie di video found footage caricati su YouTube a partire dal 2022 (qui trovate il suo canale), diventati virali grazie alla loro capacità di evocare paura con pochissimi elementi.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Amarga Navidad, la recensione

C’è stato un momento in cui il cinema di Pedro Almodóvar sembrava capace di reinventarsi continuamente pur restando sempre fedele a se stesso. Melodramma, desiderio, identità, dolore, maternità, morte: il regista spagnolo ha attraversato decenni di cinema trasformando le proprie ossessioni in immagini vivissime, colorate, pulsanti. Ma se già il disordinato Madres Paralelas lasciava intravedere una certa fatica narrativa e il più recente La stanza accanto trovava almeno una sua delicata compostezza elegiaca, con Amarga Navidad Almodóvar torna a confrontarsi direttamente con il proprio mestiere, con la crisi creativa e con il cinema stesso, realizzando una sorta di spin-off spirituale di Dolor y gloria. Il problema è che stavolta il gioco sembra essersi inceppato.

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Passenger, la recensione

«Lo scorso anno 130 milioni di persone sono partite per un viaggio on the road… oltre 15 mila non sono mai tornate».

Basta questa didascalia iniziale per chiarire immediatamente le intenzioni di Passenger, nuovo horror diretto da André Øvredal, ovvero trasformare la fascinazione romantica del viaggio americano in qualcosa di profondamente sinistro. Il road movie, da sempre simbolo di libertà, scoperta e fuga, si ribalta qui in una trappola notturna fatta di strade isolate, regole non scritte e presenze che sembrano appartenere a un folklore dimenticato. Il film costruisce così una vera e propria mitologia dell’orrore attorno ai dispersi sulla strada, giocando con suggestioni da leggenda metropolitana, racconti tramandati tra viaggiatori e ammonimenti che sembrano usciti direttamente da un falò nel deserto.

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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The Punisher: One Last Kill, la recensione dell’episodio speciale

È la prima volta che parlo di un prodotto Marvel da queste parti. La situazione si presta ad una premessa, trovo che in certi casi possa essere utile conoscere il punto di vista di chi scrive. E dato che parliamo di Marvel (o di cinecomic in generale), perdo qualche riga ad inquadrare la mia posizione, per quanto potrebbe non interessare a nessuno. Diciamo che non sono quello che si definirebbe un fan accanito, che però non vuol dire io sia un detrattore. Facciamo che sono un credente non praticante. I film targati Marvel prima o dopo li vedo tutti, laddove il ‘prima o dopo’ indica una mia tempistica un po’ differita.

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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