Archivio categorie: Recensioni

Veneciafrenia: Follia e morte a Venezia, la recensione dell’horror grottesco di Álex de la Iglesia

Venezia è da sempre riconosciuta come la città romantica per eccellenza, con i suoi canali lungo i quali imperversano gondole con a bordo coppie innamorate, paesaggi mozzafiato e capaci di infondere nei turisti sensazioni di benessere che restano impresse nell’anima per sempre. Un quadro idilliaco e soave che viene reso ancor più vivace e piacevole da quell’insieme di colori, maschere e sfilate gioiose che fanno parte di quel sabba sgargiante e festoso che è il famoso carnevale veneziano. Eppure, dietro questa veste paradisiaca e accogliente, la città veneta nasconde un’anima irrequieta, a tratti spaventosa, che si cela tra i suoi vicoli stretti e opprimenti, resi ancora più inquietanti da una nebbia plumbea che li avvolge e che rappresenta l’animo ruvido e tignoso dei suoi abitanti. Quest’ultimi sono da sempre protagonisti di un eterno conflitto tra la necessità di guadagnare sui forestieri e la voglia di poter godersi una città non più minacciata da enormi navi, che si spingono quasi fin dentro le case e che trasportano orde di turisti spesso chiassosi e invadenti.

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Ghostbusters – Minaccia glaciale, la recensione

Nel 2021 Jason Reitman era riuscito nell’impresa apparentemente impossibile di resuscitare il franchise di Ghostbusters trovando l’entusiasmo dei fan, proprio quei fan che erano insorti contro il goffo tentativo di reboot al femminile che cinque anni prima aveva coinvolto Paul Feig e il suo team. Ghostbusters: Legacy funzionava non solo perché si poneva come sequel contemporaneo del dittico originale riportando in scena gli storici acchiappafantasmi, ma soprattutto perché aveva cuore e parlava con affetto e sincerità tanto a coloro che sono cresciuti nel mito di Ghostbusters quanto ai più giovani che hanno trovato con quel film un ottimo motivo per essere introdotti alla saga. A distanza di tre anni da quel riuscitissimo “riavvio”, arriva un sequel che tenta di replicare il colpo portato già a segno con Legacy, amplificando però il valore più spudoratamente teen dell’operazione. Dall’11 aprile nei cinema italiani c’è Ghostbusters – Minaccia glaciale.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Monkey Man, la recensione

Non è un mistero che in India ci sia una cesura sociale tale da spezzare in due la Nazione tra molto ricchi e molto poveri, facendo così convivere in un’unica realtà due anime profondamente contrapposte che trovano nella religione un comune punto d’incontro. L’attore Dev Patel, inglese di nascita ma con origini indiane, ha voluto approfondire proprio questa grande contraddizione della sua Terra originaria per un esordio alla regia fuori dal comune, Monkey Man. Perché è facile affrontare queste tematiche in un film drammatico, magari tratto da una storia vera, in cui si va a toccare l’emotività dello spettatore portando in scena vicende umane facilmente condivisibili, ma farlo con un frenetico e violentissimo action-movie 100% di finzione è un’impresa che richiede una certa maestria che Patel ha dimostrato di possedere.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Omen – L’origine del presagio, la recensione

Dare un seguito a un classico del cinema è molto rischioso, figuriamoci realizzare un prequel!

Quella di raccontare l’antefatto a una storia nota è una tendenza molto in voga nel panorama horror ma è un po’ come camminare sui vetri, ferirsi è facilissimo quando si ha dinnanzi un pubblico particolarmente esigente e, soprattutto, bisogna confrontarsi con una vicenda di cui si conosce già l’epilogo, essendo la premessa da cui solitamente tutto ha avuto origine. Quindi il vero segreto nello sviluppare un prequel non è tanto cosa raccontare, ma come raccontarlo: se gli autori riescono a cogliere il giusto mood, allora lo spettatore può anche rimanere sorpreso.

E piacevolmente sorpresi lo siamo stati a fine visione di Omen – L’origine del presagio, che racconta l’intrigo che poi ha portato alla nascita di Damien, l’Anticristo, nel capolavoro di Richard Donner del 1976 Il presagio

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Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
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La maledizione del cuculo, la recensione

Né la morte, né la fatalità, né l’ansia possono generare l’insopportabile disperazione che risulta dalla perdita della propria identità.”, questa citazione del demiurgo H.P. Lovecraft riassume nel migliore dei modi uno dei timori più ricorrenti nella vita di ognuno di noi, ovvero la perdita della propria identità e di avere al nostro fianco persone la cui personalità si rivela diversa da quella che ci aspettavamo ed eravamo abituati a conoscere negli anni. Tali premesse non potevano lasciare insensibili i narratori di storie dell’orrore e difatti sono numerosi i thriller e gli horror psicologici nei quali la perdita di certezze da parte dei protagonisti fa rima con aspetti oscuri, misteriosi e disturbanti dell’anima. La perdita dell’identità a cui faceva riferimento lo scrittore di Providence, dunque, può trasformarsi non solo in un indicibile disperazione, ma anche in una immane fonte di sofferenza e sciagure per noi stessi e per tutti quelli che sono al nostro fianco.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Il mio amico robot, la recensione

Siamo a New York, presumibilmente negli anni ’80. Dog è un cagnolino antropomorfo che, dopo aver visto una pubblicità alla tv, decide di ordinare un modello di robot da compagnia. Dopo qualche giorno, arriva Robot e con Dog si instaura un’intesa particolare che li porta ad essere inseparabili. Ma, durante una gita in spiaggia, accade l’irreparabile: la salsedine arrugginisce le giunture di Robot che non riesce più a muoversi e Dog fa di tutto per trovare una soluzione. Senza successo, però. La stagione balneare è conclusa, la spiaggia recintata e Dog dovrà aspettare fino all’estate successiva prima di poter soccorrere Robot. I due riusciranno a riunirsi?

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Godzilla e Kong – Il nuovo impero, la recensione

Nell’anno in cui Godzilla vince un Oscar grazie al magnifico lavoro svolto dal team del nipponico Godzilla Minus One, il lucertolone nato nel 1954 nel capolavoro di Ishirō Honda per esorcizzare la minaccia nucleare torna sul grande schermo per il nuovo capitolo del MonsterVerse, per la precisione il quinto, Godzilla e Kong – Il nuovo impero. In cabina di regia c’è, per la seconda volta di seguito, il simpatico Adam Wingard che dopo Godzilla vs Kong ci ha preso gusto a far incontrare e scontrare i due titani in gargantueschi cross-over.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Priscilla, la recensione del film di Sofia Coppola

Nel 1959, Priscilla Beaulieu è la figlia adolescente di un ufficiale americano di stanza in Germania. Una sera, per distrarla dalla malinconia portata dal trasferimento, un giovane militare conosciuto in un diner e la moglie, la accompagnano ad una festa dove sarà presente anche la superstar Elvis Presley, anche lui di stanza nella zona.

Fin dal primo incontro tra i due scocca la scintilla, ma Priscilla è ancora una bambina ed Elvis un cantante famoso in tutto il mondo, oltre che un uomo di dieci anni più vecchio di lei.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Road House, la recensione

Era il 1989 quando nei cinema di buona parte del mondo usciva Il duro del Road House, un action muscolare diretto da Rowdy Herrington che poteva contare sul momento di massima celebrità del divo Patrick Swayze. Machismo, arti marziali, buoni sentimenti, una storia semplice semplice e il successo è stato assicurato: 15 milioni di budget e oltre 60 di incasso globale, con una nomea di cult che ancora oggi lo accompagna. Ci hanno riprovato nel 2006 con un misconosciuto sequel direct-to-video, Road House – Agente antidroga, con Johnathon Schaech nel ruolo principale, fino a che MgM e Amazon Studios hanno fiutato la possibilità di un rilancio in grande: Doug Liman di The Bourne Identity e Edge of Tomorrow alla regia e Jake Gyllenhaal nel ruolo che fu di Swayze per il remake intitolato Road House.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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When Evil Lurks, la recensione

Raccontare il male cosmico e il sentimento della paura più assoluta è un’impresa davvero ardua anche per il più ferrato autore di storie del terrore: per riuscire in un simile intento, infatti, bisogna essere capaci non solo di trascinare il pubblico in un incubo intriso di immagini agghiaccianti e orrore puro, ma anche di rendere tangibili le atmosfere terrificanti. Obiettivo che diventa raggiungibile soltanto se gli stilemi del genere vengono utilizzati in maniera cauta e intelligente, in modo da fonderli con una visione che parte dall’animo umano per espandersi nella realtà circostante.

Difficoltà ed ostacoli che un regista horror affronta nel momento in cui decide di cimentarsi, ad esempio, con un film sulle possessioni demoniache, le cui dinamiche quasi sempre seguono archetipi già consolidati e collaudati. Troppe volte, infatti, assistiamo a storie dalla trama prevedibile, infarcite di risvolti piatti e monocordi, abbinate ad un impianto visivo che ormai non genera più quel genuino terrore neanche negli spettatori alle prime armi.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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