Archivio categorie: Recensioni

Soulm8te, la recensione del thriller fanta-erotico spin-off di M3GAN

La solitudine è un mercato straordinario. Soprattutto quando a occuparsene è un’industria tecnologica che promette di risolvere ogni problema attraverso un prodotto, possibilmente accompagnato da un abbonamento. Non sorprende, dunque, che dopo aver immaginato una bambola capace di sostituirsi all’affetto genitoriale, l’universo cinematografico di M3GAN abbia deciso di esplorare un’altra frontiera dell’intelligenza artificiale: quella sentimentale e sessuale. Nasce così Soulm8te, spin-off scritto e diretto dall’irlandese Kate Dolan (You Are Not My Mother), pensato per ampliare un franchise che, tuttavia, ha cominciato a mostrare qualche crepa prima ancora di riuscire a espandersi. Il clamoroso insuccesso commerciale di M3GAN 2.0 ha infatti spinto Universal a rinunciare alla prevista distribuzione cinematografica, destinando il film direttamente al mercato digitale. Una sorte forse ingenerosa per un prodotto che, pur senza inventare nulla, possiede una personalità più definita di quanto la sua travagliata vicenda distributiva potrebbe suggerire.

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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The Rush – Corsa contro il tempo, la recensione

Inseguimenti all’ultimo respiro, sparatorie mozzafiato, complotti e una coppia di protagonisti agli antipodi. Sono questi gli ingredienti fondamentali dell’action moderno, stilemi che Scott Waugh conosce alla perfezione. Forte di un passato da stuntman che gli ha regalato una particolare sensibilità per la coreografia delle sequenze d’azione, il regista di Need for Speed, Act of Valor e I mercenari 4 – Expendables torna dietro la macchina da presa con The Rush – Corsa contro il tempo. La pellicola attinge a piene mani ai canoni classici del genere, poggiando su una solida alchimia tra i due protagonisti, Alan Ritchson e Owen Wilson.

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Valutazione: 5.5/10 (su un totale di 2 voti)
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The Social: Il prezzo della verità, la recensione

In un momento storico in cui il dibattito sull’utilizzo dei social network da parte dei minori è tornato prepotentemente al centro dell’attenzione, con sempre più Paesi intenzionati a limitarne o vietarne l’accesso ai più giovani, arriva al cinema un film che sembra guardare al problema dalla direzione opposta: non dai suoi effetti più recenti, ma dal momento in cui abbiamo cominciato a comprendere quanto fosse profondo. The Social: Il prezzo della verità, titolo italiano decisamente meno efficace dell’originale The Social Reckoning, scritto e diretto da Aaron Sorkin, torna infatti agli anni compresi tra il 2019 e il 2021 per raccontare la genesi dei cosiddetti Facebook Files, l’inchiesta del Wall Street Journal che portò alla luce migliaia di documenti interni di Facebook e dimostrò quanto l’azienda fosse consapevole degli effetti potenzialmente devastanti delle proprie piattaforme.

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Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Venezia 83. L’estranea, la recensione

Un patto col diavolo per raccontare l’orrore ben più terreno delle dinamiche famigliari: L’estranea è il nuovo lavoro di Paolo Strippoli, che dopo Piove e La Valle dei Sorrisi conclude un’ideale “trilogia della pioggia” con l’esordio in concorso all’83ª Mostra del Cinema di Venezia.

Roma. Una giornata di pioggia battente. Anna (Jasmine Trinca) si presenta alla porta di casa di sua figlia Alice (Romana Maggiora Vergano) dichiarando di doverle fare delle rivelazioni sconvolgenti sulla loro storia famigliare. Ricorda un evento dell’infanzia di Alice: da bambina era stata morsa dal cane di famiglia, rischiando di perdere la gamba.

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Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Unabomber, la recensione

Criminali, serial killer, assassini: il cinema, da sempre, è affascinato dal lato più oscuro e inquietante della psiche umana. La settima arte ha infatti raccontato, nel corso dei decenni, alcune delle figure più controverse della storia, trasformandole in personaggi capaci di lasciare un segno indelebile nell’immaginario collettivo. Basti pensare a Scarface, l’iconico personaggio ispirato al gangster Al Capone, che ancora prima dell’adattamento diretto da Brian De Palma con protagonista Al Pacino, fece la sua prima apparizione sul grande schermo nel 1932, con l’omonimo lungometraggio diretto da Howard Hawks.

In questo lungo filone dedicato alle figure più oscure della cronaca non poteva quindi mancare un adattamento cinematografico della vicenda di Ted Kaczynski, il terrorista e anarchico statunitense conosciuto come Unabomber. A portare sul grande schermo la sua controversa storia è il regista Janus Metz Pedersen, che già si era confrontato con racconti veri, narrando la celebre rivalità tennistica in Borg McEnroe. Il film si avvale di un cast di primo piano composto da Russell Crowe, Jacob Tremblay, Shailene Woodley, Annabelle Wallis e Alexander Ludwig.  

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Verity, la recensione

Per qualche strano cortocircuito della storia del cinema, Hollywood sembra essersi nuovamente accorta dell’esistenza del thriller soft-erotico, genere che tra gli anni ’80 e soprattutto i primi ’90 aveva conosciuto una stagione di grande popolarità prima di sparire progressivamente dai radar. Il cinema mainstream contemporaneo ha ridotto la presenza del sesso sul grande schermo, anche in conseguenza di un mutamento nella sensibilità del pubblico, ma il successo di Una di famiglia sembra suggerire che una certa contaminazione tra thriller, eros e melodramma possa timidamente tornare d’attualità. Molto, naturalmente, dipende anche dalla disponibilità delle attrici a mettersi letteralmente a nudo: una pratica sempre più rara, anche se alcune interpreti hanno fatto della propria fisicità una componente consapevole della propria carriera. Tra queste c’è sicuramente Sydney Sweeney, protagonista di Una di famiglia, mentre Dakota Johnson, che non ha mai avuto particolari problemi con il cinema erotico, è la protagonista di Verity, trasposizione dell’omonimo bestseller del 2018 di Colleen Hoover, che sembra volersi inserire in questo rinnovato trend.

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Valutazione: 4.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Onslaught – Assalto finale, la recensione

Ci sono film che la critica ha contribuito a consegnare all’oblio e che, a distanza di quarant’anni, si sono invece rivelati fondamentali per capire il cinema contemporaneo. È una delle tante contraddizioni della storia del cinema di genere: i B-movie degli anni ’80, spesso liquidati all’epoca come prodotti rozzi, derivativi o apertamente trash, hanno in realtà costruito un immaginario potentissimo, formando una generazione di spettatori e, soprattutto, di cineasti. Sono quei film che hanno insegnato a guardare il cinema attraverso il cinema, a riconoscere un’inquadratura, un suono, un ritmo, una trovata e a trasformarli in materiale per una nuova generazione di racconti. Adam Wingard appartiene a quella generazione e, fin dai tempi di You’re Next e soprattutto di The Guest, ha dimostrato di avere un rapporto molto personale con quel cinema. Con Onslaught – Assalto finale compie quindi il suo più scoperto atto d’amore verso il genere degli anni ’80, riportando in vita l’action-horror muscolare, violento e sfrontato di un tempo. E lo fa con la benedizione di A24, realtà che negli ultimi anni ha costruito una delle identità più riconoscibili del cinema indipendente americano e che, pur essendo spesso associata a produzioni più autoriali, qui dimostra di poter sostenere anche un B-movie con ambizioni decisamente più sanguinolente.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Digger, la recensione del film di Alejandro G. Iñarritu con Tom Cruise

Quando alcuni scienziati registrano una profonda e preoccupante crepa nel ghiacciaio della Groenlandia, nei pressi di uno stabilimento per l’estrazione del petrolio, subito viene contattato il diretto responsabile: Digger Rockwell, magnate del petrolio la cui famiglia estrae da intere generazioni. Ma Digger è troppo preso dal suo agio, dalla vita sedentaria e dalle piccole cose (come la salute della sua gatta che ha quasi trent’anni) per poter realmente capire l’allarme degli scienziati. In men che non si dica il disastro precipita: lo stabilimento esplode e un ghiacciaio grande come la città di Washington si stacca dalla Groenlandia viaggiano a velocità mostruosa contro l’Europa. La situazione è fuori controllo e destinata a peggiorare, lo schianto del ghiacciaio potrebbe verificarsi in meno di tre giorni, dunque bisogna intervenire tempestivamente.

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Valutazione: 10.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Her Private Hell, la recensione dello stiloso film di Nicolas Winding Refn

Nicolas Winding Refn è uno di quegli autori che, nel bene e nel male, hanno costruito la propria carriera sulla riconoscibilità. All’inizio, però, quella riconoscibilità era soprattutto sinonimo di voce fuori dal coro: la trilogia di Pusher, Bronson e Valhalla Rising raccontavano un cinema sporco, violento e radicale, ma ogni volta diverso nel modo di affrontare il genere e i suoi personaggi. Poi arrivò Drive, la consacrazione internazionale e, subito dopo, il film che forse più di ogni altro ha rappresentato la sintesi perfetta del cinema di Refn, Solo Dio perdona: un’opera spesso sottovalutata dalla critica, ma capace di portare all’estremo la sua idea di cinema fatto di silenzi, violenza, simbolismo e geometrie visive. Da quel momento, però, quella che era stata una cifra stilistica ha cominciato progressivamente a trasformarsi in maniera. The Neon Demon sembrava già un esercizio di stile particolarmente compiaciuto e, dopo dieci anni di assenza dal grande schermo – intervallati da due serie televisive non particolarmente fortunate come Too Old to Die Young e Copenhagen Cowboy – Refn torna al cinema con Her Private Hell. E ciò che in The Neon Demon sembrava un eccesso viene qui ulteriormente amplificato, fino a fare del film non soltanto un’opera arthouse, ma quasi la definizione stessa di esercizio di stile.

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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La donna senza passato, la recensione

I paesi scandinavi, i fiordi, un’isola abitata da una piccola comunità e un mistero da risolvere: ne La donna senza passato, diretto da Barbara Topsøe-Rothenborg, ci sono tutti gli ingredienti del classico thriller nordico. Il film, con un cast di attori danesi guidati dalla protagonista Natalie Madueño – nota per le serie The Rain e Loro uccidono – prova a portare sullo schermo una storia fatta di segreti e atmosfere suggestive, seguendo una tradizione ormai consolidata del genere scandinavo. Inoltre, come spesso accade, anche questo thriller nasce dalla letteratura: è infatti tratto dall’omonimo romanzo di Anna Ekberg.

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Valutazione: 4.5/10 (su un totale di 2 voti)
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