Archivio categorie: In sala
Mortal Kombat II, la recensione
Avanti, avanti, giù, giù, calcio basso è la combinazione infallibile per la Fatality di Liu Kang, quella in cui l’iconico combattente si trasforma in una fiammata di fuoco e incenerisce l’avversario.
A far quella ci siamo riusciti un po’ tutti, ma già la seconda Fatality di Liu Kang, che prevede un cabinato che piomba giù dall’alto sull’avversario, è più insidiosa. Per non parlare di alcune combo che richiedono un’abilità con i tasti davvero da maestro e che hanno rappresentato una grande sfida per molti videogiocatori, facendo di Mortal Kombat uno dei “picchiaduro” più complessi, divertenti e brutali dell’intera storia del gaming.
Un mondo – quello creato nel 1992 da Ed Boon e John Tobias – che non solo gode di ottima salute su console (il dodicesimo capitolo è del 2023 e ha venduto oltre 5 milioni di copie), ma continua ad espandersi su altri media, come il cinema, che quest’anno saluta l’arrivo di Mortal Kombat II di Simon McQuoid, atteso sequel dell’apprezzato reboot che lo stesso regista aveva realizzato nel 2021.
Nel tepore del ballo, la recensione
Gianni Riccio è un celebre conduttore televisivo, un uomo che ha scelto di sacrificare tutto in onore del successo. Ma, all’apice della sua carriera, viene schiacciato da uno scandalo finanziario che lo priva di ogni cosa: fama, soldi, successo. Costretto ad andare via da Roma per tornare a Jesolo, la sua città natale, Gianni si ritrova inevitabilmente a fare i conti con quel passato che ha provato a reprimere per tutta la vita ma senza mai davvero riuscirci. Dopo aver ritrovato nella sua casa d’infanzia un antico registratore vocale con su incisa la voce di sua madre, morta nel momento in cui lo ha dato alla luce, Gianni viene travolto dalla nostalgia verso i suoi genitori, entrambi scomparsi troppo presto. Ma soprattutto, tornato nel comune veneto, l’uomo si trova inaspettatamente a recuperare il rapporto perduto con Clara, primo e forse unico vero amore della sua vita, sacrificato in passato per favorire proprio quella carriera televisiva che adesso gli ha voltato le spalle. In un crescendo di riflessioni e valori morali ritrovati, nel momento in cui lo scandalo sembra assumere i connotati di una seconda occasione di vita, Gianni si trova nuovamente davanti ad un bivio quando riceve l’invito a partecipare come ospite ad una nota trasmissione televisiva che vuole cavalcare il suo scandalo, mettere in luce tutta la sua vita privata, con l’obiettivo di fare ascolti record ma anche dare all’uomo la possibilità di riabilitare l’opinione pubblica nei suoi confronti.
Il Diavolo veste Prada 2, la recensione
Il 29 aprile 2026, dopo ben due decadi, le porte della redazione del magazine “Runaway” si apriranno di nuovo per noi!
Che ne sarà stato di Miranda Priestly, Andy, Emily e Nigel, dopo tutto questo tempo?
L’attesissimo sequel di Il Diavolo veste Prada, diretto nuovamente dal regista David Frankel, ci riporta indietro nel tempo, facendosi forte dell’effetto nostalgia che affligge la maggior parte dei millenials che hanno adorato e reso iconico il primo film.
La sceneggiatrice Aline Brosh McKenna ha dichiarato quanto sia stato impegnativo scrivere questo sequel, ma che le difficoltà nel farlo si sono dissipate quando ha deciso di trattare i personaggi come se fossero dei “vecchi amici”.
Ed è proprio questa la sensazione che si prova nel ritrovarsi nell’ufficio di Miranda.
The Long Walk, la recensione
È curioso pensare che Stephen King abbia scritto La lunga marcia nel lontano 1966, sotto lo pseudonimo di Richard Bachman, ben prima di diventare il Re incontrastato dell’horror letterario. Eppure, già in quel primo romanzo, acerbo ma potentissimo, c’era tutto: la tensione, la costruzione dei personaggi, ma soprattutto una visione politica nerissima dell’America. Un Paese che cercava di rialzarsi ma trasformato in macchina di spettacolo e morte, dove l’intrattenimento coincide con il sacrificio umano. Un’idea che anticipa di decenni tanto il reality televisivo quanto una certa deriva culturale contemporanea. Non è un caso che oggi, in un momento storico particolarmente sensibile a questi temi, il romanzo trovi una nuova vita cinematografica con The Long Walk.
A portarlo sul grande schermo è Francis Lawrence, già avvezzo a distopie giovanili grazie alla saga di Hunger Games, su una sceneggiatura firmata da JT Mollner, talento emergente dietro l’ottimo Strange Darling. Le premesse sono solide, e il film lo dimostra fin dalle prime sequenze.
Michael, la recensione del film sul King of Pop
Dopo il successo planetario di Bohemian Rhapsody – capace di incassare oltre 900 milioni di dollari e conquistare anche diversi Premi Oscar – il biopic musicale è tornato prepotentemente al centro dell’industria cinematografica. Un filone che, ciclicamente, riaffiora e si adatta al gusto del pubblico, oscillando tra operazioni celebrative e tentativi più autoriali. Non sono mancati, infatti, esempi che hanno provato a uscire dai binari più convenzionali, come Better Man o Springsteen – Liberami dal nulla, opere più personali ma anche meno fortunate al botteghino. In questo contesto, Michael di Antoine Fuqua sceglie una strada precisa: quella della celebrazione, della linearità narrativa e del rispetto assoluto nei confronti della leggenda della musica che racconta.
La Mummia, la recensione del film di Lee Cronin
Insieme all’Uomo Lupo, la Mummia è stato il mostro “classico” non di origine letteraria sdoganato dalla Universal ad aver prodotto il maggior numero di film al di fuori della logica di “saga”. Perché se è vero che all’opera di Karl Freund del 1932 hanno fatto seguito altre quattro pellicole in qualche modo collegate, il mito del sacerdote egiziano riportato in vita dopo millenni è tornato in tantissime altre forme cinematografiche. Dalla rivisitazione targata Hammer Films con Christopher Lee nei panni della Mummia, fino allo sfortunato action con Tom Cruise del 2017, passando per l’iconica saga fanta-avventurosa con Brendan Fraser e non di meno il cult di Don Coscarelli con Bruce Campbell Bubba Ho-Tep. Alla lunga lista di film che pongono il polveroso ma letale mostro come protagonista, oggi si aggiunge anche La Mummia di Lee Cronin, che inserisce un ulteriore tassello al progetto di rivisitazione delle mostruose icone classiche messo in atto da Blumhouse con la collaborazione di Atomic Monster di James Wan.
È l’ultima battuta?, la recensione del film di Bradley Cooper
Dopo aver dimostrato una sensibilità registica sorprendente con A Star Is Born e aver affinato il suo sguardo con Maestro, Bradley Cooper torna dietro la macchina da presa con È l’ultima battuta?, un film più piccolo, più intimo, ma anche più fragile nella sua costruzione.
La storia segue Alex, interpretato da Will Arnett, un uomo la cui vita si sgretola quando la moglie Tess (Laura Dern) decide di chiedere il divorzio. Da quel momento, Alex entra in una crisi profonda, personale prima ancora che esistenziale, che si intreccia con una classica crisi di mezza età. Il cabaret diventa il suo rifugio: un luogo in cui trasformare il dolore in ironia, il fallimento in racconto, e soprattutto dove provare a dare un senso a ciò che sta vivendo.
Thrash – Furia dall’oceano, la recensione
Da un po’ di anni a questa parte, il cinema horror di sopravvivenza legato a catastrofi naturali e animali killer sta vivendo una nuova, inattesa epoca d’oro. E non è di certo un caso: questo ritorno è strettamente connesso alla crescente attenzione verso l’emergenza ambientale. Eventi come alluvioni, tsunami e l’avvicinamento di grandi predatori acquatici alle zone urbane trovano una loro plausibilità proprio nel contesto del cambiamento climatico e del surriscaldamento globale, fenomeni reali che stanno alterando gli ecosistemi e i comportamenti delle specie animali. In questo senso, il recente successo di Under Paris di Xavier Gens ha dimostrato quanto il pubblico sia ancora affamato di questo tipo di narrazione, capace di unire tensione e sottotesto contemporaneo. Ed è proprio su questa scia che si inserisce Thrash – Furia dall’oceano, shark-movie catastrofico diretto da Tommy Wirkola e prodotto da Sony Pictures, distribuito in esclusiva su Netflix.
Finché morte non ci separi 2, la recensione
Quando nel 2019 arrivava in sala Finché morte non ci separi (Ready or Not, in originale), diretto dal duo Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett, pochi avrebbero scommesso su un impatto così forte. E invece quel piccolo horror a tinte splatter, costato circa 6 milioni di dollari, ne incassò oltre 57 nel mondo, diventando rapidamente un cult. Un successo non solo economico, ma anche culturale: il film riusciva a rinfrescare il sottogenere del survival movie contaminandolo con satira sociale e humor nerissimo, costruendo attorno alla figura della sposa Grace – interpretata da una magnetica Samara Weaving – una vera e propria icona contemporanea del cinema horror.
Da allora, i due registi hanno consolidato la loro posizione nel panorama di genere, passando per operazioni come Scream V e VI, Abigail e contribuendo a ridefinire il linguaggio pop dell’horror mainstream. Un sequel, a quel punto, era inevitabile. Non necessario – perché il primo film funzionava perfettamente come opera autonoma – ma inevitabile. E la vera sorpresa è che Finché morte non ci separi 2 (Ready or Not: Here I Come) non solo replica funzionalmente la formula, ma riesce anche ad ampliarla con intelligenza.
Super Mario Galaxy – Il film, la recensione
Quando si parla di Nintendo si parla di una vera e propria istituzione culturale. Non solo una casa produttrice di videogiochi, ma un immaginario collettivo che ha attraversato generazioni, ridefinendo il concetto stesso di intrattenimento. E al centro di tutto c’è lui, Mario, che proprio quest’anno festeggia i suoi 40 anni: un’icona pop capace di passare dai cabinati arcade alle console domestiche, fino al cinema, mantenendo intatto il suo fascino. Un’eredità enorme, che il cinema d’animazione contemporaneo – quello targato Illumination – sta cercando di capitalizzare trasformandola in un universo condiviso sempre più espanso.









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