Archivio categorie: In sala

Return to Silent Hill, la recensione in anteprima

La trasposizione cinematografica di un videogame è un territorio davvero spinoso da affrontare e la storia del cinema ce lo ha dimostrato di continuo con numerosi adattamenti fallimentari, sia da un punto di vista qualitativo che economico. Ma se oggi ricordiamo con piacere un film tratto da un videogioco, quel film è Silent Hill del 2006, che Christophe Gans aveva tratto dal capolavoro survival-horror della Konami.

Nonostante ci siano stati tentativi felici di adattamento da un videogame, anche di recente nel campo delle serie tv (basti pensare a The Last of Us e Fallout), quello di Gans continua ad essere l’esempio perfetto di trasposizione cinematografica di un videogioco per un semplice motivo: il regista francese aveva trovato la formula perfetta dell’adattamento, ovvero non rifare il videogame paro-paro, ma reinterpretarlo pur rimanendo fedelissimo al mood e all’atmosfera del prodotto d’origine.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Valutazione: +1 (da 1 voto)

28 anni dopo: Il tempio delle ossa, la recensione

“Woe to you, Oh Earth and Sea, for the Devil sends the beast with wrath, because he knows the time is short…”

(Apocalisse di Giovanni 12:12 – The Number of the Beast, Iron Maiden)

Il secondo capitolo della trilogia 28 anni dopo – o quarto capitolo della saga iniziata con 28 giorni dopo, se preferite – arriva come un fulmine a ciel sereno non solo perché esce in sala a soli sei mesi dal precedente film, ma anche perché si mostra come una “parentesi” decisamente anomala nel contesto dei “28”.

28 anni dopo: Il tempio delle ossa inizia proprio lì dove terminava il precedente capitolo, ovvero con l’incontro tra il giovane Spike (Alfie Williams) e la gang dei Jimmy. Quel finale grottesco dà il “la” a un inizio decisamente cruento, che è poi il leitmotiv di tutto il film.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Song Sung Blue – Una melodia d’amore, la recensione

Mike Sardina è un veterano del Vietnam ed ex-alcolista, un uomo di mezz’età che sente di avere la musica nel sangue ma che vive una vita normalissima a Milwaukee (Wisconsin). Padre single, si guadagna quotidianamente da vivere svolgendo piccoli lavori da meccanico a chiamata. Quando non è occupato a riparare radiatori, finalmente Mike può coltivare la sua passione musicale: imbraccia la sua chitarra, sfoggia una chioma retrò e si esibisce in micro-arene locali o in qualche fumoso casinò, reinterpretando classici musicali del passato.

Una sera, proprio durante uno di questi contesti canori, Mike incontra Claire Stengel, una madre single che si diletta a riportare in scena i successi di Patsy Cline. L’incontro tra Mike e Claire è fulminante e dà vita ad un’intesa perfetta che travolge immediatamente le loro vite.

È l’inizio di un’incredibile e appassionata storia d’amore che conduce i due a mettere in piedi un duo musicale dall’inaspettato successo: Lightning & Thunder, una tribute band di Neil Diamond. Partendo dai piccoli pub locali, i due iniziano a girare il Wisconsin esibendosi in fiere, club, contesti culturali fino ad essere chiamati da Eddie Vedder in persona per aprire il concerto dei Pearl Jam.

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Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Sirāt, la recensione

Luis è un uomo di mezz’età disperato e disposto a tutto. Insieme al piccolo Esteban, suo figlio, vaga per un remoto rave nelle profondità delle montagne del Marocco meridionale, in mezzo ad un deserto sconfinato. Luis è alla ricerca di Mar, la sua figlia più grande, sparita misteriosamente e senza lasciare traccia. L’uomo è convinto di poter ritrovare sua figlia in quel rave polveroso e desolato, tra la musica elettronica ed una libertà tanto selvaggia quanto malinconica. Così, aiutato da suo figlio, si aggira tra la folla mostrando a tutti la foto della ragazza. Ma nessuno l’ha vista, nessuno l’ha mai incontrata. Quando la speranza si appresta a svanire, Luis apprende da un gruppo di raver che a sud del deserto sta per avere luogo un’ultima e grandissima festa. L’uomo decide così di unirsi a quel bizzarro gruppo di cani randagi per raggiungere il nuovo rave e pertanto si prepara ad affrontare tutte le insidie del deserto a bordo della sua utilitaria. Il viaggio di Luis si trasforma presto in un’autentica lotta per la sopravvivenza, un percorso fisico ed esistenziale che assume lentamente i tratti di un agonizzante girone infernale.

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Valutazione: 9.5/10 (su un totale di 2 voti)
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No Other Choice – Non c’è altra scelta. Il lavoro come lotta darwiniana: la recensione del film di Park Chan-Wook

Una villetta dalla bellezza abbagliante, una famiglia perfetta, un’azienda che premia i suoi dipendenti con delle anguille, You Man-su (Lee Byung-hun) ha tutto. Un’introduzione, quella di No Other Choice – Non c’è altra scelta, che col senno di poi appare ferocemente ironica: l’azienda di carta dove You Man-su ha lavorato per 25 anni è stata acquistata da un’impresa americana che sta portando grandi cambiamenti ed una profonda serie di tagli con l’accetta (dal titolo del libro The Ax di Donald Westlake da cui il film è ispirato), o di tagli di testa, come chiamano invece il licenziamento i coreani.

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Valutazione: 8.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Una di famiglia – The Housemaid, la recensione

La carriera dello statunitense Paul Feig non è sicuramente stata caratterizzata da film memorabili, nonostante le due – ancora oggi inspiegabili – candidature agli Oscar per Le amiche della sposa; eppure, il regista dell’odiatissimo reboot al femminile di Ghostbusters sta seguendo un percorso incredibilmente vario, a tratti perfino schizofrenico, che dalla predilezione per la commedia sta progressivamente spostandosi verso il thriller. Un piccolo favore era l’ideale passaggio di testimone da un genere all’altro, vista la sua schietta contaminazione tra commedia al femminile e giallo/mistery, ma con Una di famiglia – The Housemaid, notiamo un ancora più deciso passo, visto che questo “bizzarro” thriller riesce perfino a mettere le mani nel torture porn senza tralasciare incredibilmente uno sguardo al romanzetto rosa.

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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La Grazia, la recensione del film di Paolo Sorrentino

Il cinema di Paolo Sorrentino si esprime attraverso allusioni (e illusioni) in cui alcuni trovano un significato profondo e altri un altrettanto profondo vuoto. Se i due film precedenti del regista napoletano si ritrovano quasi agli opposti, tra il registro biografico che lascia sullo sfondo l’iconografia ormai cifra stilistica (a tratti autoparodizzata) di È stata la mano di Dio al simbolismo opulento di Parthenope che copre qualsiasi personaggio e stralcio di narrazione, La Grazia, film di apertura di Venezia 82,  presenta un ritorno a temi più vicini al Sorrentino politico de Il Divo e Loro, ma con un approccio differente.

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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La mia famiglia a Taipei (Left-Handed Girl), la recensione

La mia famiglia a Taipei (Left-Handed Girl) racconta una storia apparentemente semplice, ma costruita su una stratificazione emotiva e sociale sorprendentemente complessa. Al centro del racconto c’è una famiglia taiwanese tutta al femminile che cerca di sopravvivere nella Taipei odierna, schiacciata da difficoltà economiche, legami familiari irrisolti e da un presente che non concede tregua.

Shu-Fen è una madre divorziata che manda avanti un banco di noodles in un mercato popolare, lottando quotidianamente con l’affitto della bancarella, la malattia dell’ex marito e la responsabilità di crescere due figlie. I-Ann, la maggiore, è già stata catapultata per necessità nel mondo degli adulti: aiuta la madre nel lavoro, ma arrotonda anche come betel nut beauty (ragazze che vendono noci di betel e articoli da tabaccheria attirando i clienti in abiti succinti e movenze ammiccanti), entrando in una zona grigia fatta di esposizione del corpo, compromessi morali e dinamiche di potere che sfuggono al suo controllo e che la porteranno a conseguenze dolorose.

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Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Attitudini: Nessuna, la recensione del doc su Aldo, Giovanni e Giacomo

Attitudini: Nessuna è un documentario diretto da Sophie Chiarello e con protagonisti Aldo Baglio, Giovanni Storti e Giacomo Poretti ed è arrivato al cinema il 4 Dicembre distribuito da Medusa Film.

Sophie Chiarello accompagna Aldo, Giovanni e Giacomo in un ritorno alle origini che diventa un racconto di amicizia, talento e del destino che li ha resi una leggenda della comicità italiana. Questo documentario mostra Aldo Giovanni e Giacomo come non li avevamo mai visti. Sophie Chiarello entra nelle loro vite tra ricordi, inciampi, successi e ferite mai raccontate in questo modo. Un documentario intimo e potente che ribalta l’immagine pubblica del trio e trasforma “attitudini: nessuna” in una dichiarazione di libertà, amicizia e verità

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Valutazione: 9.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Norimberga, la recensione

La Seconda Guerra Mondiale si è appena conclusa, il Führer è morto e il mondo è ancora fortemente sconvolto dagli orrori dell’Olocausto che ha portato alla morte di circa sei milioni di ebrei. L’esercito nazista è ormai un vaso rotto, caduto in frantumi, i cui pezzi sono sparsi ovunque ma impossibili da ricomporre. Hermann Wilhelm Göring, braccio destro di Adolf Hitler, finisce in manette e viene celermente condotto in prigione insieme ad altri gerarchi dell’esercito nazista. Al tenente colonnello Douglas Kelly, psichiatra dell’esercito militare, viene affidato un incarico delicatissimo e senza precedenti: deve entrare in confidenza con Hermann Göring, conoscerlo approfonditamente e cercare di capire le sue ragioni così come quelle dell’esercito nazista.

Hermann Göring si rivela presto un uomo dall’enorme carisma, persino seducente nella sua schietta lucidità mentale, ma anche profondamente astuto e manipolatore.

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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