Archivio tag: netflix
Tu Yaa Main, la recensione del film indiano con i coccodrilli assassini
Ricordate il film The Pool? Un valido croc movie thailandese del 2018 diretto da Ping Lumpraploeng, che vede una coppia intrappolata in una piscina senza possibilità di uscire, con un famelico coccodrillo a minacciare la loro sopravvivenza.
Ebbene, recentemente è approdato su Netflix un remake indiano, intitolato Tu Yaa Main, che tradotto in italiano significa “tu o io”. Diretto da Bejoy Nambiar, il film rivisita il film originale in lingua hindi, con una storia ben più diluita e dotata di una spiccata componente romantica.
Due Spicci: il trailer della nuova serie di Zerocalcare
Dopo il teaser dei giorni scorsi, Netflix alza il sipario su Due Spicci con il trailer ufficiale della serie che anticipa il ritorno dell’universo narrativo di Zerocalcare. La serie animata, composta da otto episodi, sarà disponibile dal 27 maggio in esclusiva sulla piattaforma.
Fin dalle prime sequenze, il trailer restituisce quell’equilibrio ormai riconoscibile tra quotidianità e inquietudine esistenziale, contraddistinta dall’immancabile ironia, che ha reso cult i precedenti lavori del fumettista romano, da Strappare lungo i bordi a Questo mondo non mi renderà cattivo. Ma Due Spicci sembra spostare il baricentro verso una dimensione ancora più concreta e, per certi versi, più amara.
Apex, la recensione del survival-thriller con Charlize Theron e Taron Egerton
Il survival thriller è uno di quei sottogeneri che, ciclicamente, tornano a imporsi con forza, facendo leva su un meccanismo tanto semplice quanto efficace: mettere un individuo contro un ambiente ostile, o contro un nemico implacabile, e osservare fino a dove può spingersi per sopravvivere. Un paradigma che trova una delle sue origini più emblematiche nel capolavoro di John Boorman Un tranquillo weekend di paura e che nel tempo ha generato variazioni più o meno sofisticate, da The River Wild a A Lonely Place to Die, passando per titoli come The Grey o Backcountry. Con Apex, il regista islandese Baltasar Kormákur si inserisce in questa tradizione scegliendo però un contesto che, già di per sé, è sinonimo di pericolo: l’Australia più selvaggia, una terra dove – come vuole il luogo comune – ogni cosa sembra progettata per ucciderti. Ma qui, paradossalmente, la natura non è il vero nemico.
One Piece – Stagione 2: un sequel a prova di bomba
Il 31 agosto 2023 Netflix, come un novello Gol D. Roger, ha messo a disposizione di tutti la prima stagione di One Piece. Tratta dall’omonimo manga di Eiichiro Oda – autentico capolavoro del fumetto mondiale – questa serie live action ha dato inizio a quella che, si spera, potrà diventare l’epoca d’oro dei “cine-manga”.
Come avevamo già fatto notare, se in Giappone gli adattamenti con attori in carne e ossa vantano oltre mezzo secolo di storia, in Occidente non sono mai riusciti davvero ad attecchire. Un fallimento purtroppo giustificato sia dalla scarsa qualità artistica che dalle profonde divergenze culturali: basti pensare al live action del celeberrimo Death Note (la cui trasposizione anime resta uno dei capolavori di inizio millennio) prodotto dalla stessa Netflix nel 2017, il cui risultato fu un’americanata così sacrilega da poter diventare la pietra miliare di un filone di film parodici.
Stranger Things: 10 citazioni fanta-horror che infestano la serie e timeline ragionata delle influenze
Stranger Things si è concluso: dopo 9 anni e 5 stagioni la serie più celebre e iconica di Netflix ha scritto la parola fine con un lungo episodio che la notte del 1° gennaio ha mandato in crash la piattaforma streaming. Qui non vogliamo analizzare il finale di stagione, ma fare un passo immersivo dentro la serie dei fratelli Duffer per cercare le influenze cinematografiche che hanno forgiato la forte personalità di questa serie.
Parlare di Stranger Things solo come di un’operazione nostalgia è riduttivo. Certo, gli anni ’80 sono ovunque: biciclette, walkie-talkie, sintetizzatori, abbigliamento, poster alle pareti. Ma sotto la superficie rassicurante del citazionismo pop, la serie dei fratelli Duffer lavora su un immaginario molto più cupo, uscito direttamente dal cinema horror e fantascientifico, quello della mutazione e della perdita di controllo.
Frankenstein di Guillermo Del Toro, il mito del nuovo Prometeo riletto ai tempi della A.I.
C’è una citazione celebre sul romanzo gotico di Mary Shelley che ci ricorda come: “La conoscenza è sapere che Frankenstein non è il mostro. La saggezza è sapere che Frankenstein è il mostro.”
Ecco, è a questo esatto nodo centrale che gravita attorno il nuovo adattamento di Guillermo Del Toro di un classico della letteratura così iconico dall’essere stato riproposto in mille forme diverse al punto tale che, a volte, a malapena ci ricordiamo quale sia la vera storia: è più facile pensare al buffo mostro dei costumi di Halloween, più che all’intelligentissimo, forbito e doloroso uomo artificiale nato dalla penna di Mary Shelley.
Guillermo Del Toro ci vuole riportare proprio a quella, invece, con fedeltà soprattutto spirituale, ma non solo. La storia di Victor Frankenstein e della sua “Creatura” senza nome è assurta a un livello di archetipo tale che sembra quasi un’urgenza ripeterla, ribadire ancora una volta nel XXI secolo quel memento antico quanto la nostra specie: non giocare a fare Dio.
Mercoledì – Stagione 2: il teen horror confortevole
Lo scorso 6 agosto Netflix ha pubblicato i primi quattro episodi della seconda stagione di Mercoledì, la serie tv ispirata ai personaggi creati dal vignettista Charles Addams nel 1938 e che tre anni fa ha vinto tutti i record di binge watching con la prima stagione; questo 3 settembre sono stati rilasciati gli ultimi quattro episodi, sempre diretti da Tim Burton (Batman, Edward Mani di Forbice) e con la magistrale interpretazione di Jenna Ortega (X: A Sexy Horror Story, Beetlejuice Beetlejuice), incontrastata diva gotica della generazione Alpha.
In questa nuova e tenebrosa avventura vediamo Mercoledì Adams (Jenna Ortega) tornare alla Nevermore, prestigioso istituto per “ragazzi speciali” che vorrebbe essere una Hogwarts dark ma risulta più una X-Mansion per fanciulli problematici.
Venezia 82. Jay Kelly, la recensione del film di Noah Baumbach con George Clooney
Una star del cinema in crisi mette in discussione le proprie scelte di vita, rischiando di perdere un ruolo importante per seguire la figlia in un viaggio estivo in giro per l’Europa. La ragazza, che desiderava trascorrere le vacanze con gli amici prima di andare al college, si ritrova coinvolta suo malgrado nel maldestro tentativo di riavvicinamento genitoriale.
Sono queste le premesse di Jay Kelly, nuovo lavoro di Noah Baumbach, presentato in concorso all’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Al cuore del racconto, il conflitto interiore di Jay Kelly, interpretato da George Clooney: un attore di fama internazionale dalla carriera sfavillante e dalla vita affettiva disgregata.
Le rose di Versailles – Lady Oscar: il Wish in formato anime
Negli ultimi anni abbiamo appurato quanto, ancora una volta, casa Disney eserciti le sue influenze nella storia del cinema; è infatti dal lontano 2014, proprio col suo sottovalutato Maleficent, che la casa di Topolino si è gettata alle spalle il suo periodo sperimentale (anni 2000-2008) e ha scatenato per il mondo i demoni del reboot e del live action. Non staremo qua a ricordare, per l’ennesima volta, che l’arte del retelling è in realtà una grandissima occasione creativa per valorizzare il meglio che i capolavori del passato hanno da offrirci, ma, piuttosto, armandoci di spirito critico, evidenzieremo la superficialità con cui alcune opere d’arte siano state ridicolizzate e strumentalizzate dalle major dell’animazione.
Venendo al dunque: lo scorso 30 aprile Netflix ha rilasciato sulla propria piattaforma l’attesissimo Le rose di Versailles, film ispirato all’omonimo manga cult del 1972, scritto e disegnato dalla divina Riyoko Ikeda.
L’Eternauta: quando la qualità arriva nel momento sbagliato
In questo superbo e osannato quarto di secolo, nonostante la sconfinata disponibilità di informazioni, solo una ridicola percentuale ha avuto il privilegio di conoscere a suo tempo L’Eternauta, fumetto scritto da Héctor Germán Oesterheld e disegnato da Francisco Solano López. Mettendo da parte la storia personale, e anche troppo pubblicamente sponsorizzata, dell’ideatore del fumetto – ovvero un martire politico, insieme a tutta la sua famiglia – non possiamo non rendere omaggio alla sua opera con un’analisi più onesta che mai.
L’Eternauta è un graphic novel che fece la sua prima comparsa il 29 settembre 1957 sulla rivista Hora Cero Semanal dell ‘editore Editorial Frontera, e che in pochissimo tempo riuscì a farsi riconoscere come capolavoro in mezzo alla sconfinata e notevole produzione statunitense, franco-belga, italiana e nipponica. Così, dopo aver navigato per anni nei sogni e nei cuori degli appassionati di tutto il mondo, finalmente, la sua incarnazione seriale, è approdata nel catalogo Netflix lo scorso 30 aprile, con la regia di Bruno Stagnaro e la sceneggiatura di Ariel Staltari.









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