Al termine del sole, la recensione del film di Almerighi e Lepori che omaggia Avere Vent’anni di Di Leo
Non tutti i film possono essere strappati al tempo che li ha generati. Alcuni nascono così profondamente legati alla loro epoca da diventare, col passare degli anni, testimonianze inscindibili da un preciso contesto storico, culturale e persino politico. Avere vent’anni di Fernando Di Leo è uno di questi. Uscito nel 1978, duro, disperato e scandaloso, segnato da problemi distributivi e da una censura che ne mutilò a lungo la versione integrale, il film di Di Leo raccontava il viaggio di due ragazze attraverso un’Italia di comuni, utopie fallite e violenza latente, fino a un epilogo di cupissima ferocia. Era un film figlio diretto della fine delle illusioni post-sessantottine.
Al termine del sole, scritto e diretto a quattro mani da Dario Almerighi e Lorenzo Lepori, nasce apertamente come un omaggio — e in parte riscrittura — di quel modello. Il legame è dichiarato fin dai nomi delle protagoniste, Gloria e Lilli, evidente richiamo a Gloria Guida e Lilli Carati. Ma se nel film di Di Leo l’aspetto erotico e provocatorio era parte integrante del discorso (e del suo scandalo), qui viene fortemente ridimensionato: resta invece intatta l’idea di una discesa progressiva all’inferno, di un viaggio che promette liberazione e si trasforma in trappola.
Song Sung Blue – Una melodia d’amore, la recensione
Mike Sardina è un veterano del Vietnam ed ex-alcolista, un uomo di mezz’età che sente di avere la musica nel sangue ma che vive una vita normalissima a Milwaukee (Wisconsin). Padre single, si guadagna quotidianamente da vivere svolgendo piccoli lavori da meccanico a chiamata. Quando non è occupato a riparare radiatori, finalmente Mike può coltivare la sua passione musicale: imbraccia la sua chitarra, sfoggia una chioma retrò e si esibisce in micro-arene locali o in qualche fumoso casinò, reinterpretando classici musicali del passato.
Una sera, proprio durante uno di questi contesti canori, Mike incontra Claire Stengel, una madre single che si diletta a riportare in scena i successi di Patsy Cline. L’incontro tra Mike e Claire è fulminante e dà vita ad un’intesa perfetta che travolge immediatamente le loro vite.
È l’inizio di un’incredibile e appassionata storia d’amore che conduce i due a mettere in piedi un duo musicale dall’inaspettato successo: Lightning & Thunder, una tribute band di Neil Diamond. Partendo dai piccoli pub locali, i due iniziano a girare il Wisconsin esibendosi in fiere, club, contesti culturali fino ad essere chiamati da Eddie Vedder in persona per aprire il concerto dei Pearl Jam.
Incontro nell’ultimo paradiso: in blu-ray il cult ritrovato di Umberto Lenzi
Per anni praticamente introvabile e mai approdato in formato DVD, Incontro nell’ultimo paradiso di Umberto Lenzi arriva in Blu-ray Mustang Entertainment: un’uscita che farà felici gli amanti delle “perle perdute” del cinema di genere italiano. Questo film del 1982 è una curiosa incursione di Lenzi nel filone avventuroso più leggero, contaminato da elementi comici e una spruzzata di erotismo tipico dell’epoca e ora può finalmente essere riscoperto in alta definizione.
Sirāt, la recensione
Luis è un uomo di mezz’età disperato e disposto a tutto. Insieme al piccolo Esteban, suo figlio, vaga per un remoto rave nelle profondità delle montagne del Marocco meridionale, in mezzo ad un deserto sconfinato. Luis è alla ricerca di Mar, la sua figlia più grande, sparita misteriosamente e senza lasciare traccia. L’uomo è convinto di poter ritrovare sua figlia in quel rave polveroso e desolato, tra la musica elettronica ed una libertà tanto selvaggia quanto malinconica. Così, aiutato da suo figlio, si aggira tra la folla mostrando a tutti la foto della ragazza. Ma nessuno l’ha vista, nessuno l’ha mai incontrata. Quando la speranza si appresta a svanire, Luis apprende da un gruppo di raver che a sud del deserto sta per avere luogo un’ultima e grandissima festa. L’uomo decide così di unirsi a quel bizzarro gruppo di cani randagi per raggiungere il nuovo rave e pertanto si prepara ad affrontare tutte le insidie del deserto a bordo della sua utilitaria. Il viaggio di Luis si trasforma presto in un’autentica lotta per la sopravvivenza, un percorso fisico ed esistenziale che assume lentamente i tratti di un agonizzante girone infernale.
Warfare – Tempo di guerra: in alta definizione l’action bellico diretto da Alex Garland e Ray Mendoza
La guerra è da sempre uno dei temi cardine del cinema americano, capace di ridefinirsi di generazione in generazione, adattandosi al mutare degli scenari internazionali e alle sensibilità del pubblico. In particolare, negli ultimi decenni, il cinema di guerra si è spesso fatto portavoce di un approccio critico, raccontando i conflitti non come epiche battaglie, ma come la disfatta dell’evoluzione umana, l’incapacità dell’uomo di risolvere le crisi se non attraverso violenza e distruzione. In un periodo storico come quello che stiamo vivendo, segnato da nuove guerre e tensioni geopolitiche, un film come Warfare – Tempo di guerra assume inevitabilmente un peso ulteriore: non è un racconto di eroismo, né un’operazione propagandistica, ma uno sguardo spietato e intimo su ciò che la guerra lascia dietro di sé. Diretto a quattro mani da Alex Garland – già autore di Ex Machina, Men e Civil War – e da Ray Mendoza, veterano dei Navy SEAL che ha deciso di trasformare la propria esperienza in un racconto cinematografico, Warfare – Tempo di guerra si basa proprio sulla vita di quest’ultimo. Mendoza ha infatti riversato nella sceneggiatura episodi e memorie dirette, offrendo al film una base di realismo che lo distingue nettamente dalle canoniche produzioni belliche hollywoodiane. Warfare – Tempo di guerra è da pochi giorni disponibile in alta definizione Blu-ray grazie ai canali Eagle Pictures.
Interstellar e Training Day: due classici contemporanei tornano in 4K Ultra HD
Con due ristampe che parlano a pubblici molto diversi ma ugualmente appassionati, Warner Bros. riporta sugli scaffali home video Interstellar di Christopher Nolan e Training Day di Antoine Fuqua, entrambi in 4K Ultra HD + Blu-ray. Si tratta in tutti e due i casi di edizioni già note agli appassionati: Interstellar torna dopo il cofanetto del 10° anniversario, spogliato dei gadget ma racchiuso in una nuova veste steelbook, mentre Training Day abbandona l’esclusività della steelbook del 2023 per approdare in una più classica amaray. Due film diversissimi per tono e poetica, accomunati però da una forte identità autoriale e da edizioni tecnicamente solide, pensate per chi vuole (ri)scoprirli al meglio.
Stranger Things: 10 citazioni fanta-horror che infestano la serie e timeline ragionata delle influenze
Stranger Things si è concluso: dopo 9 anni e 5 stagioni la serie più celebre e iconica di Netflix ha scritto la parola fine con un lungo episodio che la notte del 1° gennaio ha mandato in crash la piattaforma streaming. Qui non vogliamo analizzare il finale di stagione, ma fare un passo immersivo dentro la serie dei fratelli Duffer per cercare le influenze cinematografiche che hanno forgiato la forte personalità di questa serie.
Parlare di Stranger Things solo come di un’operazione nostalgia è riduttivo. Certo, gli anni ’80 sono ovunque: biciclette, walkie-talkie, sintetizzatori, abbigliamento, poster alle pareti. Ma sotto la superficie rassicurante del citazionismo pop, la serie dei fratelli Duffer lavora su un immaginario molto più cupo, uscito direttamente dal cinema horror e fantascientifico, quello della mutazione e della perdita di controllo.
No Other Choice – Non c’è altra scelta. Il lavoro come lotta darwiniana: la recensione del film di Park Chan-Wook
Una villetta dalla bellezza abbagliante, una famiglia perfetta, un’azienda che premia i suoi dipendenti con delle anguille, You Man-su (Lee Byung-hun) ha tutto. Un’introduzione, quella di No Other Choice – Non c’è altra scelta, che col senno di poi appare ferocemente ironica: l’azienda di carta dove You Man-su ha lavorato per 25 anni è stata acquistata da un’impresa americana che sta portando grandi cambiamenti ed una profonda serie di tagli con l’accetta (dal titolo del libro The Ax di Donald Westlake da cui il film è ispirato), o di tagli di testa, come chiamano invece il licenziamento i coreani.
Dangerous Animals: arriva in Blu-ray il singolare shark-movie presentato all’ultimo Festival di Cannes
Ormai lo sanno praticamente tutti, anche chi non ama particolarmente il genere: da quando Steven Spielberg riuscì a terrorizzare il mondo nel 1975 con l’adattamento cinematografico del romanzo di Peter Benchley (Lo squalo), il grande predatore marino è diventato un protagonista ricorrente della settima arte. Dalla metà degli anni Settanta in poi, i film sugli squali assassini si sono moltiplicati senza sosta, ma raramente hanno anche solo sfiorato l’impatto e l’efficacia del capolavoro spielberghiano. Fatte salve poche eccezioni — dallo spettacolare Blu profondo di Renny Harlin all’essenziale Open Water di Chris Kentis, fino al tesissimo Paradise Beach – Dentro l’incubo di Jaume Collet-Serra — il filone si è spesso arenato su produzioni a basso budget, effetti speciali dozzinali e confezioni approssimative, pensate per il mercato televisivo o il direct-to-video (basti citare l’infinita schiera di titoli firmati The Asylum). Proprio per questo ha sorpreso la presentazione di Dangerous Animals di Sean Byrne, mostrato lo scorso maggio alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes: uno shark movie anomalo che ribalta le regole del genere e rimette in discussione la catena alimentare, suggerendo una domanda scomoda ma affascinante: chi è davvero il predatore più feroce, lo squalo o l’uomo? Il film è ora disponibile in alta definizione Blu-ray grazie a Blue Swan Entertainment e alla distribuzione Eagle Pictures.
Una di famiglia – The Housemaid, la recensione
La carriera dello statunitense Paul Feig non è sicuramente stata caratterizzata da film memorabili, nonostante le due – ancora oggi inspiegabili – candidature agli Oscar per Le amiche della sposa; eppure, il regista dell’odiatissimo reboot al femminile di Ghostbusters sta seguendo un percorso incredibilmente vario, a tratti perfino schizofrenico, che dalla predilezione per la commedia sta progressivamente spostandosi verso il thriller. Un piccolo favore era l’ideale passaggio di testimone da un genere all’altro, vista la sua schietta contaminazione tra commedia al femminile e giallo/mistery, ma con Una di famiglia – The Housemaid, notiamo un ancora più deciso passo, visto che questo “bizzarro” thriller riesce perfino a mettere le mani nel torture porn senza tralasciare incredibilmente uno sguardo al romanzetto rosa.












HorrorCult è tornato! Lo storico portale web dedicato al mondo del cinema horror. 
























