Da cattivo ad anti-eroe: il cambio di rotta di PREDATOR: BADLANDS

Predator: Badlands è un robusto action avventuroso con un gran senso del ritmo, ottimi effetti speciali e tanti momenti che si faranno ricordare; di contro, però, porta a un evidente addomesticamento il franchise di Predator. Continua »

Luc Besson reimmagina DRACULA

Besson realizza un Dracula personale, un film gotico d’intrattenimento puro che raccoglie e rielabora le passioni del regista: il romanticismo maledetto, l’azione spettacolare e l’attenzione per l’atmosfera. Continua »

THE UGLY STEPSISTER, ovvero Cenerentola in versione sadomaso e body horror!

Come accadeva anche in The Substance, il tema centrale è la necessità dell’accettazione sociale, declinata in modi che appartengono al contemporaneo: chirurgia estetica estrema, competizione femminile, corpi che mutano per un obiettivo esterno. Continua »

Piccolo, verde, radioattivo e incazzato: THE TOXIC AVENGER

Macon Blair tenta di riportare in sala Toxie ma aggiornato ai tempi del corporativismo farmaceutico e della salute privata americana. Continua »

Dalla TV al grande schermo: IO SONO ROSA RICCI

Con Io sono Rosa Ricci, la produzione prova a capitalizzare su quell’immagine forte, ma finisce per confezionare un film che, pur partendo da intenzioni sincere, si perde in un racconto chiuso, povero e ripetitivo, distante dal respiro corale che aveva reso di grande appeal la serie madre. Continua »

 

Keeper – L’eletta, la recensione

Negli ultimi quindici anni il cinema horror ha conosciuto una trasformazione profonda, grazie all’emergere di autori capaci di coniugare il linguaggio del genere con un approccio autoriale e fortemente simbolico. È il territorio dell’“elevated horror” o horror arthouse, un filone in cui l’atmosfera e la riflessione psicologica contano quanto – se non più – lo spavento immediato. In questo panorama, accanto a nomi come Robert Eggers (The VVitch, Nosferatu) e Ari Aster (Hereditary, Midsommar), uno degli autori più prolifici, coerenti e riconoscibili è senza dubbio Osgood Perkins.

Dopo la parentesi più commerciale e grottesca di The Monkey, il regista torna ora nella sua comfort zone con Keeper – L’eletta, un horror rarefatto e inquieto che riprende molte delle coordinate del suo cinema.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Compulsion, la recensione del thriller erotico di Neil Marshall

Negli anni Duemila Neil Marshall era considerato uno dei nomi più promettenti del cinema di genere britannico. L’esordio con Dog Soldiers lo aveva imposto come autore capace di reinventare il film di licantropi con energia e ironia, mentre il successivo The Descent è ancora oggi ricordato come uno dei migliori horror del nuovo millennio: claustrofobico, feroce, tecnicamente impeccabile. Anche i lavori successivi, pur meno celebrati, dimostravano un regista solido e visivamente ambizioso: il post-apocalittico Doomsday e l’epico Centurion erano prodotti energici, capaci di mescolare citazionismo e spettacolo.

Dopo quella fase, Marshall ha attraversato un periodo televisivo sorprendentemente brillante, firmando episodi per serie di grande prestigio come Game of Thrones, Black Sails, Hannibal e Westworld. Sembrava il preludio a un ritorno al cinema in grande stile. E invece la seconda fase della sua carriera è stata segnata da un lento ma evidente declino. Il reboot di Hellboy fu un flop clamoroso, e da allora il regista ha iniziato una serie di produzioni indipendenti in cui compare costantemente la compagna Charlotte Kirk. Da The Reckoning a The Lair i risultati sono stati nella migliore delle ipotesi mediocri; nella peggiore, disastrosi come Duchess e il recente Compulsion.

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Eddington: l’ultimo divisivo film di Ari Aster adesso disponibile in Blu-ray disc

Negli ultimi tempi si è osservato un rinnovato interesse del cinema americano mainstream per la satira politica; ma non parliamo di commedie, piuttosto di quegli sguardi feroci provenienti dai più disparati generi, che non prendono di mira solo il potere, ma l’intero tessuto sociale, le culture-di-massa, le derive ideologiche. Dopo Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, anche Eddington di Ari Aster si colloca in quei territori, raccontando un’America frammentata, un potere trasparente e manipolatore, una cittadina che diventa microcosmo di una nazione intera. Uscito nelle nostre sale a fine ottobre, dopo aver debuttato al 78° Festival di Cannes ed essere poi passato alla Festa del Cinema di Roma, Eddington è da poco disponibile in alta definizione Blu-ray Disc grazie alla label I Wonder Pictures e ai canali distributivi Eagle Pictures.

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Springsteen – Liberami dal nulla: in alta definizione il bellissimo biopic con Jeremy Allen White

Negli ultimi dieci anni, in quel di Hollywood, è esplosa la tendenza a mettere in piedi grandi macchine produttive finalizzate a portare sul grande schermo la vita di alcune tra le più iconiche figure musicali della seconda metà del secolo scorso. Ed è interessante notare il modo in cui questi biopic stanno prendendo forma, tutti rigorosamente differenti tra loro, quasi vogliosi di poter catturare l’anima dell’artista di turno attraverso uno specifico linguaggio che possa condurre persino nella direzione di generi particolari capaci di andare oltre la natura stessa del biopic (pensiamo al musical Rocketman, oppure all’autoriale e sospeso Maria). Lo scorso ottobre è arrivato nelle nostre sale il bellissimo Springsteen – Liberami dal nulla, diretto da Scott Cooper e interpretato da un maestoso Jeremy Allen White. Interessato a fotografare un particolare – quanto delicato – momento di vita dell’autore di Born in the U.S.A., il biopic su Bruce Springsteen è adesso disponibile in alta definizione Blu-ray disc grazie a 20th Century Studios e ai canali distributivi di Eagle Pictures.

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Jumpers – Un salto tra gli animali, la recensione

Nel corso della sua storia, la Pixar Animation Studios ha dimostrato più volte come il cinema d’animazione possa essere molto più di un semplice intrattenimento per famiglie. Fin dai suoi primi anni, lo studio ha intrecciato il racconto fantastico con tematiche sociali e psicologiche di grande rilevanza: la riflessione ecologista e sul consumismo di WALL·E, l’elaborazione del lutto e della memoria in Coco, o l’esplorazione della complessità emotiva dell’adolescenza in Inside Out. In questa tradizione si inserisce anche Jumpers – Un salto tra gli animali, che sceglie di affrontare il tema della sensibilizzazione ambientale e della salvaguardia delle specie animali, declinandolo però attraverso una storia brillante, ironica e sorprendentemente sfumata.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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La Sposa!, la recensione

Quando nel 1818 Mary Shelley pubblicò il suo celebre romanzo Frankenstein o il moderno Prometeo, inserì già tra le pieghe della storia un’idea destinata a diventare leggendaria: la possibilità di creare una compagna per la Creatura. Nel libro questa intuizione resta solo un innesco narrativo, perché Victor Frankenstein decide di non portare a termine l’esperimento. L’idea rimane sospesa, come se fosse una promessa. Sarà il cinema a raccoglierla davvero.

Nel 1935 James Whale realizzò il sequel del suo Frankenstein con Bride of Frankenstein, trasformando proprio quella suggestione nel cuore del racconto. La Sposa appare in scena per pochi minuti, interpretata da Elsa Lanchester, eppure tanto basta per creare una delle immagini più iconiche dell’intera storia del cinema horror: il volto pallido, i capelli elettrici a strisce bianche e nere, l’urlo animalesco davanti al mostro. Una presenza breve ma potentissima che ha consegnato la Sposa all’Olimpo dei Mostri classici Universal.

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Valutazione: 5.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Se solo potessi ti prenderei a calci, la recensione

Nella prima scena di Se solo potessi ti prenderei a calci (If I Had Legs I’d Kick You) Linda (Rose Byrne) viene descritta dalla giovane figlia, che rimane fuori campo, come una donna elastica. Ma qualsiasi oggetto, per quanto resistente, prima o poi si spezza se tirato da tutte le parti. Un po’ come si spezza il soffitto dell’appartamento di Rose, lasciando un oscuro e inquietante buco, che più che dalla parete sopra di lei sembra provenire dalle profondità di sé stessa.

Se solo potessi ti prenderei a calci, presentato al Sundance e al Festival del Cinema di Berlino (dove è stato premiato con l’Orso d’Argento alla miglior interpretazione a Rose Byrne, che ha vinto anche il Golden Globe) e prodotto tra gli altri da A24, segna il ritorno alla regia di Mary Bronstein diciassette anni dopo l’esordio con il film indipendente Yeast con una giovanissima Greta Gerwig. Un lavoro, quello sul secondo film, che ha avuto un lungo processo di scrittura ispirato ad una vicenda personale della regista e sceneggiatrice (oltre che interprete) e che ruota attorno al trauma e allo stress di Linda, che deve bilanciare tra vita privata, lavoro e la cura della figlia, affetta da una misteriosa malattia che la costringe ad essere legata ad un tubo e ad una serie di macchinari medici particolarmente rumorosi.

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Valutazione: 8.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Good Boy, la recensione del thriller di Jan Komasa

Con Good Boy il regista polacco Jan Komasa, già candidato all’Oscar per Corpus Christi, torna a raccontare il rapporto tra individuo e istituzioni, ma questa volta lo fa con i toni lividi del thriller psicologico. Dopo aver affrontato il tema della fede e della colpa, Komasa si concentra ora sul concetto di educazione e sull’illusione borghese di poter redimere il male attraverso il controllo.

La storia segue Tommy (Anson Boon), diciannovenne violento e senza radici che vive di piccoli crimini in una metropoli inglese. Dopo una notte di bravate, il ragazzo viene catturato da una coppia benestante, Chris e Kathryn (Stephen Graham e Andrea Riseborough), che sostengono di volerlo “aiutare”. In realtà, lo incatenano nello scantinato della loro elegante villa di campagna, trattandolo prima come un prigioniero e poi come un figlio adottivo, sottoponendolo a un programma di “rieducazione” fatto di regole ferree, punizioni e rituali quotidiani atti a farlo comportare da “bravo ragazzo”.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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L’uomo nel furgone bianco, la recensione

L’uomo nel furgone bianco (The Man in the White Van) di Warren Skeels parte da una storia apparentemente semplice e terribilmente concreta: nel 1975, in una cittadina della Florida, una ragazzina comincia a notare un inquietante furgone bianco parcheggiato nei pressi della sua casa. L’uomo che lo guida sembra seguirla, osservarla, studiarne le abitudini. All’inizio nessuno le crede: la sorella la considera paranoica, i genitori liquidano tutto come fantasia. Ma il sospetto cresce quando emergono notizie di ragazze scomparse nella zona e alcuni flashback mostrano l’uomo in attività già da anni, un predatore seriale che si muove nell’ombra senza lasciare tracce. Quando il furgone torna e il killer decide di colpire, durante la notte di Halloween, la casa della protagonista diventa teatro di un assedio in piena regola.

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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40 Acres, la recensione

Negli ultimi anni il cinema statunitense di genere ha mostrato una crescente urgenza nel rileggere, spesso in chiave metaforica, la memoria storica afroamericana e il tema del riscatto sociale. L’horror e la distopia si sono rivelati strumenti perfetti per raccontare traumi collettivi ancora irrisolti: basti pensare al lavoro di Jordan Peele con Get Out e Us, dove il razzismo sistemico diventa un incubo concreto, o al cinema di Ryan Coogler, che da Black Panther a I Peccatori ha intrecciato l’identità con l’orgoglio e la rivendicazione culturale. In questo solco si inserisce anche 40 Acres di R.T. Thorne, un survival distopico che utilizza i codici del thriller post-apocalittico per parlare di memoria e resistenza.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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