Le fate: in DVD il film a episodi con Monica Vitti, Claudia Cardinale, Raquel Welch e Alberto Sordi
Ci sono film che, pur potendo contare su cast stellari e firme di assoluto prestigio, finiscono per scivolare lentamente ai margini della memoria cinematografica. È il caso de Le fate, commedia a episodi del 1966 che riunisce quattro importanti nomi della commedia italiana come Luciano Salce, Mario Monicelli, Mauro Bolognini e Antonio Pietrangeli, chiamati a raccontare altrettante figure femminili interpretate da Monica Vitti, Claudia Cardinale, Raquel Welch e Capucine. Un quartetto di attrici affiancato da interpreti del calibro di Enrico Maria Salerno, Gastone Moschin, Jean Sorel e Alberto Sordi, per un film che nasce sulla scia del successo de Le bambole (1965) e che anticipa di un anno Le streghe, proseguendo quella particolare stagione della commedia italiana costruita attraverso episodi autonomi e incentrata sul rapporto tra uomini e donne.
Pitfall, la recensione
Da bambini, i nostri genitori e spesso i nonni ci allietano con fiabe ambientate nel bosco, locus amoenus per eccellenza e simbolo di un mondo incantato che, più per convenzione che per convinzione, fa da sfondo alla nostra infanzia. Crescendo, però, questo ritratto immaginario tende a sgretolarsi, soprattutto quando alcuni di noi scoprono il fascino irresistibile dell’horror. Innumerevoli racconti e film del terrore hanno infatti trasformato il bosco in qualcosa di radicalmente diverso: la sua fitta rete di alberi e cespugli diventa un’allegoria delle zone più oscure della mente umana, popolata da streghe, fantasmi e spietati killer mascherati. È qui che si innesca il più classico dei meccanismi del gatto col topo, una formula vincente che ha dato vita a un numero sterminato di film – dal recente In a Violent Nature al classico The Blair Witch Project – e che continua ad appassionare gli spettatori di ogni epoca, terrorizzati dalla capacità del bosco di celare minacce, trappole e paure capaci di lasciare il segno.
Venezia 83. Arrested Memory, la recensione
Lee (Ethan Juan), uno dei migliori ispettori di Taipei, sopravvive a una missione in cui perde l’intera squadra e, come conseguenza dello shock, inizia a soffrire di amnesia.
Quando gli viene affidato un nuovo caso, il rapimento del figlio di un ricco imprenditore giapponese in visita al paese, inizia una parabola delirante che vedrà l’ispettore in lotta con la sua stessa memoria.
Presentato fuori concorso all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Arrested Memory del regista giapponese SABU è forse una delle più belle sorprese di una selezione veneziana che ha regalato poche risate liberatorie.
Venezia 83. Father Joe, la recensione
Nella Little Italy degli anni Novanta, pervasa da delinquenza, droga e prostituzione, Padre Joe (Kiefer Sutherland) combatte la criminalità a suon di pugni e sparatorie. I suoi metodi anticonvenzionali attirano l’attenzione del Boss di tutti i boss (Al Pacino), che assiste alla caduta dei suoi gregari e decide di prendere la situazione nelle sue mani.
Presentato fuori concorso in premiere di mezzanotte alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Father Joe è un film che su carta promette divertimento di qualità assicurato, ma come sempre, meglio stare attenti quando si accendono troppe speranze.
Mutiny, la recensione dell’action con Jason Statham
Come accadeva negli anni ’90 con Jean-Claude Van Damme e Steven Seagal, anche oggi esistono determinati film d’azione costruiti interamente attorno ai propri interpreti, tanto da costituire quasi un filone a sé. Se Liam Neeson è ormai sinonimo di action/thriller crepuscolare e Scott Adkins rappresenta la prosecuzione ideale della tradizione marziale inaugurata da Van Damme, Jason Statham è invece l’eroe tutto d’un pezzo che si ritrova, suo malgrado, a risolvere situazioni molto più grandi di lui. E soprattutto negli ultimissimi anni, diciamo dal rilancio avvenuto con il grande successo al box office di The Beekeeper, sembra che i film con Statham seguano un format pressoché blindato. Se, alla fine, queste pellicole finiscono inevitabilmente per assomigliarsi un po’ tutte, è anche vero che offrono al loro pubblico esattamente ciò che viene richiesto: trame semplici e immediate, un protagonista che non ha bisogno di troppe presentazioni e tanta, tanta azione vecchio stile.
Amori e Incantesimi 2, la recensione
Ormai, la generazione dei millennials è decisamente quella più sensibile alle operazioni-nostalgia, nelle quali Hollywood, e non solo, sta sicuramente sguazzando.
E come far felice un millennial? Semplicemente promettendogli di fargli rivivere le atmosfere magiche, sognanti e spensierate degli anni ’90.
Ed ecco che, 28 anni dopo dal primo film, arriva al cinema Amori e Incantesimi 2, che trae anche in questo caso ispirazione dai romanzi di Alice Hoffman, e per la precisione dal quarto romanzo della saga, The Book of Magic.
Psycho Killer, la recensione
Quella dei serial killer è una moda che, a ben vedere, non è mai veramente passata. Il cinema se ne è innamorato da decenni, dai primi film sonori alla stagione dei grandi thriller polizieschi degli anni ’70, fino alla definitiva consacrazione con Il silenzio degli innocenti e, soprattutto, Se7en, mentre negli ultimi anni il fenomeno è stato ulteriormente alimentato dall’enorme successo dei true crime televisivi, delle docuserie e dei podcast dedicati a omicidi reali e assassini seriali. Il pubblico sembra non essere mai sazio di entrare nella mente del mostro, cercando di analizzare ciò che spesso è impossibile comprendere.
Non sorprende quindi che il cinema continui a riproporre serial killer più o meno originali, ma fa certamente un certo effetto ritrovare dietro a uno di questi progetti un nome come Andrew Kevin Walker, lo sceneggiatore di Se7en. E se David Fincher non è della partita, Walker torna comunque alle proprie ossessioni con Psycho Killer, sceneggiatura sviluppata per anni e affidata infine a Gavin Polone, qui al debutto nella regia di un lungometraggio. A completare il richiamo per gli appassionati dell’horror contemporaneo ci pensano i produttori: Roy Lee, già dietro Barbarian e Weapons, figura tra i produttori del film.

















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