The Nameless Ballad: online il trailer del nuovo horror di Federico Zampaglione
Arriverà nelle sale italiane il 5 novembre, distribuito da Filmclub Distribuzione in collaborazione con Scream Hub, The Nameless Ballad, il nuovo film horror diretto da Federico Zampaglione e sceneggiato insieme a Barbara Baraldi, curatrice editoriale di Dylan Dog. In attesa dell’uscita, è stato diffuso il trailer ufficiale.
Venezia 83. L’estranea, la recensione
Un patto col diavolo per raccontare l’orrore ben più terreno delle dinamiche famigliari: L’estranea è il nuovo lavoro di Paolo Strippoli, che dopo Piove e La Valle dei Sorrisi conclude un’ideale “trilogia della pioggia” con l’esordio in concorso all’83ª Mostra del Cinema di Venezia.
Roma. Una giornata di pioggia battente. Anna (Jasmine Trinca) si presenta alla porta di casa di sua figlia Alice (Romana Maggiora Vergano) dichiarando di doverle fare delle rivelazioni sconvolgenti sulla loro storia famigliare. Ricorda un evento dell’infanzia di Alice: da bambina era stata morsa dal cane di famiglia, rischiando di perdere la gamba.
Unabomber, la recensione
Criminali, serial killer, assassini: il cinema, da sempre, è affascinato dal lato più oscuro e inquietante della psiche umana. La settima arte ha infatti raccontato, nel corso dei decenni, alcune delle figure più controverse della storia, trasformandole in personaggi capaci di lasciare un segno indelebile nell’immaginario collettivo. Basti pensare a Scarface, l’iconico personaggio ispirato al gangster Al Capone, che ancora prima dell’adattamento diretto da Brian De Palma con protagonista Al Pacino, fece la sua prima apparizione sul grande schermo nel 1932, con l’omonimo lungometraggio diretto da Howard Hawks.
In questo lungo filone dedicato alle figure più oscure della cronaca non poteva quindi mancare un adattamento cinematografico della vicenda di Ted Kaczynski, il terrorista e anarchico statunitense conosciuto come Unabomber. A portare sul grande schermo la sua controversa storia è il regista Janus Metz Pedersen, che già si era confrontato con racconti veri, narrando la celebre rivalità tennistica in Borg McEnroe. Il film si avvale di un cast di primo piano composto da Russell Crowe, Jacob Tremblay, Shailene Woodley, Annabelle Wallis e Alexander Ludwig.
Monsters – Fantastic Film Festival 2026: l’Uomo Invisibile al centro della nona edizione
Quello che non si vede può essere molto più inquietante di ciò che abbiamo davanti agli occhi. È questa la suggestione alla base della nona edizione del Monsters – Fantastic Film Festival, la manifestazione organizzata dall’associazione Brigadoon – Altre storie del cinema, che torna a Taranto dal 22 al 31 ottobre con una nuova edizione dedicata al cinema fantastico e, quest’anno, in particolare alla figura dell’Uomo Invisibile. Un tema che trova la sua rappresentazione anche nella locandina ufficiale, realizzata dal disegnatore e fumettista siciliano Giulio Rincione.
Verity, la recensione
Per qualche strano cortocircuito della storia del cinema, Hollywood sembra essersi nuovamente accorta dell’esistenza del thriller soft-erotico, genere che tra gli anni ’80 e soprattutto i primi ’90 aveva conosciuto una stagione di grande popolarità prima di sparire progressivamente dai radar. Il cinema mainstream contemporaneo ha ridotto la presenza del sesso sul grande schermo, anche in conseguenza di un mutamento nella sensibilità del pubblico, ma il successo di Una di famiglia sembra suggerire che una certa contaminazione tra thriller, eros e melodramma possa timidamente tornare d’attualità. Molto, naturalmente, dipende anche dalla disponibilità delle attrici a mettersi letteralmente a nudo: una pratica sempre più rara, anche se alcune interpreti hanno fatto della propria fisicità una componente consapevole della propria carriera. Tra queste c’è sicuramente Sydney Sweeney, protagonista di Una di famiglia, mentre Dakota Johnson, che non ha mai avuto particolari problemi con il cinema erotico, è la protagonista di Verity, trasposizione dell’omonimo bestseller del 2018 di Colleen Hoover, che sembra volersi inserire in questo rinnovato trend.
Trieste Science+Fiction Festival celebra il centenario di Roger Corman
A cento anni dalla sua nascita, il Trieste Science+Fiction Festival rende omaggio a Roger Corman, maestro del cinema di genere, produttore visionario e straordinario scopritore di talenti. In occasione della 26ª edizione della manifestazione, in programma dal 3 all’8 novembre a Trieste, il festival celebrerà uno dei protagonisti più prolifici e influenti della storia del cinema con una retrospettiva articolata in sei film e due distinti percorsi, accompagnata dalla presenza di Julie Corman, produttrice e moglie del cineasta.
L’omaggio assume un significato particolare proprio per il legame che unisce Corman alla città di Trieste. La storia risale infatti al 1963, quando, durante la prima edizione dello storico Festival Internazionale del Film di Fantascienza, il film L’uomo dagli occhi a raggi X, diretto da Corman, si aggiudicò il massimo riconoscimento della manifestazione. Un rapporto proseguito negli anni con diverse partecipazioni del regista al festival e che oggi trova una nuova occasione per essere celebrato attraverso il centenario della sua nascita.
Onslaught – Assalto finale, la recensione
Ci sono film che la critica ha contribuito a consegnare all’oblio e che, a distanza di quarant’anni, si sono invece rivelati fondamentali per capire il cinema contemporaneo. È una delle tante contraddizioni della storia del cinema di genere: i B-movie degli anni ’80, spesso liquidati all’epoca come prodotti rozzi, derivativi o apertamente trash, hanno in realtà costruito un immaginario potentissimo, formando una generazione di spettatori e, soprattutto, di cineasti. Sono quei film che hanno insegnato a guardare il cinema attraverso il cinema, a riconoscere un’inquadratura, un suono, un ritmo, una trovata e a trasformarli in materiale per una nuova generazione di racconti. Adam Wingard appartiene a quella generazione e, fin dai tempi di You’re Next e soprattutto di The Guest, ha dimostrato di avere un rapporto molto personale con quel cinema. Con Onslaught – Assalto finale compie quindi il suo più scoperto atto d’amore verso il genere degli anni ’80, riportando in vita l’action-horror muscolare, violento e sfrontato di un tempo. E lo fa con la benedizione di A24, realtà che negli ultimi anni ha costruito una delle identità più riconoscibili del cinema indipendente americano e che, pur essendo spesso associata a produzioni più autoriali, qui dimostra di poter sostenere anche un B-movie con ambizioni decisamente più sanguinolente.
Digger, la recensione del film di Alejandro G. Iñarritu con Tom Cruise
Quando alcuni scienziati registrano una profonda e preoccupante crepa nel ghiacciaio della Groenlandia, nei pressi di uno stabilimento per l’estrazione del petrolio, subito viene contattato il diretto responsabile: Digger Rockwell, magnate del petrolio la cui famiglia estrae da intere generazioni. Ma Digger è troppo preso dal suo agio, dalla vita sedentaria e dalle piccole cose (come la salute della sua gatta che ha quasi trent’anni) per poter realmente capire l’allarme degli scienziati. In men che non si dica il disastro precipita: lo stabilimento esplode e un ghiacciaio grande come la città di Washington si stacca dalla Groenlandia viaggiano a velocità mostruosa contro l’Europa. La situazione è fuori controllo e destinata a peggiorare, lo schianto del ghiacciaio potrebbe verificarsi in meno di tre giorni, dunque bisogna intervenire tempestivamente.
Her Private Hell, la recensione dello stiloso film di Nicolas Winding Refn
Nicolas Winding Refn è uno di quegli autori che, nel bene e nel male, hanno costruito la propria carriera sulla riconoscibilità. All’inizio, però, quella riconoscibilità era soprattutto sinonimo di voce fuori dal coro: la trilogia di Pusher, Bronson e Valhalla Rising raccontavano un cinema sporco, violento e radicale, ma ogni volta diverso nel modo di affrontare il genere e i suoi personaggi. Poi arrivò Drive, la consacrazione internazionale e, subito dopo, il film che forse più di ogni altro ha rappresentato la sintesi perfetta del cinema di Refn, Solo Dio perdona: un’opera spesso sottovalutata dalla critica, ma capace di portare all’estremo la sua idea di cinema fatto di silenzi, violenza, simbolismo e geometrie visive. Da quel momento, però, quella che era stata una cifra stilistica ha cominciato progressivamente a trasformarsi in maniera. The Neon Demon sembrava già un esercizio di stile particolarmente compiaciuto e, dopo dieci anni di assenza dal grande schermo – intervallati da due serie televisive non particolarmente fortunate come Too Old to Die Young e Copenhagen Cowboy – Refn torna al cinema con Her Private Hell. E ciò che in The Neon Demon sembrava un eccesso viene qui ulteriormente amplificato, fino a fare del film non soltanto un’opera arthouse, ma quasi la definizione stessa di esercizio di stile.















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