Il mio amico robot, la recensione

Siamo a New York, presumibilmente negli anni ’80. Dog è un cagnolino antropomorfo che, dopo aver visto una pubblicità alla tv, decide di ordinare un modello di robot da compagnia. Dopo qualche giorno, arriva Robot e con Dog si instaura un’intesa particolare che li porta ad essere inseparabili. Ma, durante una gita in spiaggia, accade l’irreparabile: la salsedine arrugginisce le giunture di Robot che non riesce più a muoversi e Dog fa di tutto per trovare una soluzione. Senza successo, però. La stagione balneare è conclusa, la spiaggia recintata e Dog dovrà aspettare fino all’estate successiva prima di poter soccorrere Robot. I due riusciranno a riunirsi?

C’è una profondità dietro la facciata infantile de Il mio amico robot da fare dell’ultimo lavoro dello spagnolo Pablo Berger uno dei film d’animazione più stratificati degli ultimi anni. Non siamo dalle parti delle opere Pixar, che parlano sempre più in maniera spregiudicata a un pubblico di adulti (o meglio, di ex bambini), ma in un cantuccio nostalgico, una ideale comfort zone che è tale solo in apparenza.

Infatti, Il mio amico robot è un film ampiamente fruibile da un pubblico molto vasto sia per il tratto grafico minimale e colorato, la musica molto presente e l’assenza di dialoghi, elementi che possono facilmente risultare accattivanti per i più piccoli; ma allo stesso tempo è un film che affronta temi di un certo spessore emotivo e lo fa con un linguaggio adulto.

Quello scritto e diretto da Berger è quindi un film incredibilmente trasversale, ovvero il modo migliore di fare oggi un’opera d’animazione, che ha dalla sua perfino quel valore artistico tale da renderlo facilmente coccolabile dall’ambiente festivaliero internazionale. Non a caso, infatti, Il mio amico robot, dopo essere stato presentato in anteprima mondiale al 76° Festival di Cannes e dopo aver partecipato al Festival Internazionale del Film d’Animazione di Annecy, dove ha vinto il premio Controcampo come miglior film, è entrato nella cinquina finale degli Oscar 2024.

Basato sul graphic novel di Sara Varon Robot Dreams, il film di Pablo Berger racconta il bisogno innato di intraprendere dei rapporti umani e lo fa lasciando completamente da parte gli esseri umani! Il suo mondo è esattamente quello in cui viviamo, idealizzato però all’interno di una bolla che conserva le atmosfere settembrine della Manhattan anni ’80, abitato da un melting pot futuristico, direi ucronico, formato da animali antropomorfi e macchine senzienti. Il focus è proprio su un cane che è tale nel modo più puro e assoluto, visto che si chiama Dog e come aspetto richiama un “cane tipo” di quelli che disegnerebbe anche un bambino. L’estremo ottimismo del nostro protagonista non oscura la sua palese solitudine, la tipica solitudine metropolitana che paradossalmente un luogo sempre vivo come la Grande Mela racchiude. E la richiesta di compagnia da parte di Dog trova una risposta concreata in Robot, un kit fai-da-te per costruire l’amico robotico perfetto.

Da questo momento in poi, scandite dalle note onnipresenti di September degli Earth, Wind & Fire, seguiamo le giornate piene di gioia e spensieratezza dell’improbabile duo, una relazione platonica, un’amicizia universale e pura che travalica ogni possibile diversità e che culmina nella giornata al mare. Un turning point importante che creerà una cesura narrativa ed emotiva.

Il mio amico robot ci parla del tempo che scorre inesorabile e spietato, della speranza che viene lentamente offuscata dai giorni, dai mesi; perché il tempo, in fin dei conti, cancella ogni cosa, gioie e dolori, ma le amicizie, quelle vere, sono per sempre custodite nel cuore puro di chi le condivide.

Con un bel peso emotivo da 90 che sa tenere sempre quella leggerezza di fondo con cui il film è iniziato, Berger porta a termine un gioiellino dell’animazione che sa essere intelligentemente senza tempo, sia per lo stile utilizzato che per le tematiche che affronta. Un autore che, dopo la favola neorealista Blancanieves e la commedia grottesca Abracadabra, sta mostrando un percorso molto originale e interessante in coerente crescita, ma con Il mio amico robot indubbiamente è alla sua opera più compiuta e matura.

Il mio amico robot arriva nei cinema italiani dal 4 aprile 2024 distribuito da I Wonder Pictures.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Un film trasversale che sa essere di appeal per grandi e piccoli.
  • Affronta con delicatezza e profondità alcuni temi universali.
  • L’irresistibile tratto grafico minimalista.
  • Il tratto grafico così elementare potrebbe essere un ostacolo per qualche spettatore meno avvezzo al cinema d’animazione.
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