Archivio categorie: Speciali / Dossier
La Champions League nel mondo del cinema: tutti i film in cui la competizione viene citata, raccontata, spiegata
Quando si pensa a un torneo come la Champions League è assolutamente naturale immaginare spettacolo e toni epici perfetti per la narrazione sportiva. Non è un caso che, tra grandissime rimonte, risultati netti e altri piuttosto sorprendenti, la coppa dalle grandi orecchie abbia attirato l’attenzione anche dei media. Soprattutto nel cinema, la Champions League ha trovato uno spazio rilevante, spesso senza fermarsi al mero citazionismo.
I Recuperoni: I Soprano, la serie che ha fatto scuola
Il 13 gennaio scorso la piattaforma HBO Max è sbarcata in Italia, proprio mentre nel resto del mondo era al centro di accesi dibattiti sul suo futuro. In quel periodo, infatti, Netflix e Paramount Pictures avevano ingaggiato una sfida all’ultimo miliardo per acquisire Warner Bros, puntando a un catalogo sterminato e ai suoi canali secondari, tra cui figura appunto HBO. L’ipotesi che Netflix potesse assicurarsi i diritti, piegando la storica casa di produzione de Il Trono di Spade alla sua tipica narrativa del “volemose bene” e a personaggi grigi solo in superficie — come la Mercoledì di Tim Burton — aveva fatto tremare molti fan. Alla fine, però, l’emergente Paramount è riuscita a mettere sul piatto i due miliardi in più necessari per vincere la contesa e far decollare il proprio impero mediatico.
I puristi del “realismo sporco” hanno quindi potuto tirare un sospiro di sollievo: dopotutto, è stata proprio la scrittura senza filtri di HBO a elevare la serialità da semplice svago a forma d’arte.
Un esempio calzante è la serie cult I Soprano, considerata dalla critica illustre — ancor più del criptico Twin Peaks o dell’onnipresente Breaking Bad — la prima vera opera di qualità cinematografica per il piccolo schermo.
Oscar 2026: la notte del grande equilibrio… e dell’horror finalmente protagonista!
La 98ª edizione degli Academy Awards si è svolta domenica 15 marzo 2026 al Dolby Theatre di Hollywood, Los Angeles, con la conduzione – per il secondo anno consecutivo – del comico e conduttore televisivo Conan O’Brien.
Dal punto di vista dei numeri, la serata ha avuto due protagonisti principali. Il film con più nomination era I Peccatori di Ryan Coogler, che con 16 candidature ha stabilito un record assoluto per un singolo titolo. Alla fine ha conquistato quattro Oscar, tra cui Miglior attore protagonista per Michael B. Jordan, sceneggiatura originale, colonna sonora e fotografia.
Il vero trionfatore della serata è stato però Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, che ha portato a casa sei statuette – tra cui Miglior film, regia e sceneggiatura non originale – risultando il titolo più premiato dell’edizione 2026.
Chi si nasconde dietro la maschera? Tutti i Ghostface di Scream dal peggiore al migliore
Quando nel 1996 arrivò in sala quel capolavoro di Scream, il cinema horror stava attraversando una fase di stanchezza. Lo slasher era diventato prevedibile, popolato da killer iconici ma ormai cristallizzati: Jason Voorhees e Freddy Krueger erano morti (apparentemente), Michael Myers non si sentiva granché bene e mostri come Chucky e Leatherface stavano attraversando un periodo creativo piuttosto buio. Poi arrivarono Wes Craven e Kevin Williamson e ribaltarono tutto.
L’idea era semplice e geniale: non creare un mostro immortale, ma una maschera. Ghostface non è un’entità sovrannaturale, non è una leggenda urbana nel senso classico. È un’identità mobile, un ruolo che chiunque può assumere per trasformare frustrazione, rabbia, ossessione o trauma in uno spettacolo sanguinario. Ed è proprio questa natura mutevole ad aver reso la saga unica nella storia del genere.
Jason Voorhees, manuale di smembramento: 13 modi di morire a Crystal Lake
Ogni venerdì 13 il calendario si tinge di rosso, mentre l’iconico tema di Henry Manfredini (ki ki ki ma ma ma) riecheggia nell’aria. Non è una superstizione, ma un vero e proprio richiamo. Un’eco che arriva da Crystal Lake, dove un ragazzo annegato nel 1957 è diventato uno degli incubi più longevi e riconoscibili della storia del cinema horror.
Jason Voorhees non è soltanto un killer con la maschera da hockey – quella arriverà solo dal terzo capitolo, Weekend di terrore! – ma un archetipo. Un’entità inarrestabile che attraversa decenni, sequel, reboot, persino lo spazio profondo, trasformando ogni film della saga di Venerdì 13 in un laboratorio creativo della morte. Dal 1980 in poi, la serie ha costruito la propria identità su una promessa precisa: ogni nuovo capitolo deve superare il precedente in inventiva, crudeltà e impatto visivo.
Prima di Nolan: l’odissea della trasposizioni omeriche
Dopo più di cento anni di storia del cinema, suona quasi paradossale affermare che viviamo nell’epoca dei reboot, dei remake live action e dei retelling; eppure, negli anni recenti abbiamo assistito a una vera e propria “corsa ai classici”, siano essi film d’animazione, fumetti o opere letterarie. Cominciando dal cinema horror, dove dopo aver quasi esaurito il catalogo di Stephen King siamo tornati al principio con il Frankenstein di Guillermo Del Toro. Senza contare il piccolo schermo: sentivamo davvero la necessità di una nuova serie “filologica” su Harry Potter? Evidentemente sì, proprio come sentivamo il bisogno di produzioni che hanno portato al grande pubblico opere ritenute finora “intrasponibili”, come Cent’anni di solitudine. Ma tutto questo non bastava, evidentemente: forse BookTok ha dato la spinta decisiva, trasformando l’alta letteratura in un vero trend.
Chissà, magari è stato il successo di titoli virali come La canzone di Achille o Circe a convincere Christopher Nolan a tentare la sua personale trasposizione dell’Odissea, dopo il bottino agli Oscar con Oppenheimer e aver resuscitato Batman, eroe epico dell’arte del fumetto. Sarà stato lo stesso Oppenheimer – geniale e intraprendente – a evocare in lui il multiforme Odisseo?
Gli Oscar e l’horror: un secolo di diffidenza, un anno di rivoluzione
Con 16 nomination per I Peccatori (record storico per un unico film) e presenze multiple di film di genere come Frankenstein (9 candidature), Weapons (1 candidatura per Amy Madigan) e The Ugly Stepsister (1 candidatura per trucco e parrucco), gli Oscar 2026 segnano un punto di svolta nel modo in cui l’Academy guarda ai film horror. In passato la conquista di una statuetta da parte di un film appartenente al genere era rarissima, confinata spesso alle categorie tecniche o riconosciuta solo per performance individuali. In questa evoluzione c’è la storia più ampia di come paura, inquietudine e narrazione estrema abbiano lottato per ottenere rispetto nel più prestigioso premio cinematografico del mondo.
Stranger Things: 10 citazioni fanta-horror che infestano la serie e timeline ragionata delle influenze
Stranger Things si è concluso: dopo 9 anni e 5 stagioni la serie più celebre e iconica di Netflix ha scritto la parola fine con un lungo episodio che la notte del 1° gennaio ha mandato in crash la piattaforma streaming. Qui non vogliamo analizzare il finale di stagione, ma fare un passo immersivo dentro la serie dei fratelli Duffer per cercare le influenze cinematografiche che hanno forgiato la forte personalità di questa serie.
Parlare di Stranger Things solo come di un’operazione nostalgia è riduttivo. Certo, gli anni ’80 sono ovunque: biciclette, walkie-talkie, sintetizzatori, abbigliamento, poster alle pareti. Ma sotto la superficie rassicurante del citazionismo pop, la serie dei fratelli Duffer lavora su un immaginario molto più cupo, uscito direttamente dal cinema horror e fantascientifico, quello della mutazione e della perdita di controllo.
Fantaghirò: la confort saga tutta italiana, tra kitsch e creatività
Come ogni anno, in casa Mediaset non si addobba l’albero se prima non si è programmata l’ennesima maratona di Fantaghirò, quest’anno fissata per il 31 dicembre sul canale 27 a partire dalle 19. Anche se sappiamo già che i veri aficionados hanno già fatto il binge watching stagionale su Disney+, dove la serie è disponibile dal 5 novembre.
Per chi fosse nato esattamente ieri, la saga di Fantaghirò consiste in una miniserie in cinque film da tre ore ciascuno, divisi in due parti che per decenni sono stati riproposti come repliche sulle reti Mediaset. L’inizio di questo vero e proprio rituale mediatico avvenne nelle serate del 22 e del 23 dicembre 1991 su Canale 5; il boom di ascolti della mini-fiction fu tale che il regista Lamberto Bava diresse non solo i quattro seguiti (usciti rispettivamente nei periodi natalizi del ’92,’93,’94 e ‘96) ma realizzò altri prodotti della medesima stoffa, seppur di diverso pregio, quali Desideria e l’anello del drago, La principessa e il povero, Sorellina e il principe del sogno (quest’ultimo è divenuto leggendario solo per il fatto che Christopher Lee è il cattivo e Valeria Marini la fata buona).
Alchemised: dal fenomeno fanfiction al grande schermo
Ma che cos’è questo Alchemised che da mesi sta intasando le bacheche dei social di mezzo mondo e che ha dato vita a un dibattito etico così feroce che ci ha fatto rimpiangere le polemichette millenial sui vari adattamenti Disney?
Tutto è cominciato questo 10 settembre 2025 con la Legendary Pictures che annuncia di aver acquisito i diritti di adattamento del romanzo Alchemised di SenLinYu per la modica cifra di tre milioni di dollari. Ed ecco che esplode la bomba: per cominciare, una cifra del genere non è mai stata sborsata per nessuna opera letteraria, tanto più per una che non è ancora uscita sul mercato! Alchemised infatti è stato pubblicato negli Stati Uniti il seguente 23 settembre grazie alla lungimirante Del Rey Books e in Italia è arrivato il 30 settembre per la Rizzoli. Nessun azzardo, tutto è andato secondo i piani, perché il libro si è subito piazzato al primo posto della classifica del New York Times, dando così inizio a battaglie ideologiche che hanno ulteriormente accresciuto le vendite.









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