Archivio categorie: Netflix
Unabomber, la recensione
Criminali, serial killer, assassini: il cinema, da sempre, è affascinato dal lato più oscuro e inquietante della psiche umana. La settima arte ha infatti raccontato, nel corso dei decenni, alcune delle figure più controverse della storia, trasformandole in personaggi capaci di lasciare un segno indelebile nell’immaginario collettivo. Basti pensare a Scarface, l’iconico personaggio ispirato al gangster Al Capone, che ancora prima dell’adattamento diretto da Brian De Palma con protagonista Al Pacino, fece la sua prima apparizione sul grande schermo nel 1932, con l’omonimo lungometraggio diretto da Howard Hawks.
In questo lungo filone dedicato alle figure più oscure della cronaca non poteva quindi mancare un adattamento cinematografico della vicenda di Ted Kaczynski, il terrorista e anarchico statunitense conosciuto come Unabomber. A portare sul grande schermo la sua controversa storia è il regista Janus Metz Pedersen, che già si era confrontato con racconti veri, narrando la celebre rivalità tennistica in Borg McEnroe. Il film si avvale di un cast di primo piano composto da Russell Crowe, Jacob Tremblay, Shailene Woodley, Annabelle Wallis e Alexander Ludwig.
La Captura, la recensione
Ci sono storie biografiche, sportive e di cronaca di grande impatto che hanno avuto una notevole risonanza, mentre le loro trasposizioni cinematografiche non sono riuscite a raggiungere il successo sperato. Portare sul grande schermo vicende autentiche, cariche di passione e profondamente radicate nella realtà, per trasformarle in racconto cinematografico rappresenta un compito tutt’altro che semplice. Una prova che l’ultimo lungometraggio di Chava Cartas, La Captura, riesce però a superare con efficacia; un thriller poliziesco distribuito da Netflix e ispirato all’operazione che ha portato alla cattura del narcotrafficante noto come “El Chapo”.
L’uomo dei sussurri, la recensione
L’ultimo film prodotto da Netflix, L’uomo dei sussurri, è la dimostrazione di un processo di lavorazione che, ormai da tempo, sembra applicare una formula sempre più standardizzata: costruire un’opera efficace quasi a tavolino, affidandone gran parte del peso alla presenza di interpreti di grande richiamo, anche a discapito di regia, sceneggiatura e messa in scena. In questo caso, il prestigio del cast ruota attorno a Robert De Niro e Michael Keaton, affiancati da Adam Scott e Michelle Monaghan. A dirigere il lungometraggio è James Ashcroft, che si cimenta nella sua terza regia, dopo essersi fatto notare dal pubblico internazionale al festival di Sitges grazie all’horror psicologico The Rule of Jenny Pen.
Tu Yaa Main, la recensione del film indiano con i coccodrilli assassini
Ricordate il film The Pool? Un valido croc movie thailandese del 2018 diretto da Ping Lumpraploeng, che vede una coppia intrappolata in una piscina senza possibilità di uscire, con un famelico coccodrillo a minacciare la loro sopravvivenza.
Ebbene, recentemente è approdato su Netflix un remake indiano, intitolato Tu Yaa Main, che tradotto in italiano significa “tu o io”. Diretto da Bejoy Nambiar, il film rivisita il film originale in lingua hindi, con una storia ben più diluita e dotata di una spiccata componente romantica.
Due Spicci: il trailer della nuova serie di Zerocalcare
Dopo il teaser dei giorni scorsi, Netflix alza il sipario su Due Spicci con il trailer ufficiale della serie che anticipa il ritorno dell’universo narrativo di Zerocalcare. La serie animata, composta da otto episodi, sarà disponibile dal 27 maggio in esclusiva sulla piattaforma.
Fin dalle prime sequenze, il trailer restituisce quell’equilibrio ormai riconoscibile tra quotidianità e inquietudine esistenziale, contraddistinta dall’immancabile ironia, che ha reso cult i precedenti lavori del fumettista romano, da Strappare lungo i bordi a Questo mondo non mi renderà cattivo. Ma Due Spicci sembra spostare il baricentro verso una dimensione ancora più concreta e, per certi versi, più amara.
Apex, la recensione del survival-thriller con Charlize Theron e Taron Egerton
Il survival thriller è uno di quei sottogeneri che, ciclicamente, tornano a imporsi con forza, facendo leva su un meccanismo tanto semplice quanto efficace: mettere un individuo contro un ambiente ostile, o contro un nemico implacabile, e osservare fino a dove può spingersi per sopravvivere. Un paradigma che trova una delle sue origini più emblematiche nel capolavoro di John Boorman Un tranquillo weekend di paura e che nel tempo ha generato variazioni più o meno sofisticate, da The River Wild a A Lonely Place to Die, passando per titoli come The Grey o Backcountry. Con Apex, il regista islandese Baltasar Kormákur si inserisce in questa tradizione scegliendo però un contesto che, già di per sé, è sinonimo di pericolo: l’Australia più selvaggia, una terra dove – come vuole il luogo comune – ogni cosa sembra progettata per ucciderti. Ma qui, paradossalmente, la natura non è il vero nemico.
L’inverno più duro, la recensione del folk-horror islandese
Il folklore e le credenze popolari rappresentano da sempre una fonte inesauribile per l’universo Horror visti i numerosi scrittori e registi i quali, andando a scavare nei meandri dell’antropologia, hanno saputo prendere le leggende più intriganti di ogni epoca per dare vita a storie di fantasia con protagonisti fantasmi, spiriti rancorosi che tornano tra i vivi e creature mostruose nefaste per gli uomini. Un campionario di narrativa popolare che ha influenzato le tradizioni, le abitudini e i modi di pensare di ogni epoca – dall’Antica Grecia fino all’800, passando per la Grande Roma e il Medioevo. Ne è un esempio lampante la leggenda dei Draugr, creature non morte della mitologia norrena, la cui figura altro non è che una delle migliaia di varianti dell’autentico protagonista del genere horror: il Vampiro.
Proprio questi temibili demoni e le storie ad essi correlate sono al centro del film d’esordio di Thordur Palsson, dal titolo L’inverno più duro (The Damned, in originale).
Thrash – Furia dall’oceano, la recensione
Da un po’ di anni a questa parte, il cinema horror di sopravvivenza legato a catastrofi naturali e animali killer sta vivendo una nuova, inattesa epoca d’oro. E non è di certo un caso: questo ritorno è strettamente connesso alla crescente attenzione verso l’emergenza ambientale. Eventi come alluvioni, tsunami e l’avvicinamento di grandi predatori acquatici alle zone urbane trovano una loro plausibilità proprio nel contesto del cambiamento climatico e del surriscaldamento globale, fenomeni reali che stanno alterando gli ecosistemi e i comportamenti delle specie animali. In questo senso, il recente successo di Under Paris di Xavier Gens ha dimostrato quanto il pubblico sia ancora affamato di questo tipo di narrazione, capace di unire tensione e sottotesto contemporaneo. Ed è proprio su questa scia che si inserisce Thrash – Furia dall’oceano, shark-movie catastrofico diretto da Tommy Wirkola e prodotto da Sony Pictures, distribuito in esclusiva su Netflix.











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