Archivio categorie: Netflix
La mano sulla culla, la recensione del remake
Quando nel 1992 La mano sulla culla arrivò al cinema, il thriller domestico viveva uno dei suoi momenti più floridi. Il film di Curtis Hanson, con Rebecca De Mornay nei panni della babysitter psicopatica, divenne rapidamente un classico del genere: una storia di invasione familiare, tensioni latenti e paranoia materna che, a più di trent’anni di distanza, mantiene intatto il suo potere disturbante.
Oggi, in un’epoca in cui la sicurezza del nucleo domestico è nuovamente percepita come fragile e vulnerabile, quel film risuona ancora con sorprendente attualità. Non stupisce, quindi, che Hollywood abbia deciso di rispolverarlo per un remake contemporaneo, affidato alla regia della messicana Michelle Garza Cervera e interpretato da Mary Elizabeth Winstead e Maika Monroe, due delle attrici più solide della scena thriller odierna.
Frankenstein di Guillermo Del Toro, il mito del nuovo Prometeo riletto ai tempi della A.I.
C’è una citazione celebre sul romanzo gotico di Mary Shelley che ci ricorda come: “La conoscenza è sapere che Frankenstein non è il mostro. La saggezza è sapere che Frankenstein è il mostro.”
Ecco, è a questo esatto nodo centrale che gravita attorno il nuovo adattamento di Guillermo Del Toro di un classico della letteratura così iconico dall’essere stato riproposto in mille forme diverse al punto tale che, a volte, a malapena ci ricordiamo quale sia la vera storia: è più facile pensare al buffo mostro dei costumi di Halloween, più che all’intelligentissimo, forbito e doloroso uomo artificiale nato dalla penna di Mary Shelley.
Guillermo Del Toro ci vuole riportare proprio a quella, invece, con fedeltà soprattutto spirituale, ma non solo. La storia di Victor Frankenstein e della sua “Creatura” senza nome è assurta a un livello di archetipo tale che sembra quasi un’urgenza ripeterla, ribadire ancora una volta nel XXI secolo quel memento antico quanto la nostra specie: non giocare a fare Dio.
Mercoledì – Stagione 2: il teen horror confortevole
Lo scorso 6 agosto Netflix ha pubblicato i primi quattro episodi della seconda stagione di Mercoledì, la serie tv ispirata ai personaggi creati dal vignettista Charles Addams nel 1938 e che tre anni fa ha vinto tutti i record di binge watching con la prima stagione; questo 3 settembre sono stati rilasciati gli ultimi quattro episodi, sempre diretti da Tim Burton (Batman, Edward Mani di Forbice) e con la magistrale interpretazione di Jenna Ortega (X: A Sexy Horror Story, Beetlejuice Beetlejuice), incontrastata diva gotica della generazione Alpha.
In questa nuova e tenebrosa avventura vediamo Mercoledì Adams (Jenna Ortega) tornare alla Nevermore, prestigioso istituto per “ragazzi speciali” che vorrebbe essere una Hogwarts dark ma risulta più una X-Mansion per fanciulli problematici.
A House of Dynamite – Ovvero come ho imparato a temere la bomba. A Venezia 82 l’action senza azione di Kathryn Bigelow
Nel 1962 la crisi missilistica di Cuba metteva il mondo davanti alla possibilità di una escalation nucleare tra USA e Unione Sovietica che avrebbe potenzialmente distrutto il mondo.
Nel 1964 Stanley Kubrick diresse Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba, una delle commedie nere più iconiche e famose della storia del cinema in cui una serie di equivoci, ossessioni ed idiozie portano ad una guerra nucleare totale, ragionando ironicamente sul concetto di deterrente atomico e la fragilità di quella pace costruita sulla paura reciproca.
Venezia 82. Jay Kelly, la recensione del film di Noah Baumbach con George Clooney
Una star del cinema in crisi mette in discussione le proprie scelte di vita, rischiando di perdere un ruolo importante per seguire la figlia in un viaggio estivo in giro per l’Europa. La ragazza, che desiderava trascorrere le vacanze con gli amici prima di andare al college, si ritrova coinvolta suo malgrado nel maldestro tentativo di riavvicinamento genitoriale.
Sono queste le premesse di Jay Kelly, nuovo lavoro di Noah Baumbach, presentato in concorso all’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Al cuore del racconto, il conflitto interiore di Jay Kelly, interpretato da George Clooney: un attore di fama internazionale dalla carriera sfavillante e dalla vita affettiva disgregata.
Heresy, la recensione del folk-horror olandese
Non capita spesso, nel panorama dell’horror indipendente europeo, di imbattersi in piccole gemme che riescono a coniugare con così tanta coerenza suggestioni storiche, folklore radicato e tensione psicologica. È il caso di Heresy, o Witte Wievenm nel suo titolo originale, opera prima del giovane regista olandese Didier Konings, disponibile in streaming dal 17 luglio su CG TV. Un film che, pur nella sua brevissima durata di appena 61 minuti, riesce a imporsi per atmosfera e rigore visivo, pur lasciando qualche rimpianto per uno sviluppo che avrebbe meritato più spazio.
Le rose di Versailles – Lady Oscar: il Wish in formato anime
Negli ultimi anni abbiamo appurato quanto, ancora una volta, casa Disney eserciti le sue influenze nella storia del cinema; è infatti dal lontano 2014, proprio col suo sottovalutato Maleficent, che la casa di Topolino si è gettata alle spalle il suo periodo sperimentale (anni 2000-2008) e ha scatenato per il mondo i demoni del reboot e del live action. Non staremo qua a ricordare, per l’ennesima volta, che l’arte del retelling è in realtà una grandissima occasione creativa per valorizzare il meglio che i capolavori del passato hanno da offrirci, ma, piuttosto, armandoci di spirito critico, evidenzieremo la superficialità con cui alcune opere d’arte siano state ridicolizzate e strumentalizzate dalle major dell’animazione.
Venendo al dunque: lo scorso 30 aprile Netflix ha rilasciato sulla propria piattaforma l’attesissimo Le rose di Versailles, film ispirato all’omonimo manga cult del 1972, scritto e disegnato dalla divina Riyoko Ikeda.
Fear Street: Prom Queen, la recensione
Con Fear Street: Prom Queen, Netflix prosegue l’espansione del suo universo horror ispirato ai romanzi di R.L. Stine, offrendo un capitolo standalone che si inserisce temporalmente tra Fear Street Parte Due: 1978 e Fear Street Parte Uno: 1994. Diretto da Matt Palmer, che lo ha anche scritto insieme a Donald McLeary, il film è ambientato nel 1988 a Shadyside, dove il ballo di fine anno si trasforma in un incubo sanguinoso.
Lori Granger (India Fowler) è una studentessa di Shadyside High con un passato familiare oscuro. Decisa a riscattare il nome della sua famiglia, si candida per diventare la reginetta del ballo di fine anno. La competizione è agguerrita, soprattutto con Tiffany Falconer (Fina Strazza), una delle ragazze più popolari della scuola. Quando le altre candidate iniziano a scomparire misteriosamente, Lori si ritrova coinvolta in una serie di omicidi che minacciano di rovinare la serata tanto attesa.
L’Eternauta: quando la qualità arriva nel momento sbagliato
In questo superbo e osannato quarto di secolo, nonostante la sconfinata disponibilità di informazioni, solo una ridicola percentuale ha avuto il privilegio di conoscere a suo tempo L’Eternauta, fumetto scritto da Héctor Germán Oesterheld e disegnato da Francisco Solano López. Mettendo da parte la storia personale, e anche troppo pubblicamente sponsorizzata, dell’ideatore del fumetto – ovvero un martire politico, insieme a tutta la sua famiglia – non possiamo non rendere omaggio alla sua opera con un’analisi più onesta che mai.
L’Eternauta è un graphic novel che fece la sua prima comparsa il 29 settembre 1957 sulla rivista Hora Cero Semanal dell ‘editore Editorial Frontera, e che in pochissimo tempo riuscì a farsi riconoscere come capolavoro in mezzo alla sconfinata e notevole produzione statunitense, franco-belga, italiana e nipponica. Così, dopo aver navigato per anni nei sogni e nei cuori degli appassionati di tutto il mondo, finalmente, la sua incarnazione seriale, è approdata nel catalogo Netflix lo scorso 30 aprile, con la regia di Bruno Stagnaro e la sceneggiatura di Ariel Staltari.









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