Archivio categorie: Netflix
Thrash – Furia dall’oceano, la recensione
Da un po’ di anni a questa parte, il cinema horror di sopravvivenza legato a catastrofi naturali e animali killer sta vivendo una nuova, inattesa epoca d’oro. E non è di certo un caso: questo ritorno è strettamente connesso alla crescente attenzione verso l’emergenza ambientale. Eventi come alluvioni, tsunami e l’avvicinamento di grandi predatori acquatici alle zone urbane trovano una loro plausibilità proprio nel contesto del cambiamento climatico e del surriscaldamento globale, fenomeni reali che stanno alterando gli ecosistemi e i comportamenti delle specie animali. In questo senso, il recente successo di Under Paris di Xavier Gens ha dimostrato quanto il pubblico sia ancora affamato di questo tipo di narrazione, capace di unire tensione e sottotesto contemporaneo. Ed è proprio su questa scia che si inserisce Thrash – Furia dall’oceano, shark-movie catastrofico diretto da Tommy Wirkola e prodotto da Sony Pictures, distribuito in esclusiva su Netflix.
One Piece – Stagione 2: un sequel a prova di bomba
Il 31 agosto 2023 Netflix, come un novello Gol D. Roger, ha messo a disposizione di tutti la prima stagione di One Piece. Tratta dall’omonimo manga di Eiichiro Oda – autentico capolavoro del fumetto mondiale – questa serie live action ha dato inizio a quella che, si spera, potrà diventare l’epoca d’oro dei “cine-manga”.
Come avevamo già fatto notare, se in Giappone gli adattamenti con attori in carne e ossa vantano oltre mezzo secolo di storia, in Occidente non sono mai riusciti davvero ad attecchire. Un fallimento purtroppo giustificato sia dalla scarsa qualità artistica che dalle profonde divergenze culturali: basti pensare al live action del celeberrimo Death Note (la cui trasposizione anime resta uno dei capolavori di inizio millennio) prodotto dalla stessa Netflix nel 2017, il cui risultato fu un’americanata così sacrilega da poter diventare la pietra miliare di un filone di film parodici.
Stranger Things: 10 citazioni fanta-horror che infestano la serie e timeline ragionata delle influenze
Stranger Things si è concluso: dopo 9 anni e 5 stagioni la serie più celebre e iconica di Netflix ha scritto la parola fine con un lungo episodio che la notte del 1° gennaio ha mandato in crash la piattaforma streaming. Qui non vogliamo analizzare il finale di stagione, ma fare un passo immersivo dentro la serie dei fratelli Duffer per cercare le influenze cinematografiche che hanno forgiato la forte personalità di questa serie.
Parlare di Stranger Things solo come di un’operazione nostalgia è riduttivo. Certo, gli anni ’80 sono ovunque: biciclette, walkie-talkie, sintetizzatori, abbigliamento, poster alle pareti. Ma sotto la superficie rassicurante del citazionismo pop, la serie dei fratelli Duffer lavora su un immaginario molto più cupo, uscito direttamente dal cinema horror e fantascientifico, quello della mutazione e della perdita di controllo.
La mano sulla culla, la recensione del remake
Quando nel 1992 La mano sulla culla arrivò al cinema, il thriller domestico viveva uno dei suoi momenti più floridi. Il film di Curtis Hanson, con Rebecca De Mornay nei panni della babysitter psicopatica, divenne rapidamente un classico del genere: una storia di invasione familiare, tensioni latenti e paranoia materna che, a più di trent’anni di distanza, mantiene intatto il suo potere disturbante.
Oggi, in un’epoca in cui la sicurezza del nucleo domestico è nuovamente percepita come fragile e vulnerabile, quel film risuona ancora con sorprendente attualità. Non stupisce, quindi, che Hollywood abbia deciso di rispolverarlo per un remake contemporaneo, affidato alla regia della messicana Michelle Garza Cervera e interpretato da Mary Elizabeth Winstead e Maika Monroe, due delle attrici più solide della scena thriller odierna.
Frankenstein di Guillermo Del Toro, il mito del nuovo Prometeo riletto ai tempi della A.I.
C’è una citazione celebre sul romanzo gotico di Mary Shelley che ci ricorda come: “La conoscenza è sapere che Frankenstein non è il mostro. La saggezza è sapere che Frankenstein è il mostro.”
Ecco, è a questo esatto nodo centrale che gravita attorno il nuovo adattamento di Guillermo Del Toro di un classico della letteratura così iconico dall’essere stato riproposto in mille forme diverse al punto tale che, a volte, a malapena ci ricordiamo quale sia la vera storia: è più facile pensare al buffo mostro dei costumi di Halloween, più che all’intelligentissimo, forbito e doloroso uomo artificiale nato dalla penna di Mary Shelley.
Guillermo Del Toro ci vuole riportare proprio a quella, invece, con fedeltà soprattutto spirituale, ma non solo. La storia di Victor Frankenstein e della sua “Creatura” senza nome è assurta a un livello di archetipo tale che sembra quasi un’urgenza ripeterla, ribadire ancora una volta nel XXI secolo quel memento antico quanto la nostra specie: non giocare a fare Dio.
Mercoledì – Stagione 2: il teen horror confortevole
Lo scorso 6 agosto Netflix ha pubblicato i primi quattro episodi della seconda stagione di Mercoledì, la serie tv ispirata ai personaggi creati dal vignettista Charles Addams nel 1938 e che tre anni fa ha vinto tutti i record di binge watching con la prima stagione; questo 3 settembre sono stati rilasciati gli ultimi quattro episodi, sempre diretti da Tim Burton (Batman, Edward Mani di Forbice) e con la magistrale interpretazione di Jenna Ortega (X: A Sexy Horror Story, Beetlejuice Beetlejuice), incontrastata diva gotica della generazione Alpha.
In questa nuova e tenebrosa avventura vediamo Mercoledì Adams (Jenna Ortega) tornare alla Nevermore, prestigioso istituto per “ragazzi speciali” che vorrebbe essere una Hogwarts dark ma risulta più una X-Mansion per fanciulli problematici.
A House of Dynamite – Ovvero come ho imparato a temere la bomba. A Venezia 82 l’action senza azione di Kathryn Bigelow
Nel 1962 la crisi missilistica di Cuba metteva il mondo davanti alla possibilità di una escalation nucleare tra USA e Unione Sovietica che avrebbe potenzialmente distrutto il mondo.
Nel 1964 Stanley Kubrick diresse Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba, una delle commedie nere più iconiche e famose della storia del cinema in cui una serie di equivoci, ossessioni ed idiozie portano ad una guerra nucleare totale, ragionando ironicamente sul concetto di deterrente atomico e la fragilità di quella pace costruita sulla paura reciproca.
Venezia 82. Jay Kelly, la recensione del film di Noah Baumbach con George Clooney
Una star del cinema in crisi mette in discussione le proprie scelte di vita, rischiando di perdere un ruolo importante per seguire la figlia in un viaggio estivo in giro per l’Europa. La ragazza, che desiderava trascorrere le vacanze con gli amici prima di andare al college, si ritrova coinvolta suo malgrado nel maldestro tentativo di riavvicinamento genitoriale.
Sono queste le premesse di Jay Kelly, nuovo lavoro di Noah Baumbach, presentato in concorso all’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Al cuore del racconto, il conflitto interiore di Jay Kelly, interpretato da George Clooney: un attore di fama internazionale dalla carriera sfavillante e dalla vita affettiva disgregata.
Heresy, la recensione del folk-horror olandese
Non capita spesso, nel panorama dell’horror indipendente europeo, di imbattersi in piccole gemme che riescono a coniugare con così tanta coerenza suggestioni storiche, folklore radicato e tensione psicologica. È il caso di Heresy, o Witte Wievenm nel suo titolo originale, opera prima del giovane regista olandese Didier Konings, disponibile in streaming dal 17 luglio su CG TV. Un film che, pur nella sua brevissima durata di appena 61 minuti, riesce a imporsi per atmosfera e rigore visivo, pur lasciando qualche rimpianto per uno sviluppo che avrebbe meritato più spazio.










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