Godzilla e Kong – Il nuovo impero, la recensione

Nell’anno in cui Godzilla vince un Oscar grazie al magnifico lavoro svolto dal team del nipponico Godzilla Minus One, il lucertolone nato nel 1954 nel capolavoro di Ishirō Honda per esorcizzare la minaccia nucleare torna sul grande schermo per il nuovo capitolo del MonsterVerse, per la precisione il quinto, Godzilla e Kong – Il nuovo impero. In cabina di regia c’è, per la seconda volta di seguito, il simpatico Adam Wingard che dopo Godzilla vs Kong ci ha preso gusto a far incontrare e scontrare i due titani in gargantueschi cross-over.

Dopo gli eventi di Godzilla vs Kong, il gorilla vive stabilmente nella Terra Cava, dove c’è anche un avamposto della Monarch che lo tiene sotto controllo, mentre il lucertolone abita gli abissi dell’oceano manifestandosi di tanto in tanto anche fuori dall’acqua. Tutto sembra procedere pacificamente ma la giovane Jia, unica superstite del popolo degli Iwi e capace di comunicare con Kong, comincia ad avere confuse visioni che sembra condividere proprio con lo scimmione. La dottoressa Ilene Andrews, madre adottiva di Jia, capisce che gli incubi della ragazzina sono in qualche modo collegati a strani fenomeni sismografici che sembrano agitare anche Godzilla portandolo a una anomala caccia ai kaiju. La dott. Andrews, dopo aver reclutato il podcaster Bernie Hayes e il veterinario Trapper, parte insieme a loro e Jia verso la Terra Cava per capire l’origine di queste misteriose attività. Da lì a poco, Kong scopre una zona interna della Terra Cava in cui vive un popolo di suoi simili che meditano da millenni di trovare un passaggio per conquistare la Terra di superficie.

Il percorso che sta seguendo il MonsterVerse non è troppo differente da quello già solcato nei decenni passati dalla Toho con i film dedicati al lucertolone radioattivo e i suoi compagni kaiju. Si partiva da un prototipo serio e metafora di paure reali per trasformarsi rapidamente in un giocattolo ironico, a volte grottesco, votato all’esagerazione. Adam Wingard, dunque, è molto coerente con il percorso che ha iniziato con Godzilla vs Kong e offre allo spettatore esattamente quello che promette, ovvero mostri titanici che si picchiano in match spaccatutto. Ma stavolta viene a mancare l’ossatura narrativa al film, una storia vera che possa fare da cornice e cucire insieme una serie di scontri epici e spettacolari.

È un grande errore prendere sottogamba film come questo e pensare che l’unica cosa che conta sono i mostri che si menano! Il filone kaiju-eiga è sì sinonimo di divertimento scanzonato, ma ha in primis un nobilissimo intento, ovvero raccontare le paure più grandi di interi popoli, quelli più esposti ai fenomeni naturali, in un processo di espiazione contro le barbarie che l’essere umano compie verso Madre Natura. Il kaiju-eiga parla di noi, parla della Storia; nel momento in cui qualcuno esclama “ma sono solo filmetti per farsi due risate!” vuol dire che qualcosa è andato storto. E in Godzilla e Kong – Il nuovo impero qualcosa è andato storto davvero perché manca il dramma, la filosofia del kaiju-eiga si fa minuscola fino a scomparire, sovrastata proprio da uno spettacolo di intrattenimento fine a se stesso in cui rimangono solo i “mostri che si menano”.

Wingard coglie solo l’aspetto ludico del materiale che ha tra le mani, lo carica all’ennesima potenza fregandosene della logica interna al racconto, della fanta-scienza creata fino a quel momento e azzerando quasi del tutto la presenza umana all’interno del film.

Quest’ultimo punto è senza dubbio la risposta ad anni di critiche all’elemento umano nei film del MonsterVerse, vissuto dal pubblico più come un noioso fardello che un propulsore emotivo e narrativo, eppure quel poco di “umano” che è presente in Godzilla e Kong – Il nuovo impero sembra il più pesante subito fino ad oggi perché palesemente intruso. Sarebbe stato molto più interessante e coraggioso, a questo punto, eliminare completamente gli umani dal film e concentrarsi esclusivamente sulle esplorazioni di Kong nella Terra Cava e la furia distruttiva di Godzilla sulla Terra in una sorta di film d’animazione con background live action; perché, parliamoci chiaramente, seguire una Jia adolescente che sviluppa poteri extrasensoriali e, accompagnata dalla mamma, si fa erede di una tradizione tribale è probabilmente il punto più astruso, forzato e meno interessante di tutta la saga.

Se escludiamo la presenza della new entry umana Trapper, simpatico veterinario di mostri interpretato da Dan Stevens che guadagnerà facilmente il favore del pubblico, gli altri due umani – la dott. Andrews di Rebecca Hall e il podcaster di Bryan Tyree henry – hanno l’unica funzione di spiegare con le parole gli sviluppi più intricati della trama, sottraendosi completamente al più minimo arco narrativo. Questo denota una scrittura molto superficiale, probabilmente disinteressata, forse perfino frettolosa che tende a temporeggiare nella prima metà del film in una sorta di excursus etologico sui mostri per concentrare nella seconda metà gran parte degli eventi, una vera e propria corsa ad ostacoli strapiena di inciampi narrativi dei quali non ci si preoccupa più di tanto.

Godzilla e Kong – Il nuovo impero è a conti fatti un film su Kong in cui Godzilla fa una partecipazione straordinaria. Lo scimmione di Skull Island è il vero protagonista della vicenda e sulla sua crescita e presa di coscienza si incentra il film; anche i villain sono strettamente collegati a Kong uno specchio distorto del suo essere un potenziale Re. Godzilla, invece, appare quasi come un pretesto per gran parte del film, fino all’utilità nel gioco di squadra che assume solo nell’ultimo quarto d’ora, durante lo scontro finale, per far sì che i due team di mostri possano combattere ad armi pari. Gli scontri, come si diceva, sono decisamente gustosi e strutturati come dei match di wrestling con un momento in assenza di gravità davvero folle e immaginifico.

Troppe le leggerezze narrative, i difetti strutturali e il lassismo logico per poter ritenere riuscito Godzilla e Kong – Il nuovo impero, che a conti fatti risulta il tassello più debole di tutto il MonsterVerse cine-televisivo. Se avete meno di 12 anni o vi accontentate di mostri giganti che si picchiano come fabbri ok, qui c’è pane per i vostri denti, ma se siete convinti, come me, che il kaiju-eiga abbia una certa dignità e una filosofia che vada oltre il mero guilty pleasure, questo film non può che lasciare l’amaro in bocca.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Il look dei mostri.
  • Gli scontri sono effettivamente molto divertenti e spettacolari.
  • Praticamente non c’è una sceneggiatura.
  • Nonostante sia notevolmente ridotta la parte umana, quei momenti sono dannatamente noiosi e poco interessanti.
  • Gli eventi sono mal scanditi e la seconda parte è troppo fitta, quasi disordinata.
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Godzilla e Kong - Il nuovo impero, la recensione, 6.0 out of 10 based on 1 rating

One Response to Godzilla e Kong – Il nuovo impero, la recensione

  1. Telodico Ate ha detto:

    Dopo 10 minuti ho smesso di guardare quel mattone tremendo.

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