Archivio categorie: Horrorside

Psycho Killer, la recensione

Quella dei serial killer è una moda che, a ben vedere, non è mai veramente passata. Il cinema se ne è innamorato da decenni, dai primi film sonori alla stagione dei grandi thriller polizieschi degli anni ’70, fino alla definitiva consacrazione con Il silenzio degli innocenti e, soprattutto, Se7en, mentre negli ultimi anni il fenomeno è stato ulteriormente alimentato dall’enorme successo dei true crime televisivi, delle docuserie e dei podcast dedicati a omicidi reali e assassini seriali. Il pubblico sembra non essere mai sazio di entrare nella mente del mostro, cercando di analizzare ciò che spesso è impossibile comprendere.

Non sorprende quindi che il cinema continui a riproporre serial killer più o meno originali, ma fa certamente un certo effetto ritrovare dietro a uno di questi progetti un nome come Andrew Kevin Walker, lo sceneggiatore di Se7en. E se David Fincher non è della partita, Walker torna comunque alle proprie ossessioni con Psycho Killer, sceneggiatura sviluppata per anni e affidata infine a Gavin Polone, qui al debutto nella regia di un lungometraggio. A completare il richiamo per gli appassionati dell’horror contemporaneo ci pensano i produttori: Roy Lee, già dietro Barbarian e Weapons, figura tra i produttori del film.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Venezia 83. L’estranea, la recensione

Un patto col diavolo per raccontare l’orrore ben più terreno delle dinamiche famigliari: L’estranea è il nuovo lavoro di Paolo Strippoli, che dopo Piove e La Valle dei Sorrisi conclude un’ideale “trilogia della pioggia” con l’esordio in concorso all’83ª Mostra del Cinema di Venezia.

Roma. Una giornata di pioggia battente. Anna (Jasmine Trinca) si presenta alla porta di casa di sua figlia Alice (Romana Maggiora Vergano) dichiarando di doverle fare delle rivelazioni sconvolgenti sulla loro storia famigliare. Ricorda un evento dell’infanzia di Alice: da bambina era stata morsa dal cane di famiglia, rischiando di perdere la gamba.

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Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
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The Mortuary Assistant – Anatomia di un incubo, la recensione

La paura dei morti è qualcosa di molto più profondo della semplice paura degli zombie o dei fantasmi. Un cadavere non è soltanto un elemento macabro, è il corpo di qualcuno che fino a poco prima era vivo e che ora ci mette brutalmente davanti alla nostra stessa finitezza. Guardare un corpo senza vita significa confrontarsi, anche inconsciamente, con ciò che non possiamo conoscere: la morte, ciò che viene dopo, la progressiva dissoluzione del corpo umano e, più in generale, la consapevolezza che quella stessa condizione riguarderà inevitabilmente anche noi. È una paura che l’horror ha trasformato in materia narrativa praticamente da sempre, collegandola poi a fantasmi, demoni e mostri di ogni genere.

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Train to Busan, la recensione dello zombie movie di Yeon Sang-ho

Tra i tanti filoni del genere horror, lo zombie movie è quello che più di tutti ha saputo stare al passo con i tempi e adeguarsi ai nuovi gusti del pubblico. Ne sono una testimonianza le numerose serie tv con protagonisti i morti viventi, The Walking Dead e Z Nation su tutti, e i tanti titoli provenienti da ogni parte d’Europa che hanno contribuito a rendere questo genere un fenomeno su scala universale a anche molto vario in quanto a tematiche ed approccio sia narrativo che stilistico: dalla saga mockumentary spagnola [Rec] passando per l’action francese La Horde fino ad arrivare all’esilarante commedia britannica London Zombies.

Insomma, un clima fervente nel quale non poteva mancare il cinema orientale che fa sentire la sua voce con Train To Busan del regista sudcoreano Yeon Sang-ho, presentato all’undicesima edizione della Festa del cinema di Roma ed autentica rivelazione della manifestazione capitolina. Un film che sa abbinare intrattenimento e temi profondi in maniera molto equilibrata in quanto diverte senza mai scadere nel trash e regala momenti melodrammatici molto intensi, a tratti però alleggeriti dalla consueta ironia orientale che non fa mai prendere tutto troppo sul serio.

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Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
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L’uomo dei sussurri, la recensione

L’ultimo film prodotto da Netflix, L’uomo dei sussurri, è la dimostrazione di un processo di lavorazione che, ormai da tempo, sembra applicare una formula sempre più standardizzata: costruire un’opera efficace quasi a tavolino, affidandone gran parte del peso alla presenza di interpreti di grande richiamo, anche a discapito di regia, sceneggiatura e messa in scena. In questo caso, il prestigio del cast ruota attorno a Robert De Niro e Michael Keaton, affiancati da Adam Scott e Michelle Monaghan. A dirigere il lungometraggio è James Ashcroft, che si cimenta nella sua terza regia, dopo essersi fatto notare dal pubblico internazionale al festival di Sitges grazie all’horror psicologico The Rule of Jenny Pen.  

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Holy Night – I Cacciatori di Demoni, la recensione

Se c’è una cosa che il cinema dell’Estremo Oriente ha dimostrato di saper fare particolarmente bene è mescolare l’orrore con le arti marziali. Alla base di questa tradizione c’è anche il folklore dei jiangshi, i celebri cadaveri ambulanti della cultura cinese, diventati protagonisti di un intero filone del cinema di Hong Kong a partire da Mr. Vampire (1985) di Ricky Lau. In quei film sacerdoti taoisti, talismani, rituali, creature soprannaturali e combattimenti acrobatici convivevano naturalmente, trasformando l’esorcista in una figura a metà tra il religioso e il guerriero. Una formula che sarebbe stata ripresa e reinterpretata anche in opere più cupe e autoriali come Rigor Mortis (2013) di Juno Mak.

Il cinema sudcoreano contemporaneo ha invece sviluppato una strada diversa, contaminando l’horror soprannaturale con l’action e, in tempi più recenti, con l’immaginario supereroistico. Un esempio particolarmente calzante è The Divine Fury (2019) di Kim Joo-hwan, nel quale un campione di MMA scopre di possedere poteri legati alle stigmate e finisce per collaborare con un sacerdote esorcista.

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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The Rage, la recensione

Dmitriy Dyachenko è un nome che, almeno in patria, difficilmente ha bisogno di presentazioni. Il regista russo ha costruito gran parte della propria carriera intorno al cinema popolare, passando dalla commedia al fantasy fino a diventare uno dei principali artefici del successo della trilogia di The Last Warrior, kolossal fiabesco che ha conquistato il pubblico russo. Un percorso che rende ancora più curioso The Rage (Beshenstvo), perché con questo film Dyachenko abbandona le atmosfere fantastiche e familiari dei suoi lavori più fortunati per immergersi in un thriller cupo, ambientato tra neve, taiga e animali selvaggi. Un cambio di registro piuttosto netto per un regista abituato a produzioni decisamente più rassicuranti, anche se The Rage conserva una vocazione per il cinema popolare e spettacolare. Il film è stato realizzato con un budget nell’ordine dei 200 milioni di rubli, una cifra importante per una produzione russa di questo tipo, ma al botteghino non ha ottenuto risultati particolarmente brillanti, fermandosi ben lontano dall’essere un successo commerciale.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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IT ENDS: l’horror di Alexander Ullom arriverà in Italia per Halloween

Una strada apparentemente senza fine, quattro amici, un viaggio notturno che si trasforma progressivamente in un incubo dal quale sembra impossibile uscire. È questa la premessa di IT ENDS, esordio nel lungometraggio di Alexander Ullom, che arriverà nei cinema italiani dal 28 ottobre, in tempo per Halloween, distribuito da I Wonder Pictures. In occasione dell’annuncio è stato diffuso anche il teaser poster italiano del film.

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Get Away – Fuga senza uscita, la recensione della folk-horror comedy con Nick Frost

L’estate è da sempre il palcoscenico ideale per i brividi più intensi, quella stagione sospesa in cui la leggerezza delle calde serate si sposa con le ombre inquietanti del cinema horror. È proprio in questa precisa atmosfera che si inserisce Get Away – Fuga senza uscita, un’opera che si diverte a trasformare una soleggiata e apparentemente idilliaca vacanza in famiglia nel peggiore degli incubi. Muovendosi con disinvoltura lungo il sottile confine che separa l’inquietudine del folk horror dall’ironia della commedia irriverente, il lungometraggio diretto da Steffen Haars gioca costantemente a scardinare i cliché del genere; trovando la sua vera ancora di salvezza nel carisma magnetico, sornione e stralunato di un Nick Frost perfetto per il ruolo.

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Insidious: Fuori dall’Altrove, la recensione del sesto capitolo della saga

Nata nel 2010 dall’incontro tra James Wan e Leigh Whannell, la saga di Insidious ha rappresentato uno dei piccoli grandi miracoli commerciali dell’horror contemporaneo. Realizzato con appena 1,5 milioni di dollari, il primo film ne incassò circa 100 milioni in tutto il mondo, trasformando un progetto relativamente economico in una macchina da sequel e contribuendo in maniera importante a lanciare le carriere dei suoi due autori. Da allora sono arrivati altri quattro capitoli, fino a Insidious: La porta rossa del 2023, e ora Insidious: Fuori dall’Altrove, il sesto episodio, tutti pensati per il grande schermo. Una longevità che si spiega facilmente guardando i numeri: i primi cinque film hanno superato complessivamente i 730 milioni di dollari worldwide, dimostrando quanto il pubblico sia rimasto affezionato all’orrore dell’Altrove.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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