Archivio categorie: Recensioni

Deep Water – Incubo dagli abissi, la recensione

La carriera di Renny Harlin è una di quelle che raccontano perfettamente le parabole di Hollywood. Il regista finlandese si fa notare con l’horror, firmando quello che ancora oggi molti considerano il miglior Nightmare non craveniano, per poi diventare negli anni Novanta uno dei nomi di punta del cinema action grazie a successi come 58 minuti per morire, Cliffhanger e Spy. Tra i titoli più amati della sua filmografia c’è però anche Blu profondo, brillante ibrido tra horror squalesco e spettacolo d’azione che, col tempo, è stato giustamente rivalutato fino a diventare un piccolo cult del genere. Negli ultimi vent’anni Harlin ha continuato a lavorare con grande prolificità, alternando produzioni di ogni tipo senza riuscire a ritrovare lo smalto dei tempi migliori. E dopo aver ripercorso proprio il genere horror con la trilogia (suicida) di The Strangers, per Harlin continua l’impresa di ritornare alle origini con Deep Water – Incubo dagli abissi, che rappresenta quasi un tentativo di riallacciare il filo con quel cinema spettacolare che lo aveva reso celebre.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Rosario, la recensione

Il cinema horror ha spesso trovato nelle religioni sincretiche e nei culti popolari un terreno fertile per raccontare storie di possessioni, maledizioni e presenze ultraterrene. Dal voodoo haitiano alla santería cubana, passando per riti esoterici e credenze ancestrali provenienti da ogni parte del mondo, il genere ha più volte trasformato il folklore in materia da incubo. Con Rosario, però, l’esordiente Felipe Vargas sceglie una strada decisamente meno battuta, portando sullo schermo il Palo, religione afro-cubana raramente rappresentata dal cinema e ricca di suggestioni visive, rituali e simbolismi. Un punto di partenza sicuramente intrigante per un horror che, pur senza reinventare il genere, riesce a distinguersi grazie alla forza del proprio immaginario.

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Odissea, la recensione del kolossal di Christopher Nolan

C’è un motivo se, dopo quasi tremila anni, l’Odissea continua a essere uno dei pilastri della narrativa occidentale. Non è soltanto un poema epico, un punto zero della narrativa avventurosa e fantastica, ma uno straordinario modello di storytelling che ha influenzato secoli di letteratura, teatro, cinema e fumetto, dando forma ad archetipi ancora oggi utilizzati: il viaggio dell’eroe, il ritorno a casa, il confronto con il diverso, l’uomo che sopravvive grazie all’intelligenza più che alla forza. Portare oggi Omero sul grande schermo significava confrontarsi non solo con un classico, ma con una delle fondamenta stesse del racconto. E forse, nel panorama contemporaneo, Christopher Nolan era davvero l’unico autore capace di affrontare un’impresa simile. Perché il suo cinema, più di quello di molti altri registi della sua generazione, ha quasi sempre dialogato con la monumentalità dei kolossal della vecchia Hollywood senza rinunciare a una forte identità autoriale.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Synchronic, la recensione

La parabola dei registi di Synchronic, Justin Benson e Aaron Scott Moorhead, è quanto mai esplicativa del panorama cinematografico statunitense e delle dinamiche creative e produttive connesse alla realizzazione di un lungometraggio. Il duo artistico, dopo aver autoprodotto con un budget irrisorio Resolution, Spring e The Endless, opere imperfette eppure brillanti per inventiva e capacità di scrittura, proseguono l’esplorazione del genere fantasy/horror con Synchronic. Presentato al Toronto International Film Festival del 2019, la pellicola può contare sulla partecipazione di interpreti del calibro di Anthony Mackie, pilastro dell’universo Marvel che ha raccolto l’eredità di Captain America, e Jamie Dornan, affermatosi nella trilogia di Cinquanta sfumature.

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Il mondo oltre, la recensione del film post-apocalittico diretto da Dario Germani

Il cinema post-apocalittico, ormai, parla sempre meno della fine del mondo e sempre di più della fragilità dell’essere umano. La catastrofe, che sia nucleare, climatica o di altra natura, diventa spesso un semplice pretesto per isolare un piccolo gruppo di personaggi e osservare come cambino i loro rapporti quando la società viene meno. È un filone che ha trovato grande fortuna anche nel cinema indipendente, dove l’apocalisse rappresenta spesso una soluzione produttiva oltre che narrativa: pochi personaggi, un’unica location e il conflitto tutto concentrato all’interno di un microcosmo. Il mondo oltre, nuovo film di Dario Germani, si inserisce proprio in questo solco con un racconto intimo che preferisce le relazioni umane agli effetti spettacolari della fantascienza.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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La Casa – Il rogo del male, la recensione

Ci sono film horror che reinventano un genere e altri che, più semplicemente, ne comprendono alla perfezione l’essenza. La Casa – Il rogo del male appartiene senza dubbio alla seconda categoria. A oltre quarant’anni dall’esordio della saga ideata da Sam Raimi, il franchise di Evil Dead continua, infatti, a sorprendere per la sua capacità di cambiare pelle senza perdere la propria identità. Dopo la trilogia originale – culminata con il cult L’armata delle tenebre – il mondo dei Deadites è proseguito con le tre divertentissime stagioni della serie Ash vs Evil Dead, prima che il reboot del 2013 firmato da Fede Álvarez ridefinisse completamente le coordinate della saga. Meno ironia, quasi nessuna concessione alla comicità slapstick introdotta da La Casa 2, molto più orrore fisico, sangue e disperazione. Da quel momento ogni capitolo è diventato una storia autonoma, legata alle altre solo dalla mitologia del Necronomicon e dei demoni kandariani, ma soprattutto da un tema comune: la famiglia.

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Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Citizen Vigilante, la recensione del discusso film di Uwe Boll

C’è un motivo se il nome di Uwe Boll continua a evocare, ancora oggi, reazioni istintive tra gli appassionati di cinema. Per anni il regista tedesco è stato etichettato come “il peggior regista della storia”, definizione diventata talmente celebre da essere finita perfino sulla sua pagina di Wikipedia. Una fama costruita soprattutto nei primi anni Duemila, quando Boll si specializzò negli adattamenti cinematografici di videogiochi celebri come House of the Dead, Alone in the Dark, BloodRayne, In the Name of the King, Far Cry e Postal: produzioni che, oltre a essere spesso modeste dal punto di vista tecnico, sembravano ignorare completamente lo spirito delle opere originali.

Eppure sarebbe ingeneroso fermarsi a quell’etichetta. Con il tempo Boll aveva trovato una sua dimensione nel B-movie più sporco e provocatorio. Film come Seed, Stoic, Rampage, Assalto a Wall Street e Darfur non erano certo grandi opere, ma possedevano almeno un’idea, una direzione precisa e una discreta coerenza artigianale. Citizen Vigilante, almeno sulla carta, sembrava appartenere proprio a questa fase della sua carriera. Il risultato, invece, rappresenta una clamorosa involuzione: un’opera disastrosa praticamente sotto ogni punto di vista.

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Valutazione: 3.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Influencer 2, la recensione

Influencer – L’isola delle illusioni era stata una delle sorprese thriller del 2022. Un piccolo film capace di sfruttare con intelligenza il tema dell’identità digitale, dei social network e dell’ossessione per l’apparenza, trasformando il viaggio da sogno di una content creator in un incubo psicologico. A tre anni di distanza arriva il seguito, Influencer 2 (noto anche con il titolo Influencers), diretto ancora una volta da Kurtis David Harder, con il ritorno di Cassandra Naud, Emily Tennant e l’ingresso nel cast di Jonathan Whitesell nel ruolo dello streamer Jacob. Più che un sequel, è il naturale completamento della storia iniziata nel primo capitolo.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Influencer – L’isola delle illusioni, la recensione

Negli ultimi anni un particolare tema ha iniziato a occupare sempre più spazio nel cinema di genere: l’ossessione per la visibilità. I social network hanno cambiato il modo di raccontare noi stessi e, inevitabilmente, anche quello di raccontare il thriller. Influencer – L’isola delle illusioni di Kurtis David Harder parte proprio da questa riflessione e costruisce un gioco di identità, apparenze e manipolazione sorprendentemente efficace.

Madison è una giovane influencer in vacanza in Thailandia. Viaggia da sola, mentre il fidanzato la raggiungerà solo in un secondo momento. L’incontro con la misteriosa CW sembra l’inizio di una nuova amicizia: l’enigmatica ragazza la conduce alla scoperta di angoli incontaminati dell’isola e le offre quell’avventura autentica che i social promettono continuamente ma raramente mantengono. Ben presto, però, dietro il sorriso di CW si nasconde un piano molto più oscuro.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Minions & Monsters, la recensione

Il cinema d’animazione contemporaneo sta attraversando una fase particolarmente interessante. Se per anni è stata la Pixar a dettare la linea, dimostrando che un film per bambini potesse emozionare e far riflettere anche gli adulti, oggi quella lezione sembra aver contagiato buona parte degli altri studios. Sempre più produzioni cercano una doppia lettura: da un lato colori, ritmo e comicità per i più piccoli, dall’altro riferimenti culturali, profondità tematica ed emotività capaci di parlare agli spettatori cresciuti. L’ultima, sorprendente, ad abbracciare questa filosofia è Illumination, che con Minions & Monsters firma probabilmente il capitolo più ambizioso e inaspettato dedicato ai suoi irresistibili esserini gialli.

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Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
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