Venezia 83. Look Back, la recensione
Presentato in concorso alla 83ª Mostra del Cinema di Venezia, Look Back è l’ultima fatica del maestro Hirokazu Kore’eda.
Tratto dall’omonimo manga di Tatsuki Fujimoto, il film racconta della tenera amicizia tra due ragazzine, Fujino e Kyomoto, unite dalla passione per il disegno e dal sogno di diventare mangaka. Le loro strade si incrociano per la prima volta alle scuole elementari, quando entrambe si ritrovano a disegnare delle strisce per il giornalino scolastico. Tuttavia, dato che Kyomoto soffre di una forte ansia sociale che le impedisce di frequentare la scuola, le due si incontreranno solo qualche anno più tardi. Da lì, le ragazze costruiranno il loro legame. Insieme cresceranno e, senza rendersene conto, troveranno se stesse mentre sono impegnate a dare forma ai propri desideri.
Kore’eda torna a raccontare la natura umana attraverso il suo sguardo profondamente empatico. Il regista dirige le giovani interpreti in modo tale da ottenere scambi del tutto naturali. Sia le giovanissime Furi Nanase (Fujino) e Rokka Okada (Kyomoto) che le loro controparti più cresciute – rispettivamente Natsuki Deguchi e Aju Makita – fanno un ottimo lavoro, nonostante i loro personaggi non siano delineati in maniera netta quanto le loro dinamiche relazionali. La sceneggiatura non è fitta di dialoghi, bensì di sguardi, di sorrisi e di spazi condivisi. La pellicola non punta ad essere un susseguirsi di eventi, ma una collezione di attimi di bellezza quotidiana. Il ritmo risulta quindi volutamente lento, ma non annoia mai perché è come se lo spettatore entrasse in una bolla, insieme alle due piccole amiche.
Look Back è un film estremamente delicato. L’amicizia tra le due protagoniste è pura, nel senso che è caratterizzata da un affetto e da una dolcezza tali da non lasciare spazio a malizia. Fujino e Kyomoto si aggirano per il mondo a braccetto, con la curiosità tipica dell’artista che usa la realtà come materiale grezzo e rende straordinarie anche le cose più ordinarie. Sono l’una la forza dell’altra: Kyomoto è spronata dall’entusiasmo e dalla sicurezza di Fujino a forzare i propri blocchi e ad uscire di casa; Fujino è motivata dal supporto e dall’ammirazione incondizionati di Kyomoto a dare il meglio di sé e ad essere sempre più ambiziosa come mangaka. Per la maggior parte della vicenda, le ragazze si definiscono per lo più all’interno del loro rapporto piuttosto che nella loro individualità. Ciò rappresenta il nodo emotivo e il conflitto centrale della pellicola. Il loro legame è creativo e trasformativo, ma nasce in un momento della vita in cui le cose sono destinate a cambiare, talvolta in maniera repentina.
L’opera è visivamente di grande impatto. La macchina da presa immortala le ambientazioni rurali con colori brillanti, al punto da sembrare tavole di una graphic novel o frame di un film dello Studio Ghibli. Anche la colonna sonora contribuisce a creare un’atmosfera intima, a tratti commovente. Lo spettatore non può far altro che osservare con meraviglia ciò che gli viene mostrato sullo schermo, diventando partecipe della magia che cattura le due protagoniste.
In conclusione, per gli amanti della cultura giapponese e non solo, Look Back è un film da non perdere.
Francesca Ranaldo
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