M3GAN 2.0, la recensione

Quando due anni fa, Blumhouse e Atomic Monster univano le forze per dar vita a M3GAN, nessuno avrebbe immaginato che stava per nascere una nuova icona horror. Non che di bambole assassine non ne avessimo già (Chucky rimane ancora insuperato, però), ma il regista Gerard Johnstone e lo sceneggiatore Akela Cooper avevano toccato le corde giuste per parlare di dipendenza dei più giovani dalla tecnologia. Un problema reale che tanti genitori e insegnanti si trovano quotidianamente ad affrontare, ma virato in atmosfere horror.

Visto l’ottimo successo del film del 2023, era inevitabile che le due case di produzione, nel frattempo fusesi, mettessero presto in cantiere un sequel, a cui lo stesso team artistico e tecnico è tornato a lavorare. Ma mai avremmo potuto immaginare che M3GAN 2.0 cambiasse così drasticamente pelle trasformandosi in una commedia d’azione dalle suggestioni da spy-story fantascientifica!

Dopo la brutta avventura con il prototipo della bambola M3GAN, Gemma si è impegnata in prima linea per promuovere la regolamentazione e il controllo delle nuove tecnologie robotiche e l’intelligenza artificiale, mentre sua nipote Cady, ormai adolescente, sta seguendo la strada che aveva intrapreso sua zia, dimostrando una grande abilità con l’ingegneria robotica. Quando Gemma e Cady finiscono al centro di un blitz dell’FBI capiscono che sono diventate il bersaglio di un’arma robotica antropomorfa che è stata sviluppata in segreto partendo dal software da cui fu progettata M3GAN e inizialmente utilizzata dall’esercito americano per delicate missioni belliche. Ora quell’arma, chiamata AMELIA, ha sviluppato una propria coscienza e sta cercando tutti quelli che sanno come fermarla per eliminarli. Gemma, allora, si vede costretta a creare nuovamente una M3GAN per mandarla ad affrontare AMELIA.

Se ragionassimo come un produttore, nel momento in cui pensiamo di lavorare al sequel di un film che ha avuto successo conquistando l’interesse di una tipologia ben specifica di pubblico (quello dei film horror, nel nostro caso), la prima regola che quel sequel dovrebbe seguire sarebbe di raccontare una diversa storia rimanendo il più fedeli possibile alle suggestioni del precedente successo. Con M3GAN 2.0 si è andati, invece, in direzione inspiegabilmente opposta non solo stravolgendo concept e atmosfere, ma cambiando drasticamente proprio il genere di riferimento e, quindi, il potenziale pubblico. Non è successo come per La Casa II o Non aprite quella porta – Parte 2 in cui allo stesso concept si aggiungeva l’ironia, ma uno stravolgimento radicale che potrebbe tanto conquistare nuovo pubblico quanto ritorcersi contro come un boomerang.

M3GAN 2.0 inizia come un film spy-action, con una bella ragazza – Ivanna Sakhno – che da sola in Iran si infiltra in un covo di terroristi, li uccide tutti, trova il suo bersaglio e invece di procedere all’estrazione, secondo ordini del Pentagono, uccide anche lui. Scopriamo subito che si tratta di un robot e da qui ci colleghiamo ai protagonisti del precedente film, re-introdotti con aria buffonesca da commedia. Gemma (Allison Williams) è finalmente fidanzata (con un attivista milionario) e si batte contro quello che ha creato; Cady (Violet McGraw) è una specie di genietto dell’informatica e una fan di Steven Seagal, quindi pratica l’aikido e rompe i coglioni più del film precedente perché nel frattempo è diventata adolescente “ribelle”. A loro aggiungiamo gli amici e collaboratori di Gemma, Tess (Jen Van Epps) e Cole (Brian Jordan Alvarez), che continuano a lavorare nel campo della robotica ma con scopi molto nobili (tipo un esoscheletro che dovrebbe aiutare le persone con disabilità). Dei due, Cole è chiaramente un personaggio comico, ma del tipo che a lui sono affidate anche gang fisiche.

Come nella più improbabile delle commedie con Adam Sandler, a questo quartetto di personaggi è affidato il compito di fermare la nuova minaccia robotica, che sembra uscita direttamente da Terminator 3 – Le macchine ribelli (ricordate la Terminatrix di Kristianna Loken?). Dopo circa quaranta minuti di spy-comedy in cui c’è anche spazio per una citazione alla serie tv Supercar, quando si rendono conto che due donne quarantenni senza alcun tipo di addestramento, una bambina e un tizio sovrappeso ai limiti del ritardo mentale non sono in grado di affrontare un robot assassino, rientra in gioco M3GAN.

Per i primi venti minuti, però, il robot che in originale ha ancora la voce di Jenna Davis, è solo una voce, appunto, intrappolata in un pupazzetto tipo Ashley Too di Black Mirror 5. La M3GAN dalle sembianze umane (ovviamente potenziata) entra in scena dopo oltre un’ora di film, sfoggia anche un look inedito hi-tech che fa molto K-Pop, e veste il ruolo di robot buono. Certo, c’è sempre un po’ di stronzaggine nel suo modo di fare, ma stavolta la ex-bambola assassina diva di Tik Tok è passata dall’altra parte, in un palesissimo tentativo di emulare il gioco delle parti di Terminator 2. E l’immaginario di James Cameron è richiamato in più occasioni, con citazioni anche da Aliens – Scontro finale e Alita – Angelo della battaglia (che Cameron produceva, però).

Tra assurdità action in stile Charlie’s Angels, violenza da PG-13 sempre celata all’occhio della videocamera e colpi di scena telefonati che più telefonati non si può, M3GAN 2.0 si trascina per quasi due ore dimostrando di essere un film totalmente fuori fuoco. Perché ok l’incosciente voglia di cambiare le carte in tavola negando al pubblico naturale quello che cerca, ma l’aggravante è che questa nuova pelle per M3GAN è anche un sostanziale downgrade qualitativo nel senso più ampio.

Quel che rimane dopo la visione di M3GAN 2.0, oltre all’ormai iconico personaggio, è una riflessione sulla necessità di regolamentare con criterio l’Intelligenza Artificiale… anche quella utilizzata dagli Studios dell’intrattenimento cinematografico e televisivo per capire in che direzione procedere con i propri progetti.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • L’indubbio appeal di un personaggio come M3GAN è confermato… peccato solo che qui diventa buona!
  • Da horror, inspiegabilmente, questo sequel diventa una commedia d’azione.
  • Tutto troppo grottesco, tutto troppo caricaturale.
  • M3GAN ci mette più di un’ora a entrare in azione.
VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 0 (da 0 voti)
M3GAN 2.0, la recensione, 5.0 out of 10 based on 1 rating

One Response to M3GAN 2.0, la recensione

  1. Fabio ha detto:

    “Chucky rimane insuperato” AMEN FRATELLO , Chucky resterà sempre sul trono altro che sta robaccia qui che già dal trailer si vedeva che era una mondezza, peccato perché il primo tutto sommato era simpatico.

    VA:F [1.9.22_1171]
    Valutazione: 1.0/5 (su un totale di 1 voto)
    VA:F [1.9.22_1171]
    Valutazione: +1 (da 1 voto)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.