The Runner, la recensione dell’action-thriller con Gal Gadot
C’è un piccolo sottofilone del thriller che non ha mai ricevuto una vera etichetta, ma che nel corso degli anni ha prodotto una serie di titoli accomunati da uno schema narrativo tanto semplice quanto efficace: un protagonista qualunque riceve una telefonata da uno sconosciuto che tiene in ostaggio qualcuno a lui caro e, attraverso una serie di ordini impartiti a distanza, lo costringe a compiere una determinata missione entro un limite di tempo. Una corsa contro il tempo nella quale ogni minuto può fare la differenza tra la vita e la morte di un’altra persona.
È una formula che abbiamo visto declinata in modi differenti, dal claustrofobico Phone Booth – In linea con l’assassino al più movimentato Cellular, passando per Minuti contati con Johnny Depp, probabilmente uno degli esempi più puri del meccanismo, fino a Eagle Eye e al più recente “Liam Neeson Movie” Retribution – L’ora della verità, remake dello spagnolo Desconocido – Resa dei conti. Persino Crank, pur allontanandosi parecchio dal modello e sostituendo il rapimento con una condanna a morte personale, può essere considerato un parente prossimo di questa particolare famiglia di action-thriller costruiti attorno al ticking clock. Un sottofilone non ufficiale, insomma, che di volta in volta modifica l’ostaggio, la missione e le modalità del ricatto, mantenendo però intatta la struttura di base.
A questa lunga lista si aggiunge ora The Runner, nuovo film di Kevin Macdonald arrivato direttamente su Prime Video come contenuto originale esclusivo e interpretato da Gal Gadot. E, come suggerisce il titolo, in questo caso la corsa diventa addirittura il cuore fisico e narrativo dell’intera operazione.
La procuratrice distrettuale di Londra Maia Marten (Gal Gadot) accompagna il figlio Noah a scuola e poi, come ogni mattina, si concede una corsa prima di iniziare la giornata lavorativa. Ma mentre attraversa il parco riceve una telefonata dal numero del figlio. Dall’altra parte, però, non c’è Noah, bensì uno sconosciuto che sostiene di averlo rapito e minaccia di ucciderlo se Maia non seguirà alla lettera le sue istruzioni. La donna ha soltanto cinquanta minuti per attraversare Londra e raggiungere l’Hotel Excelsus, dove è ospitato Radian Tafa, il principale testimone d’accusa nel processo contro il boss criminale Tommy Boyd. Maia fa parte della squadra dell’accusa e dispone quindi dell’accesso necessario agli alloggi del testimone: deve introdursi nella sua stanza prima che venga trasferito in tribunale e ucciderlo. Se fallisce, suo figlio morirà.
Come si può intuire, The Runner è tutt’altro che originale. Anzi, il suo debito nei confronti di Minuti contati è talmente evidente da rendere quasi inevitabile il confronto. Kevin Macdonald, però, prende questo materiale già ampiamente utilizzato e prova a farlo proprio trasformando l’intero film in una sorta di maratona urbana. Il britannico, premio Oscar per Un giorno a settembre e regista di L’ultimo re di Scozia, Black Sea e The Mauritanian, lavora infatti quasi in tempo reale e trasforma Londra in un enorme percorso a ostacoli nel quale Maia deve correre da un punto A a un punto B mentre intorno a lei succede continuamente qualcosa.
È proprio questo l’elemento che permette a The Runner di funzionare meglio di quanto la sua trama derivativa potrebbe far pensare. Il film non perde tempo, corre letteralmente insieme alla protagonista e costruisce il proprio intrattenimento sulla necessità di arrivare alla destinazione prima dello scadere del tempo. Incidenti, inseguimenti, incontri casuali, contrattempi e improvvise deviazioni trasformano il tragitto in una sequenza di ostacoli che Macdonald affronta con una regia dinamica, ricorrendo anche a qualche soluzione di montaggio e di messa in scena piuttosto brillante. Non sempre tutto risulta credibile, ma almeno il film non si concede il lusso di annoiare.
A reggere questa maratona c’è soprattutto Gal Gadot, chiamata a trascorrere gran parte degli 84 minuti del film correndo, telefonando, urlando e cercando disperatamente di salvare il figlio. E qui vale la pena aprire una parentesi sulla ricezione dell’opera, perché The Runner è stato accolto dalla critica internazionale in maniera sorprendentemente negativa, arrivando a un misero 8% di giudizi positivi su Rotten Tomatoes.
È innegabile che Gal Gadot sia diventata negli ultimi anni una figura fortemente polarizzante anche per ragioni estranee al cinema. La sua nazionalità israeliana e le sue dichiarazioni di sostegno a Israele nel conflitto con la Palestina hanno generato proteste anche durante le riprese londinesi del film. Personalmente trovo però profondamente sbagliato che il giudizio su un’opera cinematografica (che conta centinaia di professionisti coinvolti) venga condizionato da questioni ideologiche o dall’identità dell’interprete. È possibile criticare Gadot, naturalmente, così come è possibile contestarne le posizioni politiche; altra cosa è utilizzare quelle posizioni come pretesto per demolire sistematicamente ogni film nel quale compare. E soprattutto, nel caso specifico, trovo ingeneroso liquidare la sua prova: Gadot non offre una “performance da Oscar”, ma fisicamente è assolutamente credibile e sostiene con grande energia un film nel quale, per larga parte del tempo, è praticamente sola sullo schermo.
Il vero problema di The Runner arriva invece quando lo sceneggiatore Mark Gibson decide di complicare una storia che avrebbe funzionato meglio mantenendo la propria linearità. Senza rivelare nulla del finale, diciamo soltanto che il colpo di scena conclusivo dovrebbe aggiungere pepe alla vicenda e invece finisce per compromettere seriamente la credibilità dell’intero impianto narrativo. La rivelazione apre infatti più buchi di quanti riesca a chiuderne e costringe a rileggere alcuni avvenimenti precedenti alla luce di una soluzione che appare francamente improbabile.
Ed è un peccato, perché sarebbe bastato rinunciare alla ricerca della sorpresa a tutti i costi per ottenere un thriller molto più solido. The Runner non aveva bisogno di essere originale: il suo stesso fascino risiede nell’appartenenza a quel curioso sottofilone del thriller telefonico a tempo che abbiamo visto tante volte. Aveva bisogno soltanto di essere efficace. E per buona parte della sua durata lo è.
Alla fine, dunque, The Runner è un discreto film d’intrattenimento, sostenuto dal ritmo, da una regia che sa sfruttare fisicamente la città e da una Gal Gadot più convincente di quanto la pioggia di recensioni negative lasci pensare. Non è certo un titolo destinato a rivoluzionare il genere, ma nemmeno il disastro assoluto suggerito dal suo punteggio critico. Peccato che, quando arriva al traguardo, inciampi proprio sulla cosa che avrebbe dovuto essere la più semplice: la storia.
Perché correre per ottanta minuti va benissimo. Ma se poi il traguardo è un finale idiota, tutta quella fatica rischia di essere stata inutile.
Roberto Giacomelli
| PRO | CONTRO |
|
|














HorrorCult è tornato! Lo storico portale web dedicato al mondo del cinema horror. 


























Il mio parere? Un film non adatto all’attrice che conosciamo.
Non mi ha colpito affatto e sinceramente stavo interromperà la visione.
Per me 5 stelle solo per la bellezza dell’attrice! ⭐⭐⭐⭐⭐