Apex, la recensione del survival-thriller con Charlize Theron e Taron Egerton

Il survival thriller è uno di quei sottogeneri che, ciclicamente, tornano a imporsi con forza, facendo leva su un meccanismo tanto semplice quanto efficace: mettere un individuo contro un ambiente ostile, o contro un nemico implacabile, e osservare fino a dove può spingersi per sopravvivere. Un paradigma che trova una delle sue origini più emblematiche nel capolavoro di John Boorman Un tranquillo weekend di paura e che nel tempo ha generato variazioni più o meno sofisticate, da The River Wild a A Lonely Place to Die, passando per titoli come The Grey o Backcountry. Con Apex, il regista islandese Baltasar Kormákur si inserisce in questa tradizione scegliendo però un contesto che, già di per sé, è sinonimo di pericolo: l’Australia più selvaggia, una terra dove – come vuole il luogo comune – ogni cosa sembra progettata per ucciderti. Ma qui, paradossalmente, la natura non è il vero nemico.

Il film si apre con un prologo ambientato in Norvegia, dove assistiamo a una scalata ad alta quota che richiama inevitabilmente Cliffhanger (per l’esito), nonché il precedente Everest dello stesso Kormákur. È una sequenza tesa, spettacolare, che funge da biglietto da visita e introduce la protagonista, una donna segnata da un evento traumatico che tornerà a riverberarsi nel corso della storia.

Dopo questo incipit, l’azione si sposta in Australia, dove la protagonista – interpretata da una straordinaria Charlize Theron – si ritrova coinvolta in una vera e propria caccia all’uomo. Inseguita da un individuo disturbato e imprevedibile, interpretato da Taron Egerton, la donna dovrà mettere in campo tutte le sue abilità fisiche e mentali per restare in vita in un territorio vasto, ostile e apparentemente senza via di fuga.

Apex costruisce la sua struttura narrativa come un gioco del gatto col topo, puntando tutto su un ritmo serratissimo. È proprio questo uno dei maggiori punti di forza del film: non c’è mai un vero momento di pausa, lo spettatore viene trascinato in una spirale di tensione continua fatta di inseguimenti, scontri fisici e fughe disperate. Come in Beast, Kormákur dimostra ancora una volta di saper gestire l’azione con grande efficacia, orchestrando sequenze dinamiche e leggibili, senza mai perdere il controllo dello spazio.

Ma accanto all’azione, il film trova un ulteriore punto di interesse nelle location. L’Australia diventa quasi un personaggio: immensa, selvaggia, affascinante e al tempo stesso minacciosa. Le distese aride, le foreste impenetrabili, i canion, le rapide, le cascate e i paesaggi sconfinati contribuiscono a creare un senso di isolamento costante, amplificando la tensione e il senso di vulnerabilità della protagonista. È una bellezza aspra, che il regista valorizza con inquadrature ampie e una fotografia che esalta i contrasti naturali.

A dominare la scena è però Charlize Theron, che offre una prova fisica notevole. Atletica, credibile, sempre presente, l’attrice sudafricana si conferma una delle action star più solide del panorama contemporaneo. Molte delle sequenze più rischiose sembrano affidarsi direttamente alla sua presenza, contribuendo a rendere il personaggio ancora più concreto e tangibile.

Dall’altra parte, Taron Egerton si diverte a sporcare la propria immagine con un ruolo decisamente sopra le righe, quello di un antagonista disturbato, quasi animalesco, che aggiunge una componente di imprevedibilità alla narrazione. Una scelta che funziona, anche se il personaggio rimane più funzionale alla dinamica del racconto che realmente approfondito.

Ed è proprio qui che emergono i limiti del film. Per quanto ben confezionato e tecnicamente solido, Apex soffre di una certa mancanza di originalità. Le dinamiche, le situazioni e persino alcuni snodi narrativi rimandano in modo piuttosto evidente ai modelli citati in apertura, senza mai riuscire davvero a superarli o a rielaborarli in maniera significativa. Il risultato è un film che si lascia seguire con piacere, che intrattiene senza intoppi, ma che fatica a lasciare un segno duraturo.

In definitiva, Apex è un survival thriller di buona fattura, che vive di ritmo, tensione e della presenza magnetica della sua protagonista. Non reinventa il genere, ma lo maneggia con professionalità, offrendo allo spettatore esattamente ciò che promette: un’ora e mezza di adrenalina pura.

Apex è in esclusiva streaming su Netflix.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Ritmo elevatissimo e tensione costante.
  • Ottima prova fisica di Charlize Theron.
  • Location australiane valorizzate al meglio.
  • Regia solida nelle scene d’azione.
  • Scarsa originalità.
  • Personaggi poco approfonditi.
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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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