Spider-Man: Brand New Day, la recensione
Da qualche anno si discute sempre più spesso della cosiddetta superhero fatigue, quella presunta stanchezza del pubblico nei confronti del cinema di supereroi che gli Studios continuano a negare, ma che gli incassi di molti blockbuster sembrano invece confermare. Eppure, se c’è un personaggio che continua a sfuggire a questa crisi, quello è proprio Spider-Man. Nel 2021 Spider-Man: No Way Home fu il film che contribuì più di ogni altro alla ripartenza delle sale dopo la pandemia, superando 1,9 miliardi di dollari d’incasso mondiale e diventando uno dei maggiori successi nella storia del box office. Parallelamente, le avventure animate di Miles Morales hanno conquistato pubblico e critica fino all’Oscar, mentre la serie Spider-Noire ha raccolto consensi dimostrando ancora una volta la straordinaria vitalità dell’Uomo Ragno. Era inevitabile, quindi, che il ritorno di Tom Holland nei panni di Peter Parker fosse uno degli appuntamenti più attesi dell’anno. La buona notizia è che Spider-Man: Brand New Day non solo regge il peso di queste aspettative, ma riesce perfino a superarle, inaugurando una nuova fase del personaggio con sorprendente maturità.
Dopo gli eventi di No Way Home, Peter Parker ha pagato il prezzo più alto per salvare il Multiverso: l’incantesimo del Dottor Strange ha cancellato dalla memoria di chiunque la sua esistenza. Costretto a ripartire completamente da zero, Peter conduce una doppia vita fatta di assoluta solitudine. Se Spider-Man è ormai amatissimo dai cittadini di New York e collabora attivamente con la polizia grazie al rapporto di fiducia instaurato con il capitano Jean DeWolff, Peter Parker non ha più nessuno al proprio fianco. Come se non bastasse, il suo organismo inizia a subire dolorose mutazioni, segno che il DNA aracnide sta lentamente prendendo il sopravvento su quello umano. Intanto una serie di attentati colpisce il quartier generale del Damage Control e tutte le piste conducono a un misterioso individuo dotato della capacità di manipolare la volontà delle persone. Quando il terrorista comprende che Spider-Man rappresenta una minaccia ai suoi piani, decide di colpirlo nel punto più vulnerabile: MJ.
Il titolo del film richiama esplicitamente Brand New Day, il celebre ciclo fumettistico del 2008 pubblicato in Italia come Un nuovo giorno. Proprio come accadeva sulle pagine Marvel, Peter si ritrova improvvisamente senza relazioni, senza legami affettivi e con una vita completamente riscritta. Tuttavia, l’ispirazione si ferma quasi esclusivamente a questo presupposto narrativo e all’introduzione del capitano Jean DeWolff. Per il resto, Destin Daniel Cretton e gli sceneggiatori (Chris McKenna, Erik Sommers, Justin Kuritzkes) costruiscono una storia del tutto originale, profondamente radicata nella continuità del Marvel Cinematic Universe.
La differenza più evidente rispetto alla trilogia “Home” è che stavolta il vero protagonista è Spider-Man. Se i film di Jon Watts raccontavano soprattutto Peter Parker alle prese con la crescita, la scuola e le relazioni, Brand New Day sposta decisamente il baricentro sull’eroe mascherato. Peter è ormai un vigilante esperto, riconosciuto dalla città, costretto a vivere quasi esclusivamente attraverso il costume perché la sua identità civile è stata completamente svuotata. È un passaggio che segna simbolicamente l’ingresso definitivo del personaggio nell’età adulta e, non a caso, restituisce allo Spider-Man cinematografico un sapore molto più vicino a quello dei fumetti classici.
Il nuovo regista Destin Daniel Cretton, già autore di Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli, imprime al film una personalità diversa da quella del suo predecessore. Le scene d’azione non sono numerosissime, ma risultano tutte costruite con una notevole inventiva coreografica. Chi ha amato i videogiochi di Insomniac Games riconoscerà immediatamente diverse soluzioni visive e dinamiche di combattimento che sembrano uscire direttamente dalla saga PlayStation, in particolare durante la spettacolare sequenza del carro armato fuori controllo tra le strade di Manhattan. È un omaggio evidente che non appare mai gratuito, ma anzi contribuisce a rafforzare quell’immaginario moderno di Spider-Man ormai condiviso tra cinema, fumetti e videogiochi.
Anche il rapporto con l’universo Marvel appare finalmente più organico. Bruce Banner (Mark Ruffalo) torna a mostrare il lato più inquietante e minaccioso di Hulk, Yelena Belova (Florence Pugh) conferma il proprio ruolo centrale come leader dei Nuovi Avengers e, soprattutto, Jon Bernthal debutta ufficialmente al cinema nei panni di Frank Castle dopo lo speciale televisivo One Last Kill. Il suo Punisher è molto più di una semplice comparsata, è quasi un co-protagonista e il rapporto che instaura con Peter rappresenta uno degli elementi più interessanti del film, mettendo continuamente a confronto due modi opposti di intendere la giustizia.
Ma il vero cuore pulsante di Brand New Day è il personaggio interpretato da Sadie Sink, di cui è giusto non rivelare nulla. L’attrice offre ancora una volta un’ottima interpretazione costruendo una figura fragile, tormentata e profondamente umana che sfugge completamente agli stereotipi del classico villain Marvel. Ogni gesto, ogni sguardo e ogni silenzio restituiscono il peso di una vita trascorsa ai margini. È proprio qui che il film trova il proprio tema più interessante.
Peter Parker e il personaggio di Sadie Sink sono infatti due facce della stessa medaglia. Entrambi sono giovani completamente isolati dal mondo. Peter ha perso amici, famiglia e perfino la possibilità di essere riconosciuto dalle persone che ama; lei anche ha perso qualcuno che ama ma vive un’emarginazione diversa anche se altrettanto devastante, figlia dell’esclusione sociale e dell’incapacità di trovare il proprio posto nel mondo. In questo senso Brand New Day racconta con sorprendente lucidità una generazione che troppo spesso si rifugia nella solitudine, nelle relazioni virtuali e nell’isolamento emotivo. È una riflessione mai didascalica, che emerge naturalmente attraverso il confronto tra due personaggi destinati a riconoscersi proprio nelle rispettive ferite.
Naturalmente non mancano i regali per i lettori storici dei fumetti. Torna Michael Mando nei panni di Scorpion, debutta finalmente Tombstone (anche se solo per un cammeo) e viene ripreso il clan della Mano, già noto agli appassionati di Daredevil. Numerose inquadrature citano apertamente tavole e copertine storiche della Marvel, in un continuo dialogo tra carta stampata e grande schermo che farà la felicità dei fan di lunga data.
Con Spider-Man: Brand New Day il Marvel Cinematic Universe ritrova finalmente uno dei suoi punti di forza. Più adulto, più malinconico e meno incline alla battuta facile rispetto ai capitoli precedenti, il film accompagna definitivamente Peter Parker fuori dall’adolescenza, riportandolo a quella dimensione più urbana, solitaria e profondamente umana che ha sempre caratterizzato il personaggio creato da Stan Lee e Steve Ditko. Allo stesso tempo costruisce con intelligenza nuovi ponti verso il futuro del MCU senza sacrificare la forza del racconto presente. E, soprattutto, dimostra che il problema non è mai stata la presunta stanchezza dei supereroi: il pubblico continua ad amare le grandi storie. Basta saperle raccontare.
Come ormai i Marvel-addicted sanno, non ci si alza dalla poltrona fino alla fine di tutti i titoli di coda.
Roberto Giacomelli
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