Bruiser – La vendetta non ha volto: il film di Romero torna in una prestigiosa Limited Edition
Ci sono titoli che, pur non occupando un posto di primo piano nella filmografia dei grandi maestri del cinema di genere, meritano comunque di essere riscoperti e rivalutati. È il caso di Bruiser – La vendetta non ha volto (2000), horror-thriller scritto e diretto da George A. Romero, che rappresenta uno degli episodi meno conosciuti della carriera del regista di La notte dei morti viventi. Interpretato da Jason Flemyng, Peter Stormare, Leslie Hope e Tom Atkins, il film affronta temi cari al cinema di Romero, come l’alienazione sociale, la perdita d’identità e la violenza che cova sotto la superficie della quotidianità.
A riportarlo meritatamente all’attenzione degli appassionati è oggi Midnight Factory, etichetta di Plaion Pictures Italia, che inserisce il film nella prestigiosa collana Midnight Classics con una ricca Limited Edition numerata in sole 700 copie. Una confezione da collezione che comprende il film in 4K Ultra HD e Blu-ray, un libretto informativo e fotografico, quattro cartoline e ben quattro poster, configurandosi come un’operazione particolarmente interessante per gli estimatori del cinema di Romero e per i collezionisti delle edizioni Midnight Factory.
Una maschera bianca per nascondere il volto dell’America.
Henry Creedlow è un uomo qualunque, apparentemente incapace di reagire alle continue umiliazioni che subisce nella vita privata e professionale. La moglie lo tradisce, il suo superiore Milo Styles lo tratta con disprezzo e persino le persone che frequenta sembrano considerarlo poco più di un essere insignificante. Un giorno, però, Henry si risveglia con una sconvolgente sorpresa: il suo volto è stato sostituito da una superficie bianca, liscia e completamente priva di lineamenti. Un’anomalia inspiegabile che diventa il punto di partenza di una trasformazione radicale. Privato della propria identità e ormai invisibile agli occhi della società, Henry decide di vendicarsi di tutti coloro che lo hanno umiliato e sfruttato, dando libero sfogo a una rabbia repressa per troppo tempo.
Con Bruiser, George A. Romero torna a ragionare sulla società contemporanea attraverso il linguaggio dell’horror, abbandonando temporaneamente i suoi celebri morti viventi per concentrarsi su una mostruosità decisamente più umana. La maschera bianca indossata dal protagonista diventa infatti una metafora piuttosto esplicita dell’invisibilità sociale, della perdita d’identità e dell’impossibilità di trovare un posto in un mondo dominato dall’arroganza, dal denaro e dai rapporti di potere. Henry è un uomo che non viene semplicemente ignorato: è qualcuno a cui viene progressivamente negato il diritto di esistere, fino a quando la sua esasperazione non si trasforma in una violenta reazione.
L’idea di partenza è sicuramente interessante e, per certi versi, perfettamente coerente con il cinema di Romero, da sempre interessato a utilizzare il fantastico e l’orrore come strumenti per raccontare le contraddizioni della società americana. Il regista costruisce un protagonista che ricorda, almeno nelle intenzioni, alcune delle figure più tormentate della sua filmografia, a cominciare dal Martin di Wampyr: individui incapaci di trovare una collocazione nel mondo e destinati a trasformare il proprio disagio in qualcosa di mostruoso.
Il problema è che Bruiser non riesce a sviluppare fino in fondo le proprie intuizioni. La vicenda procede attraverso una serie di situazioni che alternano momenti interessanti a passaggi piuttosto prevedibili, mentre i personaggi rimangono spesso troppo schematici per sostenere davvero il discorso sociale che Romero vorrebbe portare avanti. Anche la componente horror, pur offrendo qualche momento di buona efficacia, non riesce a imprimere al racconto quella cattiveria e quella forza visiva che ci si aspetterebbe da un autore del suo calibro. Ne viene fuori un film piuttosto moscio, dal ritmo altalenante, che talvolta sembra più vicino a un modesto thriller televisivo che a un’opera cinematografica firmata da uno dei grandi maestri dell’horror.
Non mancano, comunque, alcune intuizioni visive e soprattutto un buon lavoro di Jason Flemyng, chiamato a sostenere quasi interamente il peso della narrazione attraverso un personaggio che, una volta perduto il volto, deve riuscire a comunicare esclusivamente attraverso il linguaggio del corpo. Accanto a lui troviamo un Peter Stormare perfettamente a proprio agio nei panni dell’odioso Milo Styles e un sempre gradito Tom Atkins, presenza familiare per gli appassionati del cinema di genere.
Per comprendere meglio la natura di Bruiser è però necessario contestualizzarlo all’interno della carriera del suo autore. Il film arriva infatti dopo un periodo particolarmente complicato per Romero, reduce dall’esperienza de La metà oscura (1993) e da una lunga fase di progetti mai concretizzati, trascorsa tra accordi con le major e continui rinvii produttivi. Il regista stesso raccontò di aver attraversato quasi otto anni di sostanziale inattività dietro la macchina da presa, durante i quali aveva lavorato a diverse sceneggiature senza riuscire a portarle sullo schermo. Bruiser nasce proprio dal desiderio di tornare a dirigere in maniera indipendente, grazie a un finanziamento di circa cinque milioni di dollari e alla collaborazione con il produttore Peter Grunwald. Per l’occasione Romero si trasferisce in Canada, dove trova una nuova squadra di collaboratori con cui instaurare un rapporto di lavoro particolarmente positivo. Il film, girato principalmente a Toronto, rappresenta inoltre la sua prima esperienza cinematografica canadese.
Non è un caso che il protagonista sembri incarnare, almeno in parte, anche le frustrazioni personali del regista nei confronti di un sistema industriale che per anni lo aveva tenuto ai margini. Romero dichiarò apertamente di aver riversato nel progetto qualcosa della propria esperienza con Hollywood, della difficoltà di riuscire a realizzare i film desiderati e della sensazione di essere diventato invisibile agli occhi di un’industria sempre più interessata alle logiche commerciali. Una lettura che aggiunge ulteriore interesse a un’opera altrimenti piuttosto modesta.
C’è poi una curiosità che riguarda direttamente la colonna sonora e il finale del film: Bruiser ospita infatti un’apparizione dei Misfits, storica formazione horror punk americana, che si esibisce proprio nelle sequenze conclusive. Un incontro particolarmente felice per Romero, grande appassionato di musica, tanto che il regista avrebbe successivamente diretto anche il videoclip di Scream!, brano della band tratto dall’album Famous Monsters.
Insomma, Bruiser rimane un’opera minore nella filmografia di Romero, un film che possiede un’interessante idea di partenza e qualche spunto tematico degno di attenzione, ma che non riesce a trasformarli in un’esperienza davvero incisiva. Un tassello comunque significativo nel percorso di un autore che, anche lontano dagli zombie, non ha mai smesso di guardare alle mostruosità della società contemporanea.
La Limited Edition 4K Ultra HD di Midnight Factory.
Per il recupero di Bruiser, Midnight Factory propone un’edizione da collezione particolarmente curata, limitata a sole 700 copie numerate. Il cuore della confezione è rappresentato dalla classica custodia amaray contenente i due dischi, 4K Ultra HD e Blu-ray, alloggiata all’interno di una slipcase esterna. A questa si affianca un ulteriore box cartonato dedicato ai gadget, mentre il libretto informativo e fotografico è fornito separatamente. Il corredo da collezione comprende quattro cartoline di grande formato e ben quattro poster, caratterizzati da differenti grafiche promozionali del film. Un insieme ricco e piacevole, che restituisce pienamente lo spirito delle edizioni Midnight Classics e che valorizza ulteriormente la tiratura limitata.
Passando alla qualità audiovisiva, il disco 4K Ultra HD rappresenta indubbiamente il principale motivo d’interesse dell’operazione. Il film, girato originariamente in pellicola 35mm, viene presentato in risoluzione 2160p, con rapporto d’aspetto 1.85:1, beneficiando di un restauro che permette finalmente di apprezzare il materiale originale in una veste particolarmente convincente.z
Il salto qualitativo rispetto alle precedenti edizioni domestiche è evidente. Il livello di dettaglio è eccellente, con una definizione che valorizza la fotografia di Adam Swica senza sacrificare l’organica consistenza della pellicola. La grana cinematografica rimane presente e ben gestita, contribuendo a preservare la naturalezza dell’immagine. I neri sono profondi, la gamma cromatica appare ricca e ben equilibrata e la gestione delle luci beneficia ulteriormente del supporto Dolby Vision, che permette di ottenere una maggiore precisione nella resa delle alte luci e dei contrasti. Nel complesso, si tratta di un recupero di ottimo livello, capace di restituire al film una qualità visiva che le precedenti edizioni non potevano certamente garantire.
Anche il comparto audio offre una buona esperienza d’ascolto. La traccia italiana è proposta in DTS-HD Master Audio 2.0, una soluzione lossless che restituisce dialoghi, musiche ed effetti con una resa complessivamente pulita e soddisfacente. La spazialità è naturalmente limitata dalla natura stereofonica del mix, ma la riproduzione mantiene una buona intelligibilità e una discreta presenza delle basse frequenze. Qualche perplessità riguarda invece il doppiaggio italiano, non sempre particolarmente convincente nella caratterizzazione delle voci. Decisamente più coinvolgente la traccia originale inglese, disponibile in DTS-HD Master Audio 5.1, che offre una maggiore apertura del fronte sonoro e una distribuzione più efficace degli effetti, avvicinandosi maggiormente alle intenzioni del missaggio originale.
Il Blu-ray incluso nella confezione costituisce naturalmente un’alternativa più tradizionale, ma conserva una buona qualità complessiva, rappresentando un valido supporto per chi non dispone di un lettore Ultra HD. È comunque il disco 4K a esprimere al meglio le potenzialità del restauro e a rendere questa edizione particolarmente appetibile.
Sul fronte dei contenuti speciali troviamo innanzitutto il commento audio al film di George A. Romero e del produttore Peter Grunwald, un contributo particolarmente prezioso perché permette di ascoltare direttamente il regista raccontare la lavorazione, le intenzioni narrative e le difficoltà produttive che hanno accompagnato il progetto.
A questo si aggiungono tre featurette sottotitolate in italiano. Dietro la maschera (10 minuti) vede protagonista Jason Flemyng, che racconta come il successo di Lock & Stock – Pazzi scatenati gli abbia aperto le porte di Bruiser, soffermandosi anche sull’esperienza di lavoro con Romero e sul rapporto instaurato con il regista. L’abbinamento perfetto (9 minuti) è invece dedicato alla componente musicale e all’incontro con i Misfits: l’ex batterista della band ripercorre la collaborazione con Romero e racconta alcuni retroscena legati alle musiche del film e a un particolare cimelio recuperato durante le riprese.
Chiude il pacchetto La rivincita (12 minuti), un interessante approfondimento affidato al critico cinematografico Kim Newman, che analizza le ragioni per cui Bruiser sia rimasto per tanto tempo uno dei titoli meno considerati e maggiormente trascurati della filmografia romeriana, offrendo una rilettura critica di un’opera che merita comunque di essere riscoperta.
Nel complesso, la Limited Edition di Bruiser – La vendetta non ha volto firmata Midnight Factory è un’operazione editoriale decisamente riuscita, soprattutto per la cura riservata al recupero audiovisivo e per la ricchezza della confezione. Il film non rappresenta certamente uno dei vertici della carriera di George A. Romero, ma questa edizione gli restituisce una meritata attenzione, offrendo agli appassionati un prodotto da collezione di grande interesse.
Roberto Giacomelli
BRUISER – LA VENDETTA NON HA VOLTO: Limited Edtion 4K UHD + Blu-ray
Label: Plaion Pictures Italia
Video: Ultra HD 4K|1,85:1 Anamorfico 1080p
Audio: 2.0 DTS HD Italiano, 5.1 DTS HD: Inglese
Sottotitoli: Italiano
Extra: Disco UHD: Commento audio di George A. Romero e del produttore Peter Grunwald
Disco BD: Commento audio di George A. Romero e del produttore Peter Grunwald • “Dietro la maschera” – Jason Flemyng sul suo ruolo • “L’abbinamento perfetto” – Dr. Chud e i brani dei Misfits • “La rivincita” – Il critico Kim Newman sul film
















HorrorCult è tornato! Lo storico portale web dedicato al mondo del cinema horror. 


























Lascia un commento