Wildwood – I segreti del bosco proibito, la recensione

In un panorama dell’animazione cinematografica da tempo dominato dalla computer grafica, LAIKA continua a rappresentare una splendida anomalia. Fondato nel 2005 sulle fondamenta dei Will Vinton Studios, lo studio dell’Oregon ha costruito la propria identità intorno alla stop-motion, trasformando una tecnica antichissima in un linguaggio espressivo capace di confrontarsi con le più avanzate tecnologie digitali senza rinunciare alla propria natura artigianale. Da Coraline e la porta magica a ParaNorman, passando per Boxtrolls, Kubo e la spada magica e Mister Link, ogni suo lungometraggio ha contribuito ad alzare ulteriormente l’asticella, dimostrando che pupazzi, scenografie in miniatura e animazione a passo uno possono ancora generare mondi di una complessità straordinaria. Dopo sette anni di assenza dalle sale, LAIKA torna con Wildwood – I segreti del bosco proibito, un’opera che sembra voler riassumere tutto il percorso dello studio e contemporaneamente spingerlo verso una dimensione ancora più ambiziosa.

Presentato in anteprima italiana ad Alice nella città e distribuito dal 22 ottobre da Notorious Pictures, il film segna il ritorno alla regia di Travis Knight, che aveva già firmato il magnifico Kubo e la spada magica prima di cimentarsi con il cinema live-action attraverso Bumblebee e l’ottimo Masters of the Universe. Tratto dall’omonimo romanzo fantasy del 2011 scritto da Colin Meloy, frontman dei Decemberists, e illustrato da Carson Ellis, Wildwood racconta la storia di Prue McKeel, una ragazzina di Portland che assiste impotente al rapimento del fratellino Mac da parte di uno stormo di corvi. Determinata a ritrovarlo, Prue si addentra insieme al compagno di scuola Curtis nell’Impenetrabile Bosco Proibito, una misteriosa foresta ai confini della città nella quale si nasconde un universo popolato da animali parlanti, creature fantastiche e fazioni in lotta per il potere. Al centro di questo mondo si muove la sinistra Alexandra, un tempo governatrice del bosco e ora consumata da un dolore che l’ha spinta a cercare nella magia oscura una soluzione alla propria tragedia personale.

Per comprendere la portata di Wildwood bisogna innanzitutto soffermarsi sull’incredibile lavoro tecnico che ne ha accompagnato la realizzazione. La gestazione del progetto è durata circa sedici anni, mentre la produzione vera e propria ne ha richiesti cinque, coinvolgendo oltre mille artisti e dando vita a 231 pupazzi e 136 ambientazioni. Numeri impressionanti che, tuttavia, restituiscono soltanto parzialmente la complessità di un film nel quale LAIKA sembra essersi posta l’obiettivo di superare ogni limite precedentemente raggiunto dalla stop-motion. I personaggi respirano, i muscoli si contraggono, i tessuti reagiscono ai movimenti e le espressioni facciali possiedono una naturalezza tale da far dimenticare continuamente allo spettatore di trovarsi davanti a oggetti fisici animati fotogramma dopo fotogramma.

Ma è soprattutto nelle sequenze di massa che Wildwood lascia letteralmente a bocca aperta. Eserciti di animali antropomorfi, stormi di uccelli, battaglie campali e ambientazioni sterminate compongono uno spettacolo visivo che sembrerebbe inconcepibile attraverso una tecnica tradizionalmente associata a produzioni più contenute. L’integrazione tra artigianato, stampa tridimensionale ed effetti digitali raggiunge livelli di perfezione eccezionali, tanto da rendere Wildwood una delle imprese tecnicamente più complesse nella storia dell’animazione a passo uno. Eppure, nonostante l’enormità del lavoro, il risultato conserva sempre quella consistenza materica che rappresenta il vero valore aggiunto del cinema LAIKA: la sensazione che ogni cosa possieda un peso, una superficie, una presenza concreta.

Fortunatamente, però, Knight non si accontenta di realizzare un gigantesco esercizio di virtuosismo tecnico. Wildwood è anche un fantasy dalla scrittura sorprendentemente matura, che recupera la tradizione delle grandi fiabe avventurose senza sentirsi obbligato ad addolcirne gli aspetti più oscuri. Chi dovesse scambiarlo per un innocuo prodotto destinato esclusivamente ai bambini potrebbe rimanere decisamente spiazzato: il film è crudo, talvolta spaventoso, attraversato da una violenza che non viene nascosta dietro rassicuranti convenzioni familiari. La morte è una presenza concreta, le conseguenze delle azioni possono essere irreversibili e persino i personaggi apparentemente più malvagi nascondono motivazioni emotive tutt’altro che banali.

Il vero cuore del racconto è infatti l’elaborazione del lutto, affrontata attraverso due concezioni opposte dell’amore familiare. Da una parte c’è Prue, disposta ad attraversare un mondo sconosciuto e ad affrontare qualsiasi pericolo pur di salvare il fratellino; dall’altra Alexandra, una madre che non ha saputo accettare la perdita del proprio figlio e ha trasformato il desiderio di riaverlo in un’ossessione distruttiva. Due figure accomunate dalla volontà di proteggere qualcuno che amano, ma separate dalla capacità di riconoscere il confine oltre il quale l’amore rischia di diventare possesso. È una riflessione particolarmente interessante, che permette al film di parlare anche della genitorialità come desiderio, responsabilità e, inevitabilmente, accettazione dell’impossibilità di controllare ogni cosa.

A questi temi si aggiungono quelli della crescita, del sacrificio e della necessità di superare le divisioni per affrontare un pericolo comune. Il bosco di Wildwood è infatti un universo politicamente frammentato, attraversato da conflitti, pregiudizi e rapporti di potere che finiscono per ostacolare qualsiasi possibilità di convivenza. L’avventura di Prue e Curtis assume così anche i contorni di un racconto di formazione nel quale diventare adulti significa imparare a distinguere il coraggio dall’incoscienza e comprendere che nessuna battaglia può essere vinta completamente da soli.

Certo, la ricchezza dell’universo narrativo comporta qualche inevitabile squilibrio. Con i suoi 132 minuti, Wildwood è un film decisamente corposo, e non tutti i personaggi o le sottotrame riescono a ottenere lo spazio che meriterebbero. In alcuni passaggi si avverte la difficoltà di condensare un immaginario letterario tanto articolato all’interno di un unico lungometraggio, ma Knight riesce comunque a mantenere salda la componente emotiva del racconto, accompagnandola con una regia di straordinaria inventiva e con la suggestiva colonna sonora di Dario Marianelli.

A questo punto viene quasi spontaneo immaginare Wildwood tra i protagonisti della prossima stagione dei premi cinematografici. Una candidatura all’Oscar 2027 come miglior film d’animazione appare più che plausibile, soprattutto considerando il prestigio dello studio e l’eccezionalità del risultato tecnico. Sarebbe anche un riconoscimento importante per una forma d’arte che continua a richiedere pazienza, dedizione e una quantità di lavoro umano difficilmente immaginabile.

Perché, in fondo, è proprio questo a rendere Wildwood così speciale. In un’epoca nella quale la tecnologia promette di generare immagini sempre più velocemente, LAIKA impiega anni per dare vita a un singolo universo, affidandosi alle mani, alla sensibilità e all’immaginazione di centinaia di artisti. E il risultato non è soltanto un magnifico spettacolo fantasy, ma un film che riesce a parlare con sincerità di perdita, amore e speranza. Un’opera che racconta quanto sia difficile lasciar andare ciò che amiamo e che, contemporaneamente, ci ricorda quanto possa essere prezioso continuare a creare qualcosa con le proprie mani. Perché la vera magia di Wildwood non è quella che si nasconde nel bosco proibito, ma quella che gli artisti della LAIKA sono riusciti a metterci dentro.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Una delle più straordinarie imprese tecniche mai realizzate in stop-motion.
  • La durata importante comporta qualche flessione nel ritmo.
  • Una fiaba dark matura, capace di affrontare temi emotivamente complessi.
  • Non tutte le numerose sottotrame trovano il giusto spazio.
  • La regia di Travis Knight e una spettacolarità visiva fuori dal comune.
  • La ricchezza dell’universo narrativo rischia talvolta di sovraccaricare il racconto.
VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 0 (da 0 voti)
Wildwood - I segreti del bosco proibito, la recensione, 7.5 out of 10 based on 2 ratings

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.