Le fate: in DVD il film a episodi con Monica Vitti, Claudia Cardinale, Raquel Welch e Alberto Sordi
Ci sono film che, pur potendo contare su cast stellari e firme di assoluto prestigio, finiscono per scivolare lentamente ai margini della memoria cinematografica. È il caso de Le fate, commedia a episodi del 1966 che riunisce quattro importanti nomi della commedia italiana come Luciano Salce, Mario Monicelli, Mauro Bolognini e Antonio Pietrangeli, chiamati a raccontare altrettante figure femminili interpretate da Monica Vitti, Claudia Cardinale, Raquel Welch e Capucine. Un quartetto di attrici affiancato da interpreti del calibro di Enrico Maria Salerno, Gastone Moschin, Jean Sorel e Alberto Sordi, per un film che nasce sulla scia del successo de Le bambole (1965) e che anticipa di un anno Le streghe, proseguendo quella particolare stagione della commedia italiana costruita attraverso episodi autonomi e incentrata sul rapporto tra uomini e donne.
A quasi sessant’anni dalla sua realizzazione, Le fate torna oggi a essere facilmente reperibile grazie a Mustang Entertainment, che lo propone per la prima volta in DVD sul mercato italiano in una versione rimasterizzata. In precedenza, il film era comparso esclusivamente in un’edizione DVD spagnola Llamentol, con audio italiano, mentre non risultavano edizioni ufficiali italiane precedenti. Un recupero dunque particolarmente interessante, soprattutto perché permette di riscoprire un’opera che mette insieme quattro registi molto diversi tra loro e alcune delle più celebri attrici del cinema italiano e internazionale dell’epoca.
Quattro fate, quattro modi di mettere in crisi l’uomo.
Il titolo Le fate sembra evocare creature benevole e rassicuranti, ma le quattro protagoniste del film sono tutt’altro che figure passive. Sabina, Armenia, Elena e Marta appartengono a contesti differenti, hanno caratteri diversi e utilizzano strumenti altrettanto diversi, ma tutte finiscono per mettere in discussione l’equilibrio di potere tradizionalmente assegnato all’uomo. È probabilmente questo il filo rosso più interessante del film: dietro la malizia, la seduzione e le situazioni da commedia, emerge un’Italia nella quale il rapporto tra i sessi sta cambiando e la donna comincia a conquistare spazi di autonomia sempre più evidenti.
Ad aprire il film è Fata Sabina, episodio diretto da Luciano Salce e interpretato da Monica Vitti ed Enrico Maria Salerno. Sabina è una giovane donna che, facendo l’autostop, si imbatte in una serie di automobilisti apparentemente rispettabili ma intenzionati ad approfittare di lei. Dopo essere riuscita a sottrarsi a due tentativi di violenza, la ragazza incontra finalmente Gianni, un uomo originario di San Marino che, al contrario degli altri, sembra capace di mantenere un atteggiamento composto anche di fronte a una bella donna.
L’idea di partenza è divertente e soprattutto possiede quella componente satirica che Salce sa maneggiare con grande efficacia, trasformando la vicenda di Sabina in un ritratto impietoso di una certa virilità italiana repressa, frustrata e incapace di rapportarsi alla donna senza trasformarla in un oggetto del desiderio. Il problema è che l’episodio tende a tirare un po’ troppo per le lunghe il proprio meccanismo, finendo per lasciare che la satira cannibalizzi la commedia. A salvare ampiamente il risultato c’è comunque Monica Vitti, bellissima e bravissima, già capace di dimostrare quella straordinaria versatilità che l’avrebbe trasformata in una delle regine della commedia italiana.
Decisamente più riuscito, anche grazie a una maggiore durata che consente di sviluppare meglio personaggi e situazione, è Fata Armenia, diretto da Mario Monicelli e interpretato da Claudia Cardinale e Gastone Moschin. Armenia è una giovane madre che vive di espedienti e che, presentandosi nello studio del medico Aldini per una visita al proprio bambino, finisce per sconvolgere la monotona esistenza dell’uomo. La donna lo corteggia, lo raggira e riesce progressivamente a portarlo verso una situazione sentimentale dalla quale sembra impossibile sottrarsi.
Qui Monicelli costruisce con maggiore pazienza il gioco dei rapporti di forza e il risultato è una commedia più equilibrata e compiuta. La situazione cresce progressivamente, permettendo di comprendere meglio i personaggi e soprattutto di apprezzare il modo in cui Armenia riesca a tenere in pugno gli uomini che la circondano. È un gioco di seduzione che diventa anche un divertito ribaltamento delle convenzioni sociali: l’uomo, apparentemente padrone della situazione, finisce per essere manipolato dalla donna che credeva di poter controllare. E se Gastone Moschin è perfetto nel ruolo del malcapitato medico, Claudia Cardinale è semplicemente stupenda, capace di imprimere ad Armenia una vitalità e una sicurezza che rendono l’episodio uno dei più convincenti dell’intero film.
Con Fata Elena, diretto da Mauro Bolognini e interpretato da Raquel Welch e Jean Sorel, il film cambia nuovamente registro. Elena è una donna sposata il cui marito, Luigi, viene sedotto da un’altra donna e finisce per trovarsi nella condizione di sospettare che anche la propria moglie possa averlo tradito.
È probabilmente l’episodio che lascia più perplessi. Bolognini costruisce una situazione potenzialmente interessante, ma la sviluppa in maniera troppo breve e superficiale, impedendo al meccanismo narrativo di sedimentare davvero. Si arriva alla conclusione quasi con la sensazione che manchi un pezzo, o che il film abbia semplicemente deciso di interrompere la propria storia prima di averla realmente raccontata. Anche la presenza di Raquel Welch, allora autentica diva internazionale, avrebbe meritato un episodio capace di valorizzarla maggiormente.
Il meglio arriva però con Fata Marta, quarto e ultimo episodio diretto da Antonio Pietrangeli, con Alberto Sordi e Capucine protagonisti. Marta è la moglie di un celebre chirurgo: una donna rigorosa e inflessibile nella vita quotidiana che, quando alza troppo il gomito, si trasforma completamente, lasciandosi andare a comportamenti che il giorno successivo finge di non ricordare. Durante una serata in una villa dell’alta società, il cameriere-autista Giovanni viene mandato nella sua stanza e si trova davanti proprio a una Marta ubriaca che lo invita a fare l’amore. Il giorno dopo, tornata sobria, la donna torna a trattarlo come un semplice dipendente. E quando il chirurgo chiede a Giovanni di andare a lavorare per loro, per il domestico si viene a creare una situazione molto ambigua.
È il segmento più strutturato e, a nostro avviso, il migliore del film. Pietrangeli sfrutta con grande intelligenza la situazione paradossale e soprattutto il magnifico Alberto Sordi, perfetto nel dare corpo alla frustrazione di un uomo che, per una volta, si trova dalla parte sbagliata del rapporto di potere. Il ribaltamento è semplice ma efficace: nella dimensione privata Marta può trasformare il proprio sottoposto in oggetto del desiderio, salvo poi restituirgli immediatamente il suo ruolo subordinato una volta tornata alla normalità. Dietro la comicità della situazione si nasconde però qualcosa di più interessante, perché quello che potrebbe sembrare un film osservato esclusivamente da un punto di vista maschile finisce in realtà per raccontare proprio la fragilità del maschio, la sua incapacità di gestire una posizione di subordinazione e, in definitiva, quanto sia precario quel potere che la società gli ha tradizionalmente assegnato. Il tono quasi chapliniano dell’episodio e l’ambientazione dell’alta società contribuiscono ulteriormente a rendere Fata Marta il capitolo più compiuto dell’intero progetto.
Guardato oggi, Le fate presenta dunque qualche inevitabile disomogeneità, ma conserva un elemento comune piuttosto evidente. Le quattro protagoniste sono donne che, in modi differenti, sfuggono al controllo maschile. Non sempre lo fanno per una vera rivendicazione di emancipazione e certamente il film resta profondamente figlio dello sguardo maschile degli anni Sessanta, ma proprio questa contraddizione rende interessante il suo recupero. La donna della commedia italiana non è più soltanto la moglie, la fidanzata o l’oggetto del desiderio del protagonista maschile: diventa una forza capace di destabilizzare, manipolare, sedurre e perfino dominare l’uomo.
In questo senso. Le fate appartiene a una stagione cinematografica particolarmente significativa. Il successo de Le bambole aveva dimostrato quanto funzionasse il modello della commedia a episodi costruita attorno a figure femminili e il successivo Le streghe avrebbe proseguito sulla stessa strada. Non è casuale che Le fate condivida con Le bambole proprio Mauro Bolognini, Monica Vitti e Jean Sorel, creando una sorta di ideale continuità tra le due operazioni.
Al di là delle differenze qualitative tra un episodio e l’altro, rimane quindi il ritratto di un’epoca nella quale i rapporti tra uomo e donna stavano cambiando rapidamente. La commedia intercettava questa trasformazione attraverso il proprio strumento privilegiato: il ribaltamento. Se l’uomo era abituato a considerarsi padrone della situazione, le fate potevano tranquillamente trasformarlo in vittima, oggetto o semplice pedina. Una piccola rivincita sociale raccontata con malizia e leggerezza, ma che oggi permette di leggere il film anche come una fotografia, inevitabilmente parziale e maschile, di una società in piena trasformazione.
Il DVD Mustang Entertainment.
Mustang Entertainment restituisce Le fate al pubblico italiano attraverso un DVD che, senza pretendere miracoli da un supporto ormai tecnicamente superato, offre una buona occasione per riscoprire il film. Il master utilizzato è di buona qualità e l’immagine appare complessivamente nitida, con una resa cromatica adeguata alla pellicola del 1966. Anche il comparto audio svolge egregiamente il proprio lavoro, restituendo in maniera pulita la traccia italiana (l’unica, ovviamente) in Dolby Digital 2.0.
Sul fronte dei contenuti extra troviamo il trailer e soprattutto un interessante incontro con Giuseppe Galluzzo, storico e divulgatore di cinema italiano, che dedica circa venti minuti al film e al suo contesto. Un contributo particolarmente gradito per un’operazione di recupero come questa, perché aggiunge un momento di approfondimento a un titolo che per troppo tempo è rimasto lontano dalla distribuzione home video italiana.
In definitiva, il DVD di Le fate rappresenta soprattutto una preziosa operazione di recupero. Non un capolavoro dimenticato, ma un interessante documento di quella commedia italiana degli anni Sessanta capace di riunire quattro registi di primo piano e un cast femminile straordinario, raccontando attraverso la leggerezza della commedia i primi, significativi scricchiolii di un sistema di rapporti tra uomini e donne che stava inevitabilmente cambiando.
Roberto Giacomelli
LE FATE di Salce, Monicelli, Bolognini, Pietrageli
Formato: DVD
Label: Mustang Entertainment
Video: 1,33:1
Audio: 2.0 Mono Dolby Digital italiano
Sottotitoli: Italiano NU
Extra: Incontro con Giuseppe Galluzzo, Trailer.
















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