Masterplan, la recensione

Il colpo del secolo, una missione al limite dell’impossibile e una banda di ladri costretta a muoversi tra nemici, alleanze fragili e doppi giochi. Sono gli ingredienti classici dell’heist movie, che tornano in Masterplan, la nuova produzione Amazon Prime diretta da Thomas Vincent e interpretata da Stanley Tucci, Simona Tabasco e Victor Belmondo. Un mix di tensione, intrighi e colpi di scena che, almeno nelle premesse, prometteva di trasformare ogni mossa in una situazione ad alto rischio.

Al centro della vicenda c’è Roger (Stanley Tucci), un ladro esperto e dal passato misterioso, deciso a mettere a segno un’impresa straordinaria: rubare la Gioconda dal Louvre di Parigi. Per riuscire nell’operazione coinvolge due giovani professionisti dalle competenze complementari: Chiara (Simona Tabasco) specializzata in informatica e cybercriminalità, e Jay (Victor Belmondo), esperto di esplosivi, dotato di grande talento ma anche di un carattere, a tratti, spigoloso.

L’incipit di Masterplan è emblematico della sua natura: si parte in medias res, con i personaggi già impegnati in una missione, mentre l’umorismo sopra le righe lascia progressivamente spazio a un obiettivo apparentemente più serio, prima che a intervenire sia un plot twist piuttosto prevedibile. È questa la traiettoria che caratterizza quasi tutta la sceneggiatura di David Wolstencroft e Thomas Vincent: cercare di alternare leggerezza comica e tensione, senza riuscire, tuttavia, a trovare un equilibrio convincente tra le due componenti.

La parte centrale, in particolare, vorrebbe imprimere al racconto un ritmo incalzante attraverso il classico espediente del conto alla rovescia: i giorni che scorrono inesorabili mentre la banda si prepara a mettere a segno il colpo. L’effetto, però, è esattamente opposto a quello desiderato. La narrazione si appiattisce, perde mordente e procede con una certa apatia, senza riuscire a restituire l’urgenza e la tensione che dovrebbero sostenere l’intera operazione. A indebolire ulteriormente il lungometraggio sono le premesse piuttosto surreali che legano Chiara e Jay, attraverso le quali la sceneggiatura tenta di innestare una dinamica familiare, tipica della logica del buddy movie. Un’intenzione che, tuttavia, non trova piena realizzazione, complice anche un’alchimia tra i due interpreti che fatica a risultare convincente e a dare spessore al loro rapporto.

Ciò che emerge nel lavoro di Thomas Vincent è soprattutto l’incertezza delle sue intenzioni. Masterplan sembra oscillare tra il rigore formale e la precisione quasi coreografica della saga di Ocean’s Eleven, diretta da Steven Soderbergh, e la dimensione più eccentrica e surreale di un heist movie come Masterminds – I geni della truffa, con protagonisti Zach Galifianakis e Owen Wilson. Due modelli che presuppongono approcci differenti alla costruzione del colpo, alla gestione dei personaggi e al dosaggio della componente comica. Nel tentativo di conciliarli, la pellicola finisce per non aderire davvero a nessuno dei due, rimanendo sospeso in una sorta di terra di mezzo narrativa e stilistica. È proprio questa indecisione a indebolire il risultato complessivo, facendo ripiegare il lungometraggio su sé stesso e disperdendone le potenzialità.

Masterplan è il classico film che idealmente avrebbe tutte le carte in regola per affascinare lo spettatore. L’opera, tuttavia, sembra affidare al finale il compito di riscattare le incertezze della narrazione, accumulando almeno un paio di plot twist consecutivi nel tentativo di sorprendere e ribaltare le aspettative. Una scelta che, anziché aggiungere profondità al racconto, finisce per apparire artificiosa, sacrificando la coerenza narrativa in favore di una ricerca della sorpresa fine a sé stessa.

In questo quadro, anche il comparto attoriale fatica a lasciare il segno. Se la dinamica tra Chiara e Jay non riesce a generare coinvolgimento emotivo, a deludere è anche Stanley Tucci, chiamato a interpretare Roger, una sorta di artefice e mago del crimine, che vorrebbe imporsi come figura enigmatica e sfuggente, sospesa tra ambiguità morale e fascino carismatico. Il personaggio, però, non trova mai una definizione davvero efficace: più che trasmettere il carisma e l’imprevedibilità di un abile stratega capace di muoversi nell’ombra, finisce, quasi, per apparire costruito a tavolino, privo di quella caratterizzazione necessaria a renderlo credibile fino in fondo.

In definitiva, Masterplan si rivela un’occasione mancata: inizialmente cerca di conquistare lo spettatore facendo leva sulle proprie ambizioni, salvo poi disattenderne le aspettative. Il risultato è un’opera che sembra sempre sul punto di spiccare il volo, proprio come accade alla Gioconda in una surreale sequenza del film, finendo, tuttavia, per restare ancorata alle proprie incertezze.

Luca de Pascale

PRO CONTRO
  • L’idea iniziale del colpo impossibile da realizzare.
  • Alcune battute, estemporanee, nella prima parte che strappano qualche sorriso.
  • Troppi plot twist, alcuni prevedibili, altri forzati e artificiosi.
  • Stanley Tucci dovrebbe essere una risorsa, invece fornisce una prova opaca.
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