Undertone – Sottofondo, la recensione
Il 2026 rischia di diventare uno degli anni più fiorenti e fulgidi del cinema horror contemporaneo e per rafforzare tale tesi basta citare alcuni dei titoli più belli e di maggior successo degli ultimi mesi: Scream 7, La Mummia, La Casa – Il rogo del male, Obsession e Backrooms. Quest’ultimi due lavori, rispettivamente di Curry Barker e Kane Parsons, sorretti da budget tutt’altro che faraonici, non solo hanno stupito tutti per profondità narrativa e un impianto visivo, ma hanno anche dato ulteriore dimostrazione di come il genere horror sia in ottima salute e si stia innalzando ad una dimensione autoriale. Non è un caso, infatti, che molti lavori degli autori della nuova generazione siano catalogabili all’interno del filone denominato “elevated horror” la cui caratteristica principale è quella di fondere gli stilemi del racconto di paura con tematiche sociali, politiche e psicologiche e una certa cura formale. Una ricetta vincente dalla quale scaturiscono film che varcano i confini del genere, rendendosi così appetibili e attraenti anche per quella fetta di pubblico non avvezza a guardare film del terrore, ma che resta attratta da storie profonde e volte ad analizzare l’animo umano e la società contemporanea.
Velleità che sembrano frullare nella testa anche di Ian Tuason che per il suo esordio alla regia di un lungometraggio, dal titolo Undertone –Sottofondo, si cimenta con una storia nella quale il terrore puro si materializza attraverso un sapiente uso di suoni e voci, nonché di spazi interni le cui luci e colori ben si sposano con una serie di eventi che scalfiscono ogni certezza della mente umana e aprono il varco a una minaccia demoniaca. L’opera prima del giovane autore canadese si impone di prepotenza come un horror capace di spaventare come non accadeva da tempo e a creare uno stato di angoscia costante. Il grande pregio, poi, sta nel fatto che Tuason riesce a raggiungere tale obiettivo senza utilizzare i soliti espedienti ormai inflazionati ma attraverso una regia solida e rigorosa che mira a stupire e a non dare punti di riferimento a chi guarda.
Evy è una giovane donna costretta a tornare nella sua casa natia per stare vicino alla sua mamma ridotta in uno stato di coma irreversibile. L’unico momento di evasione per la protagonista, che nel frattempo aspetta anche un figlio, è rappresentato da un podcast dedicato a storie vere o presunte tali del paranormale che conduce insieme al suo amico Justin. Quello che doveva essere uno svago si trasforma però ben presto in qualcosa di molto pericoloso quando il suo compagno di avventura, molto più propenso a credere a tali storie ultraterrene rispetto a Evy, riceve una mail con allegate una serie di registrazioni che documentano un caso di possessione demoniaca. L’ascolto dei suddetti audio risveglia una forza maligna che minaccia la mente della donna e la catapulta in un incubo senza via d’uscita.
Quando la visione di un film horror ci incute paura il gesto più immediato ed istintivo è quello di coprirci gli occhi per evitare il raccapriccio generato dalle immagini proiettate sullo schermo. Tuason, però, ci costringe non a barrare gli occhi, ma a tappare le orecchie in quanto nel suo racconto ogni voce, suono e piccola vibrazione si insinuano sulla scena con pazienza e flemma, per poi esplodere trascinando lo spettatore in uno stato di terrore puro e implacabile. Undertone, di cui Tuason è anche sceneggiatore, si regge su un comparto sonoro di assoluto livello che genera nella protagonista il dubbio che quello che sta ascoltando, la genesi e l’evoluzione di una possessione demoniaca, possa varcare la soglia delle cuffie per arrivare a mettere in pericolo la salute sua e del bambino che sta crescendo in grembo.
Il film, dunque, solo in apparenza offre una linea interpretativa precisa e assoluta in quanto le visioni di Evy possono essere frutto della fantasia e della forza delle suggestioni che gli audio maledetti riescono a generare nella sua mente. Psiche, quella della giovane donna, già molto scossa dai sensi di colpa che nutre nei confronti di una mamma morente con la quale non ha mai avuto un rapporto limpido e stabile, come dimostra il rigetto che Evy ha da sempre provato verso l’educazione religiosa piuttosto rigida impartita dalla genitrice.
Religione che inevitabilmente diventa il perno attorno al quale ruota un plot profondo e concettuale, ma che non dimentica assolutamente quello che è il suo compito principale: fare paura. Obiettivo raggiunto in maniera stupefacente in quanto il giovane autore canadese mette a segno diverse sequenza dalla forte carica orrorifica dalle quali può risultare provata anche quella fetta di pubblico alfabetizzata al genere e ormai pronta ad assistere a qualsiasi cosa.
L’unico rammarico risiede nel fatto che, almeno per il momento, Undertone – Sottofondo non sarà distribuito in sala, nonostante vanti il marchio A24, ma solo su piattaforme, e questa decisione può penalizzare un prodotto la cui resa sarebbe stata valorizzata ancora meglio sul grande schermo e con un impianto audio potente come quello dei cinema.
Vincenzo de Divitiis
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