Archivio tag: A24

Warfare – Tempo di guerra: in alta definizione l’action bellico diretto da Alex Garland e Ray Mendoza

La guerra è da sempre uno dei temi cardine del cinema americano, capace di ridefinirsi di generazione in generazione, adattandosi al mutare degli scenari internazionali e alle sensibilità del pubblico. In particolare, negli ultimi decenni, il cinema di guerra si è spesso fatto portavoce di un approccio critico, raccontando i conflitti non come epiche battaglie, ma come la disfatta dell’evoluzione umana, l’incapacità dell’uomo di risolvere le crisi se non attraverso violenza e distruzione. In un periodo storico come quello che stiamo vivendo, segnato da nuove guerre e tensioni geopolitiche, un film come Warfare – Tempo di guerra assume inevitabilmente un peso ulteriore: non è un racconto di eroismo, né un’operazione propagandistica, ma uno sguardo spietato e intimo su ciò che la guerra lascia dietro di sé. Diretto a quattro mani da Alex Garland – già autore di Ex Machina, Men e Civil War – e da Ray Mendoza, veterano dei Navy SEAL che ha deciso di trasformare la propria esperienza in un racconto cinematografico, Warfare – Tempo di guerra si basa proprio sulla vita di quest’ultimo. Mendoza ha infatti riversato nella sceneggiatura episodi e memorie dirette, offrendo al film una base di realismo che lo distingue nettamente dalle canoniche produzioni belliche hollywoodiane. Warfare – Tempo di guerra è da pochi giorni disponibile in alta definizione Blu-ray grazie ai canali Eagle Pictures.

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The Legend of Ochi: in alta definizione Blu-ray disc, il family movie prodotto dalla prolifica A24

È paradossale e bellissimo che nel 2025, epoca caratterizzata dall’intelligenza artificiale e da progressi scientifici e tecnologici vicini alla fantascienza di un tempo, il cinema stia ritrovando il fascino dell’analogico. Sono sempre di più, infatti, i film che si affidano all’effetto speciale pratico, alla pellicola, ridimensionando e rendendo invisibile ogni procedimento digitale. Negli ultimissimi tempi abbiamo potuto notare il ritorno sul grande schermo del cinema a base di pupazzi e figure animatroniche, di “costumoni”, passo uno e protesi. E The Legend of Ochi di Isaiah Saxon è proprio la sublimazione di questo ritorno alle origini dell’effettistica nel cinema fantastico. Prodotto dall’ormai irrefrenabile A24 e uscito in sala, piuttosto in sordina, lo scorso maggio, The Legend of Ochi è da pochi giorni disponibile in alta definizione Blu-ray disc grazie a Eagle Pictures.

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“Warfare – Tempo di guerra”: il trailer italiano del nuovo film di Alex Garland e Ray Mendoza

I Wonder Pictures ha rilasciato il trailer e il poster ufficiali italiani di Warfare – Tempo di guerra, il nuovo attesissimo film scritto e diretto da Alex Garland e Ray Mendoza, che arriverà nei cinema italiani il 21 agosto 2025. Dopo il successo di Civil War, Garland torna dietro la macchina da presa con un’opera intensa, viscerale e profondamente realistica.

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The Legend of Ochi, la recensione

È paradossale e bellissimo che nel 2025, epoca caratterizzata dall’intelligenza artificiale e da progressi scientifici e tecnologici vicini alla fantascienza di un tempo, il cinema stia ritrovando il fascino dell’analogico. Sono sempre di più, infatti, i film che si affidano all’effetto speciale pratico, alla pellicola, ridimensionando e rendendo invisibile ogni procedimento digitale. C’è stato un momento, infatti, in cui la CGI sembrava destinata a sostituire completamente ogni processo produttivo e creativo nell’effettistica: da Matrix in poi l’effetto visivo era destinato a una rivoluzione irreversibile. Invece, con una certa sorpresa, stiamo notando un ritorno al cinema di pupazzi e figure animatroniche, di “costumoni”, passo uno e protesi. E The Legend of Ochi di Isaiah Saxon è proprio la sublimazione di questo ritorno alle origini dell’effettistica nel cinema fantastico.    

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Death of a Unicorn, la recensione

Fino al Medioevo, l’Unicorno era considerato un animale reale e veniva catalogato all’interno dei Bestiari, poi escluso dai manuali di scienza naturalistica solo nel corso del XIX secolo. Ovviamente era molto “difficile” imbattersi in questo possente cavallo bianco con un unico corno a spirale nel centro della fronte che – si raccontava – potesse essere domato solo da una vergine. Si diceva, inoltre, che il suo corno avesse facoltà anti-venefiche e per questo si tramandava che presso le dinastie reali europee veniva solitamente custodita una coppa realizzata con corno di unicorno per scongiurare che il regnante ingerisse una bevanda avvelenata. Addirittura, nell’inventario del tesoro di Papa Bonifacio VIII del 1295, veniva riportata menzione, per la prima volta nella documentazione papale, di “quattro corne di unicorni, lunghe e contorte utilizzati per fare l’assaggio di tutto ciò che era presentato al papa”.

Ma se il mondo delle favole e l’universo fantasy (per famiglie) è stato spesso terreno di galoppo per fieri unicorni, fino all’elezione di questa creatura a mascotte per il movimento LGBT, in quanto essere singolare e privo di contorni univoci, stranamente nessuno sceneggiatore aveva trasformato l’unicorno in temibile bestia assassina di un film horror. Certo, c’era stata una bizzarra comparsata in quel gioiellino di Quella casa nel bosco (2011) di Drew Goddard, ma protagonista mai. A colmare questa lacuna ci pensa l’esordiente regista Alex Scharfman che utilizza le ferree dinamiche di un beast-movie per la fanta-commedia horror targata A24 Death of a Unicorn.

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Opus – Venera la tua stella, la recensione

Il mondo del cinema, e in particolare il mondo del cinema fanta/horror e thriller, sta attraversando un curioso momento in cui al centro della riflessione pone lo star system, cercando di cogliere dall’interno malumori e disillusioni di un mondo fatto di lustrini, sorrisi e successo e spesso costretto a mostrarsi per quello che non è. Se in The Substance una ex-diva del grande e piccolo schermo fa di tutto per tornare alla ribalta, in Trap di M. Night Shyamalan una pop-star diventa un’eroina contro un serial killer e in Smile 2 è perseguitata da una maledizione. Ogni opera ci suggerisce che è facile diventare vittime della propria celebrità, cosa che accade anche al cantante e performer Alfred Moretti, divo assoluto degli anni ’90 e poi scomparso dalle scene per trent’anni, fino alla sua misteriosa ricomparsa pronta a trasformarsi in un evento, come ci viene raccontato nel thriller/horror della A24 Opus – Venera la tua stella.

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MaXXXine, la recensione del capitolo finale della trilogia di X

Quella di Maxine Minx sembra quasi una storia autobiografica, quella del suo regista Ti West: una lunga gavetta nell’agognato mondo del cinema alla ricerca di quel successo che è destinato ad arrivare e deflagrare poi in maniera inarrestabile. Proprio come la protagonista della sua trilogia, infatti, il regista ha lavorato moltissimo nel cinema underground (non a luci rosse, però!) e prima di essere (ri)lanciato dalla A24 con X – A Sexy Horror Story nel 2022 aveva alle spalle quasi vent’anni di piccoli e medi film di genere molto apprezzati dal pubblico del cinema horror… ma sconosciuti ai più. E, che dir ne vogliano i poco preparati giornalisti di Variety e Paul Schrader, non si trattava di slasher-movie (l’unico vero slasher diretto da Ti West è proprio X!) ma di prodotti che spaziavano dal filone satanico/demoniaco (The House of the Devil) a quello dei virus e contagi (Cabin Fever 2) fino al found footage (The Sacrament), la ghost-story (The Inkeepers) e perfino il western (Nella valle della violenza). Ma è, appunto, grazie ad A24, che ha dato il semaforo verde alla trilogia X, che oggi Ti West è tra i più quotati registi mainstream di genere.

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Past Lives, la recensione

Presentato in concorso al Sundance Film Festival 2023 e candidato a ben due premi Oscar, tra cui l’ambita statuetta a miglior film, Past Lives è arrivato finalmente nelle sale italiane lo scorso 14 febbraio distribuito da Lucky Red dopo aver avuto la sua premiere italiana alla Festa del Cinema di Roma 2023.

Il film si concentra sulla vita di Nora Moon, una donna coreana emigrata negli Stati Uniti con la famiglia quando era ancora una bambina, e di Hae Sung, suo amico d’infanzia col quale rientrerà in contatto dodici anni dopo. Altri dodici dopo questi scambi digitali, i due finalmente si incontreranno nuovamente di persona a New York, Hae Sung è rimasto single mentre Nora è sposata e l’amore puerile dei due in Sud Corea sembra ormai solo un lontano ricordo.

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Dream Scenario, la recensione

Il professore universitario Paul Matthews comincia ad apparire nei sogni delle persone. Non solo dei conoscenti, ma anche di emeriti sconosciuti sparsi in giro per il mondo. Proprio lui, un uomo ordinario, anonimo, che si fatica a riconoscere per strada. E, infatti, nei sogni non è altro che una comparsa, un uomo che cammina sullo sfondo, che spunta da una siepe. Però questo fa di Paul una star, l’uomo che tutti conoscono senza che nessuno effettivamente sa chi sia, finendo inevitabilmente all’attenzione dei media. Più se ne parla, più Paul diventa virale all’interno dell’attività onirica di chiunque. Quando, però, i sogni in cui Paul compare si trasformano in incubi e lui stesso lascia da parte il ruolo di comparsa per diventare un protagonista, spesso malvagio e spietato, le cose cambiano e la celebrità dell’uomo gli si ritorce contro fino a trasformarlo nella persona più odiata del mondo.

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Medusa Deluxe, la recensione

Il salone del parrucchiere (o del barbiere, in versione “only for men”) è quel posto dove ogni persona è messa a nudo, resettata e riassemblata per uscirne cambiata nell’aspetto ma non nell’essenza. Fondamentalmente la visita dal parrucchiere unisce le diverse anime di ogni individuo, che appartenga al proletario o all’alta borghesia, che affida completamente la sua testa, elemento sotto gli occhi di tutti quindi primariamente distintivo, alle mani altrui diventando vulnerabile sotto le lame di forbici e rasoi. Una vulnerabilità che poi si manifesta attraverso la confessione, la chiacchiera, il pettegolezzo che ha contraddistinto da centinaia di anni le salon de coiffure come luogo pregno di informazioni e indiscrezioni su tutto e tutti, un confessionale dove il “prete” non è tenuto a mantenere il segreto professionale. In un contesto di questo tipo, se accadesse un omicidio, come potrebbe mai svilupparsi un’indagine? Ovviamente attraverso le parole, gli interrogatori svolti dagli stessi indagati, pregni di sottotrame, di connessioni scomode tra indiziati, di pettegolezzi che rendono ogni attore sul palco il possibile assassino.

L’esordiente Thomas Hardiman con Medusa Deluxe sceglie proprio il mondo del parrucco come location per mettere in scena un giallo anomalo che possa incentrarsi sulle relazioni tra personaggi: un microcosmo che rappresenta a perfezione il mondo di oggi, pieno di connessioni e segreti, di idiosincrasie, fluido e ammantato di rancore e invidie.  

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