Archivio tag: A24

Undertone – Sottofondo, la recensione

Il 2026 rischia di diventare uno degli anni più fiorenti e fulgidi del cinema horror contemporaneo e per rafforzare tale tesi basta citare alcuni dei titoli più belli e di maggior successo degli ultimi mesi: Scream 7, La Mummia, La Casa – Il rogo del male, Obsession e Backrooms. Quest’ultimi due lavori, rispettivamente di Curry Barker e Kane Parsons, sorretti da budget tutt’altro che faraonici, non solo hanno stupito tutti per profondità narrativa e un impianto visivo, ma hanno anche dato ulteriore dimostrazione di come il genere horror sia in ottima salute e si stia innalzando ad una dimensione autoriale. Non è un caso, infatti, che molti lavori degli autori della nuova generazione siano catalogabili all’interno del filone denominato “elevated horror” la cui caratteristica principale è quella di fondere gli stilemi del racconto di paura con tematiche sociali, politiche e psicologiche e una certa cura formale. Una ricetta vincente dalla quale scaturiscono film che varcano i confini del genere, rendendosi così appetibili e attraenti anche per quella fetta di pubblico non avvezza a guardare film del terrore, ma che resta attratta da storie profonde e volte ad analizzare l’animo umano e la società contemporanea.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Backrooms, la recensione

Stanze impossibili fatte di pareti anonime e illuminate da asettiche luci al neon, oggetti parziali incastrati e accatastati secondo una logica distorta, entità che sono la sintesi grottesca di altro. Con Backrooms il giovane filmmaker Kane Parsons trova un’intuizione brillante, realizzando forse la rappresentazione cinematografica più inquietante e concreta del concetto di Intelligenza Artificiale vista finora al cinema.

Ma per capire davvero Backrooms bisogna partire da internet. Da quel gigantesco inconscio collettivo digitale che ha trasformato un’immagine apparentemente innocua in una delle creepypasta più celebri del web. Il fenomeno nasce da una foto postata online nel 2019: un ufficio vuoto, giallastro, infinito, accompagnato dall’idea terrificante che, “uscendo dalla realtà nel modo sbagliato”, si possa finire in uno spazio liminale senza uscita. Da lì nasce il mito delle “Backrooms”, ambienti sospesi tra il familiare e l’alieno, luoghi di transizione svuotati di umanità. Il giovane Parsons – conosciuto online come Kane Pixels – trasforma quell’idea in una serie di video found footage caricati su YouTube a partire dal 2022 (qui trovate il suo canale), diventati virali grazie alla loro capacità di evocare paura con pochissimi elementi.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Valutazione: +1 (da 1 voto)

Mother Mary, la recensione

Il cinema di genere sta accendendo i riflettori sul mondo dello spettacolo raccontandoci un ambiente spietato, fatto di ombre, dolore, sofferenza, spesso un vero e proprio incubo a occhi aperti. Infatti, è proprio il genere thriller/horror a trarre beneficio da storie che si svolgono sui palchi e dietro le quinte, su vite di attori, performer, cantanti che sembrano aver venduto l’anima al diavolo per un successo che, a un certo punto, viene messo comunque in discussione. Da The Substance, che giocava sul tema dell’immagine abbracciando il filone body-horror, fino a Smile 2, che leggeva il successo come una vera e propria maledizione, passando per il più convenzionale Trap, che invece faceva incontrare quell’ambiente con uno psicopatico. Ora, un autore attento e personale come David Lowery decide di contribuire alla causa raccontando la storia di un riscatto artistico e morale nel mondo della musica pop e lo fa mescolando il dramma da camera con suggestioni soprannaturali in Mother Mary.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Warfare – Tempo di guerra: in alta definizione l’action bellico diretto da Alex Garland e Ray Mendoza

La guerra è da sempre uno dei temi cardine del cinema americano, capace di ridefinirsi di generazione in generazione, adattandosi al mutare degli scenari internazionali e alle sensibilità del pubblico. In particolare, negli ultimi decenni, il cinema di guerra si è spesso fatto portavoce di un approccio critico, raccontando i conflitti non come epiche battaglie, ma come la disfatta dell’evoluzione umana, l’incapacità dell’uomo di risolvere le crisi se non attraverso violenza e distruzione. In un periodo storico come quello che stiamo vivendo, segnato da nuove guerre e tensioni geopolitiche, un film come Warfare – Tempo di guerra assume inevitabilmente un peso ulteriore: non è un racconto di eroismo, né un’operazione propagandistica, ma uno sguardo spietato e intimo su ciò che la guerra lascia dietro di sé. Diretto a quattro mani da Alex Garland – già autore di Ex Machina, Men e Civil War – e da Ray Mendoza, veterano dei Navy SEAL che ha deciso di trasformare la propria esperienza in un racconto cinematografico, Warfare – Tempo di guerra si basa proprio sulla vita di quest’ultimo. Mendoza ha infatti riversato nella sceneggiatura episodi e memorie dirette, offrendo al film una base di realismo che lo distingue nettamente dalle canoniche produzioni belliche hollywoodiane. Warfare – Tempo di guerra è da pochi giorni disponibile in alta definizione Blu-ray grazie ai canali Eagle Pictures.

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The Legend of Ochi: in alta definizione Blu-ray disc, il family movie prodotto dalla prolifica A24

È paradossale e bellissimo che nel 2025, epoca caratterizzata dall’intelligenza artificiale e da progressi scientifici e tecnologici vicini alla fantascienza di un tempo, il cinema stia ritrovando il fascino dell’analogico. Sono sempre di più, infatti, i film che si affidano all’effetto speciale pratico, alla pellicola, ridimensionando e rendendo invisibile ogni procedimento digitale. Negli ultimissimi tempi abbiamo potuto notare il ritorno sul grande schermo del cinema a base di pupazzi e figure animatroniche, di “costumoni”, passo uno e protesi. E The Legend of Ochi di Isaiah Saxon è proprio la sublimazione di questo ritorno alle origini dell’effettistica nel cinema fantastico. Prodotto dall’ormai irrefrenabile A24 e uscito in sala, piuttosto in sordina, lo scorso maggio, The Legend of Ochi è da pochi giorni disponibile in alta definizione Blu-ray disc grazie a Eagle Pictures.

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“Warfare – Tempo di guerra”: il trailer italiano del nuovo film di Alex Garland e Ray Mendoza

I Wonder Pictures ha rilasciato il trailer e il poster ufficiali italiani di Warfare – Tempo di guerra, il nuovo attesissimo film scritto e diretto da Alex Garland e Ray Mendoza, che arriverà nei cinema italiani il 21 agosto 2025. Dopo il successo di Civil War, Garland torna dietro la macchina da presa con un’opera intensa, viscerale e profondamente realistica.

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The Legend of Ochi, la recensione

È paradossale e bellissimo che nel 2025, epoca caratterizzata dall’intelligenza artificiale e da progressi scientifici e tecnologici vicini alla fantascienza di un tempo, il cinema stia ritrovando il fascino dell’analogico. Sono sempre di più, infatti, i film che si affidano all’effetto speciale pratico, alla pellicola, ridimensionando e rendendo invisibile ogni procedimento digitale. C’è stato un momento, infatti, in cui la CGI sembrava destinata a sostituire completamente ogni processo produttivo e creativo nell’effettistica: da Matrix in poi l’effetto visivo era destinato a una rivoluzione irreversibile. Invece, con una certa sorpresa, stiamo notando un ritorno al cinema di pupazzi e figure animatroniche, di “costumoni”, passo uno e protesi. E The Legend of Ochi di Isaiah Saxon è proprio la sublimazione di questo ritorno alle origini dell’effettistica nel cinema fantastico.    

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Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Death of a Unicorn, la recensione

Fino al Medioevo, l’Unicorno era considerato un animale reale e veniva catalogato all’interno dei Bestiari, poi escluso dai manuali di scienza naturalistica solo nel corso del XIX secolo. Ovviamente era molto “difficile” imbattersi in questo possente cavallo bianco con un unico corno a spirale nel centro della fronte che – si raccontava – potesse essere domato solo da una vergine. Si diceva, inoltre, che il suo corno avesse facoltà anti-venefiche e per questo si tramandava che presso le dinastie reali europee veniva solitamente custodita una coppa realizzata con corno di unicorno per scongiurare che il regnante ingerisse una bevanda avvelenata. Addirittura, nell’inventario del tesoro di Papa Bonifacio VIII del 1295, veniva riportata menzione, per la prima volta nella documentazione papale, di “quattro corne di unicorni, lunghe e contorte utilizzati per fare l’assaggio di tutto ciò che era presentato al papa”.

Ma se il mondo delle favole e l’universo fantasy (per famiglie) è stato spesso terreno di galoppo per fieri unicorni, fino all’elezione di questa creatura a mascotte per il movimento LGBT, in quanto essere singolare e privo di contorni univoci, stranamente nessuno sceneggiatore aveva trasformato l’unicorno in temibile bestia assassina di un film horror. Certo, c’era stata una bizzarra comparsata in quel gioiellino di Quella casa nel bosco (2011) di Drew Goddard, ma protagonista mai. A colmare questa lacuna ci pensa l’esordiente regista Alex Scharfman che utilizza le ferree dinamiche di un beast-movie per la fanta-commedia horror targata A24 Death of a Unicorn.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Opus – Venera la tua stella, la recensione

Il mondo del cinema, e in particolare il mondo del cinema fanta/horror e thriller, sta attraversando un curioso momento in cui al centro della riflessione pone lo star system, cercando di cogliere dall’interno malumori e disillusioni di un mondo fatto di lustrini, sorrisi e successo e spesso costretto a mostrarsi per quello che non è. Se in The Substance una ex-diva del grande e piccolo schermo fa di tutto per tornare alla ribalta, in Trap di M. Night Shyamalan una pop-star diventa un’eroina contro un serial killer e in Smile 2 è perseguitata da una maledizione. Ogni opera ci suggerisce che è facile diventare vittime della propria celebrità, cosa che accade anche al cantante e performer Alfred Moretti, divo assoluto degli anni ’90 e poi scomparso dalle scene per trent’anni, fino alla sua misteriosa ricomparsa pronta a trasformarsi in un evento, come ci viene raccontato nel thriller/horror della A24 Opus – Venera la tua stella.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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MaXXXine, la recensione del capitolo finale della trilogia di X

Quella di Maxine Minx sembra quasi una storia autobiografica, quella del suo regista Ti West: una lunga gavetta nell’agognato mondo del cinema alla ricerca di quel successo che è destinato ad arrivare e deflagrare poi in maniera inarrestabile. Proprio come la protagonista della sua trilogia, infatti, il regista ha lavorato moltissimo nel cinema underground (non a luci rosse, però!) e prima di essere (ri)lanciato dalla A24 con X – A Sexy Horror Story nel 2022 aveva alle spalle quasi vent’anni di piccoli e medi film di genere molto apprezzati dal pubblico del cinema horror… ma sconosciuti ai più. E, che dir ne vogliano i poco preparati giornalisti di Variety e Paul Schrader, non si trattava di slasher-movie (l’unico vero slasher diretto da Ti West è proprio X!) ma di prodotti che spaziavano dal filone satanico/demoniaco (The House of the Devil) a quello dei virus e contagi (Cabin Fever 2) fino al found footage (The Sacrament), la ghost-story (The Inkeepers) e perfino il western (Nella valle della violenza). Ma è, appunto, grazie ad A24, che ha dato il semaforo verde alla trilogia X, che oggi Ti West è tra i più quotati registi mainstream di genere.

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