Dylan Dog Horror Show: ecco come si dà corpo agli incubi! Tante anticipazioni sullo spettacolo teatrale

Quarant’anni trascorsi a indagare l’orrore, a confrontarsi con mostri che spesso hanno sembianze fin troppo umane, a dialogare con i morti e a inseguire i fantasmi di un passato che non smette mai di tornare. Per Dylan Dog, il teatro potrebbe essere una destinazione più naturale di quanto si possa immaginare. Dopotutto, quale luogo migliore di un palcoscenico per dare corpo agli incubi, sovvertire le regole del tempo e trasformare la memoria in qualcosa di tangibile? È da questa suggestione che sembra prendere forma Dylan Dog Horror Show, la prima produzione teatrale di Sergio Bonelli Editore, presentata il 13 ottobre al Teatro Eliseo di Roma, dove debutterà ufficialmente il 28 ottobre, dopo alcune anteprime speciali previste a partire dal 22.

Lo spettacolo, diretto da Valter Malosti e scritto da Nicola Russo partendo dai personaggi di Tiziano Sclavi, rappresenta uno degli appuntamenti centrali delle celebrazioni per il quarantesimo anniversario dell’Indagatore dell’Incubo, apparso per la prima volta nelle edicole il 26 settembre 1986 con L’alba dei morti viventi. Ma l’intenzione, ribadita durante la conferenza stampa, non è quella di realizzare un’operazione nostalgica destinata esclusivamente agli appassionati del fumetto, quanto piuttosto di esplorare un nuovo linguaggio attraverso il quale restituire la complessità dell’universo creato da Sclavi.

A sottolinearlo è stato anche Alessandro Longobardi, direttore artistico del Teatro Eliseo, che ha parlato di un progetto di teatro horror contemporaneo, capace di far entrare idealmente lo spettatore all’interno di una tavola del fumetto, conservandone paura, riflessione interiore e naturalmente l’immancabile ironia di Groucho.

 

La genesi dell’operazione è stata raccontata da Michele Masiero, direttore editoriale di Sergio Bonelli Editore, che ha attribuito a Francesco Bellomo, coinvolto nella produzione esecutiva, l’intuizione iniziale di portare Dylan Dog sul palcoscenico. Un progetto nato anche dalla volontà di sperimentare nuove possibilità espressive per il personaggio, mentre sono già in lavorazione ulteriori declinazioni multimediali dell’universo dylaniato, sulle quali al momento non sono stati forniti dettagli.

Masiero ha spiegato come l’intenzione fosse, fin dall’inizio, quella di evitare sia la strada del tradizionale teatro di prosa sia quella del musical, privilegiando una formula trasversale, nella quale recitazione, musica, performance e componente visiva potessero convivere. Una sfida produttiva tutt’altro che semplice, che coinvolge complessivamente circa 90 professionisti.

Ma soprattutto, questa volta Bonelli ha voluto esercitare un controllo diretto sul trattamento della propria creatura. Masiero non ha nascosto le perplessità nei confronti delle precedenti esperienze di adattamento, citando esplicitamente (anche se non esplicitamente!) il film americano con Brandon Routh, Dylan Dog – Il film (2010), come esempio di un’operazione fallimentare anche a causa del mancato coinvolgimento della casa editrice. Il principio alla base del nuovo spettacolo è stato quindi quello del massimo rispetto per la proprietà intellettuale, pur lasciando agli autori la libertà necessaria per sviluppare un progetto dotato di una propria identità artistica.

Una libertà che Valter Malosti ha accolto partendo da una posizione per certi versi sorprendente: prima di essere coinvolto nello spettacolo, infatti, il regista non conosceva Dylan Dog. L’incontro con il personaggio gli ha aperto un universo narrativo del quale ha dovuto comprendere anzitutto i meccanismi, per poi interrogarsi su come tradurli attraverso le possibilità, ma anche i limiti, del linguaggio teatrale.

Il fumetto può permettersi di cambiare ambientazione da una vignetta all’altra, attraversare epoche e luoghi con assoluta immediatezza, sovrapporre realtà differenti. Il palcoscenico, invece, deve necessariamente trovare altre soluzioni. Per Malosti la chiave è stata soprattutto il corpo degli attori: rendere riconoscibili i personaggi attraverso la presenza scenica, affidando alla scelta degli interpreti un ruolo fondamentale nella costruzione dell’intero spettacolo.

Ne è derivata l’idea di un allestimento immersivo, concepito come una tavola a fumetti che prende vita, attraversata da una forte dimensione cinematografica e scultorea. Non una semplice trasposizione, dunque, ma un’installazione in movimento continuo nella quale i confini tra performance, concerto e arte visiva tendono a dissolversi, proprio come accade tra sogno e realtà nelle storie dell’Indagatore dell’Incubo. Un approccio che Malosti ha ricondotto anche alle precedenti esperienze con Il viaggio di G. Mastorna di Federico Fellini e Lazarus, l’opera rock di David Bowie ed Enda Walsh.

Il regista ha inoltre chiarito che Dylan Dog Horror Show è stato pensato per funzionare anche agli occhi di chi non ha mai letto un albo della serie. I lettori storici, naturalmente, troveranno numerosi riferimenti e piccoli easter egg disseminati lungo il racconto, ma nessuno di questi sarà un semplice ammiccamento: ogni elemento avrà una precisa funzione narrativa.

Fondamentale sarà poi la componente sonora. Secondo Malosti, nell’horror la musica può arrivare a determinare il 60-70% dell’efficacia emotiva di una scena, ed è proprio attorno a questa consapevolezza che è stato costruito parte dell’immaginario dello spettacolo. Tra le principali fonti d’ispirazione il regista ha citato Scott Walker, in particolare le atmosfere inquietanti, ipnotiche e quasi lynchiane della sua musica, per poi arrivare a suggestioni riconducibili agli Arcade Fire e ai Nine Inch Nails.

Non mancheranno momenti cantati dagli stessi personaggi, mentre una parte della musica sarà eseguita dal vivo da un power trio composto da Paolo Spaccamonti alla chitarra, Luca Cavina al basso e synth e Jacopo Battaglia alla batteria e synth. Una presenza che conferma la natura ibrida dell’operazione, sospesa tra rappresentazione teatrale, concerto e performance visiva.

Se Malosti ha dovuto interrogarsi su come dare una forma fisica all’universo di Dylan Dog, il drammaturgo Nicola Russo si è trovato davanti a una questione altrettanto complessa: come portare l’orrore sul palcoscenico?

La prima suggestione, ha raccontato durante la conferenza, è stata quella del Grand Guignol, il teatro parigino celebre per le sue rappresentazioni macabre e scioccanti. Un riferimento immediatamente accantonato, però, perché Russo non voleva affidarsi a una dimensione dell’orrore costruita prevalentemente sulla violenza e sull’effetto shock. La soluzione è arrivata lavorando invece sulla distorsione del tempo e su un concetto profondamente radicato nella poetica di Sclavi: l’orrore come ritorno del passato, come confronto inevitabile con i propri fantasmi.

Da qui nasce la struttura narrativa di Dylan Dog Horror Show, che prende le mosse da un caso completamente inedito. Veronika, una cliente tanto affascinante quanto misteriosa, si presenta da Dylan per sottoporgli un nuovo enigma. L’indagine, tuttavia, finirà per trascinare l’Indagatore dell’Incubo in un percorso attraverso la propria storia personale, riportando alla luce figure che hanno segnato profondamente la sua esistenza.

Torneranno così Anna Never, Morgana, Lillie Connolly e Bree Daniels, insieme alla nemesi Xabaras e agli immancabili Groucho, ispettore Bloch e Madame Trelkovski. Una storia contenitore, dunque, che utilizza un intreccio originale per far riaffiorare eventi e personaggi familiari ai lettori, senza trasformarsi in una semplice antologia di citazioni. Per Russo, la difficoltà maggiore è stata proprio trovare un equilibrio tra il rispetto per l’opera di Tiziano Sclavi e la necessità di introdurre una sensibilità personale, dando vita a una drammaturgia autonoma.

A interpretare Dylan Dog sarà Gabriele Graham Gasco, affiancato da Loris Fabiani nel ruolo di Groucho e Marit Nissen in quello di Veronika. Completano il cast Ida Marinelli (Madame Trelkovski), Danilo Nigrelli (un demone multipersonalità), Antonino Iuorio (ispettore Bloch), Dario Battaglia (Xabaras), Camilla Nigro (Bree Daniels), Beatrice Vecchione (Lillie Connolly), Annamaria Troisi (Morgana) e Sofia Fusciani (Anna Never). In scena anche i performer Fabio Bergaglio, Antonio Carta, Alessandro Pallecchi, Sofia Celentani Ungaro, Cecilia Francesca Croce, Michele Calcari e Giovanni Fasser. Vi mostriamo una galleria completa dei personaggi dello spettacolo già in costume di scena, con foto di Marco Previdi:

L’esperienza non sarà limitata al palcoscenico: per l’occasione, il foyer del Teatro Eliseo è stato trasformato in uno spazio esperienziale dedicato all’immaginario visivo e narrativo di Dylan Dog, prolungando idealmente lo spettacolo anche al di fuori della sala, come potete già notare dalle foto.

Il debutto ufficiale di Dylan Dog Horror Show è fissato per il 28 ottobre al Teatro Eliseo di Roma, con anteprime speciali a partire dal 22 ottobre. Le prevendite sono già aperte su TicketOne.

A quarant’anni da L’alba dei morti viventi, l’Indagatore dell’Incubo si prepara quindi ad affrontare una sfida espressiva inedita, che sembra voler andare oltre la riproduzione teatrale delle atmosfere del fumetto. E forse la riflessione più significativa emersa dalla presentazione è proprio quella suggerita da Nicola Russo: il palcoscenico è il luogo in cui possiamo plasmare il tempo, rivivere il passato e persino dialogare con i morti. Un luogo in cui le paure possono finalmente assumere una forma concreta. Difficile immaginare una casa più appropriata per Dylan Dog.

Roberto Giacomelli

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