Ti uccideranno, la recensione
“Quando il povero dona al ricco, il diavolo se la ride”.
È questa la didascalia che apre Ti uccideranno di Kirill Sokolov, ed è anche la chiave di lettura più immediata – e, al tempo stesso, più ingannevole – per avvicinarsi a un film che parte da un’intuizione di lotta sociale per poi trasformarsi rapidamente in qualcos’altro. Non siamo dalle parti della critica sistemica filtrata attraverso il genere, come accade nel cinema di Jordan Peele, ma piuttosto di fronte a un’opera che usa quel sottotesto come miccia per accendere uno spettacolo iper-stilizzato, violento e irresistibilmente sopra le righe.
La storia segue una giovane donna (Zazie Beetz) con un passato di abusi che, dopo un periodo di reclusione in carcere, trova lavoro come colf nel complesso residenziale noto come “Virgil”. Ma già la prima notte, la ragazza si rende conto che in quel posto nulla è come sembra e una setta di satanisti ha deciso che lei dovrà essere la prossima vittima sacrificale. Però anche la ragazza nasconde un segreto e venderà decisamente cara la sua pelle. La sua fuga attraverso il Virgil diventa teatro di una vera e propria discesa agli inferi, in cui ogni piano nasconde una nuova minaccia e ogni incontro si traduce in uno scontro fisico sanguinosissimo.
Sokolov, qui anche co-sceneggiatore insieme a Alex Litvak (Predators, I tre moschettieri), conferma quanto già mostrato con Muori papà… muori!: un gusto spiccato per il grottesco e per il pulp più sfrenato. Ma se nel film d’esordio prevaleva la componente comica, Ti uccideranno spinge con decisione sull’acceleratore dell’azione e dello splatter, costruendo un’esperienza quasi sensoriale. Con il supporto produttivo di Andy Muschietti e Barbara Muschietti, il regista russo guarda apertamente al cinema di arti marziali asiatico degli anni ’70, filtrato attraverso la lente pop di Quentin Tarantino e del suo Kill Bill. Zoom improvvisi, stacchi di montaggio innaturali, pose plastiche e un’estetica del sangue volutamente fumettistica diventano gli strumenti principali di un linguaggio che non cerca il realismo ma l’impatto.
Allo stesso tempo, però, la coreografia delle sequenze d’azione guarda con decisione al moderno action occidentale, in particolare alla saga di John Wick. La prima grande scena, con la protagonista in deshabillé all’interno della sua stanza, è già un manifesto programmatico, ma è soprattutto la sequenza con scarsa illuminazione e un’ascia infuocata a rimanere impressa per inventiva e gestione dello spazio. Sokolov costruisce il film come se fosse un videogioco: livelli da superare, sfide sempre più complicate, fino al boss finale. Una struttura semplice ma estremamente efficace, che tiene alta la tensione e rende la visione continuamente stimolante.
Le citazioni non si fermano all’action: c’è un amore dichiarato per l’horror splatter anni ’80, da Stuart Gordon a Brian Yuzna, ma anche un riferimento più “alto” a Rosemary’s Baby di Roman Polanski, evidente sia nell’architettura del condominio che nel cognome del personaggio interpretato da Patricia Arquette, Woodhouse. Un gioco citazionista che non appare mai sterile, ma contribuisce a costruire un immaginario coerente e stratificato, oltre che spudoratamente pop.
Eppure, sotto tutta questa superficie ludica e iperbolica, resta quel proverbio iniziale a fare da eco costante. Il conflitto tra classi, lo sfruttamento, il rapporto malato tra chi detiene il potere e chi lo subisce sono elementi presenti, anche se mai davvero approfonditi. Sokolov preferisce correre, spingere, intrattenere, sacrificando forse una maggiore incisività tematica in favore di un ritmo indiavolato e di una messinscena debordante.
Il risultato è un film che difficilmente lascia indifferenti: eccessivo, derivativo ma incredibilmente vitale. Un’opera che sa esattamente cosa vuole essere e lo porta avanti con coerenza e personalità, trovando nella contaminazione dei linguaggi la sua forza principale. Non reinventerà il genere, ma lo celebra con un’energia contagiosa e Zazie Beetz è semplicemente stupenda, oltre che incredibilmente energica.
Curioso, infine, come Ti uccideranno arrivi al cinema quasi in contemporanea con Finché morte non ci separi 2, altro titolo che gioca con dinamiche simili tra violenza, critica sociale ultra light e intrattenimento pop: segno che forse il pubblico ha voglia di cacce all’uomo, “edificanti” storie di riscatto sociale e ricchi satanisti che esplodono!
Roberto Giacomelli
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