La verità, vi spiego, sull’amore, la recensione
Il basso profilo è una virtù troppo spesso misconosciuta al cinema. È infatti apprezzabile la scelta del regista che si impone di non sovraccaricare il suo film di ambizioni pompose e squilibrate. Un discorso chiaro, lineare, divertente, sornione e disincantato, senza troppe pretese.
Fare commedia è mestiere arduo, forse il più difficile di tutti nel cinema, ma ancora più arduo è farlo con leggerezza e semplicità. Merito va dunque a Max Croci, che con La verità, vi spiego, sull’amore da comunque prova di umiltà e di coraggio.
Sfugge alla sindrome del pistolotto, evita le trappole del trattato amoroso. Il suo film è imperfetto e un po’ a metà strada, molto leggero e abbastanza sensibile nei toni, sfiorando talvolta l’inconsistenza, poi tenta nel finale una parziale inversione di marcia inseguendo un approccio più maturo che sconfessa un po’ le ambizioni iniziali.
La verità, vi spiego, sull’amore è tratto dal blog di successo, poi diventato un romanzo di successo di Enrica Tesio, e ora vedremo se anche la versione cinematografica seguirà lo stesso destino; per adesso accontentiamoci di dire che rielabora fatti realmente accaduti, mutua dalla fonte letteraria il tono di base, un mix di umorismo e sensibilità, l’antiquata ma sempre valida filosofia del “ rido per non piangere”.
La storia è quella di Dora, una convincente e simpatica Ambra Angiolini, madre single con due bambini sul groppone lasciata dopo sette anni di vita insieme dal compagno Davide (Massimo Poggio). Il suo è un percorso di liberazione ed elaborazione del lutto.
Il film è smaccatamente, indiscutibilmente e fieramente pop. Colorato, fluido nelle scelte di regia, costantemente sopra le righe nella tradizione della migliore commedia romantica americana, popolato da una serie di figure di contorno gustose e simpatiche, tenere deformazioni e dilatazioni di tic e nevrosi quotidiane. Una dilatazione pericolosa, tuttavia, perché che si tratti di Sara, Carolina Crescentini, la migliore amica di Dora, di Simone (Edoardo Pesce) il simpaticissimo boyfriend (di Sara) / poeta / bidello / babysitter, o delle suocere da incubo che oscillano fra la milf e la fricchettona, tanto per fare un esempio, o magari proprio dei due protagonisti, il termine sulla punta delle labbra è quello di caricatura. Adorabile, buffa e squinternata caricatura. Il che non è di per sé un crimine, intendiamoci, ma se teniamo presente che il film adatta e traspone frammenti di vita vissuta, l’impressione è che il materiale di partenza riuscisse a bilanciare in maniera più adeguata la riproduzione del quotidiano e l’intervento del prisma deformante dell’umorismo e dell’ironia.
La verità, vi spiego, sull’amore è divertente soprattutto in quei momenti in cui la leggerezza si sposa a momentanei soprassalti di cinismo, lasciando intendere che un approccio un po’ più cattivo avrebbe forse giovato. Intrattiene e impone allo spettatore di livellare le aspettative e le pretese, la qual cosa, al di là dei limiti del film mi ripeto, è tutt’altro che disprezzabile. Ma è un livellamento comunque necessario.
Francesco Costantini
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