Super Mario Galaxy – Il film, la recensione

Quando si parla di Nintendo si parla di una vera e propria istituzione culturale. Non solo una casa produttrice di videogiochi, ma un immaginario collettivo che ha attraversato generazioni, ridefinendo il concetto stesso di intrattenimento. E al centro di tutto c’è lui, Mario, che proprio quest’anno festeggia i suoi 40 anni: un’icona pop capace di passare dai cabinati arcade alle console domestiche, fino al cinema, mantenendo intatto il suo fascino. Un’eredità enorme, che il cinema d’animazione contemporaneo – quello targato Illumination – sta cercando di capitalizzare trasformandola in un universo condiviso sempre più espanso.

Mentre Mario e Luigi risolvono grandi e piccoli problemi e la Principessa Peach governa il Regno assicurandosi che il mini-Bowser non fugga dal castello miniaturrizzato, altrove Bowser Jr. è riuscito a costruire un vero e proprio mondo a sua immagine. Ma il piccolo tiranno con mire espansionistiche è intenzionato a vendicare suo padre e per questo motivo rapisce la principessa Rosalinda, sorella maggiore di Peach. Così Mario, Luigi, la new entry Yoshi e Peach si metteranno in viaggio in giro per la galassia per trovare e salvare Rosalinda.

Super Mario Galaxy – Il film è in continuità con il precedente Super Mario Bros. – Il film del 2023, estremizzandone però limiti e caratteristiche. Se già il primo capitolo dava l’impressione di essere un lungo trailer ipercinetico, costruito su luci, colori, suoni e richiami costanti all’immaginario videoludico, questo sequel compie un passo ulteriore verso il minimalismo narrativo. La storia, di fatto, è quasi un pretesto, un contenitore dentro cui infilare una quantità impressionante di riferimenti.

Ed è proprio qui che il film si gioca tutto. Lo sceneggiatore Matthew Fogel e i registi Aaron Horvath e Michael Jelenic, già alle prese col film precedente, sembrano divertirsi enormemente a costruire un gigantesco parco giochi per fan: easter egg ovunque, citazioni più o meno nascoste, power-up iconici, sequenze che replicano veri e propri livelli di gioco, effetti sonori e musiche ripresi direttamente dai titoli storici. Non manca nemmeno l’apertura verso un possibile universo condiviso, con incursioni da altre saghe Nintendo, come il personaggio Fox McCloud, ripreso dalla saga anni ‘90 Star Fox, che qui diventa un alleato del Team Mario come Han Solo lo fu per gli Skywalker (e la citazione a Star Wars è evidente).

Tutto bellissimo, almeno sulla carta. Perché per chi ama visceralmente questo mondo, il film è una sorta di overdose sensoriale, un’esperienza quasi euforica. Il problema è che, a un certo punto, diventa evidente come gli autori si siano dimenticati di costruire un vero film.

La logica narrativa è sacrificata in nome dello spettacolo: i personaggi fanno cose “magiche” senza alcuna preparazione, senza un percorso che giustifichi le loro azioni. Ma d’altronde è il mondo di Mario: nulla ha senso e tutto trova senso proprio nel suo nonsense!

Il punto è che questo approccio, perfettamente funzionale nel linguaggio videoludico, fatica a reggere su un piano cinematografico. E così emergono trascuratezze evidenti: sviluppi lasciati a metà, relazioni appena accennate, archi narrativi che sembrano costruiti per poi essere abbandonati senza conseguenze (perché far diventare Bowser buono e poi di nuovo cattivo senza motivo?). Alcuni passaggi si risolvono con una facilità quasi disarmante, altri vengono semplicemente dimenticati lungo la strada, dando la sensazione di un racconto mai veramente pensato nella sua interezza.

A fronte di questo, però, c’è un dato che non si può ignorare: il target. Come già accadeva con il primo film, qui siamo davanti a un prodotto pensato in maniera chirurgica per un pubblico giovanissimo. Il vero core business resta quello tipico di Illumination: intrattenere bambini, vendere merchandising, creare un’esperienza visiva che funzioni come una giostra luminosa e rumorosa. E in questo senso Super Mario Galaxy – Il film centra perfettamente l’obiettivo, trasformandosi in un trip ipercolorato capace di catturare l’attenzione dei più piccoli.

Il problema è che, superata una certa età – diciamo tranquillamente sopra i dieci anni – diventa difficile lasciarsi coinvolgere se non si è fan accaniti. Non basta aver giocato ai videogiochi quando si era piccoli: serve un amore quasi totalizzante per l’universo Nintendo per arrivare indenni fino alle scene post-credits (sono ben due stavolta!).

In definitiva, siamo di fronte a un prodotto che funziona benissimo come contenuto per appassionati e come intrattenimento per bambini, ma che fatica tremendamente a trovare una dimensione cinematografica compiuta. Un’occasione in parte sprecata, un’altra volta, soprattutto considerando il potenziale narrativo dell’universo da cui attinge.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Quantità impressionante di citazioni ed easter egg.
  • Animazione coloratissima e tecnicamente solida.
  • Intrattenimento efficace per il pubblico più giovane.
  • Trama quasi inesistente.
  • Personaggi e archi narrativi poco sviluppati.
  • Eccessiva dipendenza dal fan service.
  • Poco coinvolgente per un pubblico adulto.
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Valutazione: 5.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Valutazione: -1 (da 1 voto)
Super Mario Galaxy - Il film, la recensione, 5.5 out of 10 based on 2 ratings

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