Almost Dead: intervista al regista Giorgio Bruno e al produttore Daniele Gramiccia

Il 37° Fantafestival è stato caratterizzato dalla vittoria di Almost Dead, zombie-movie claustrofobico tutto italiano, diretto da Giorgio Bruno e interpretato dalla bravissima Aylin Prandi. Dopo aver visto e apprezzato il film, che racconta l’odissea di una donna intrappolata nella sua automobile mentre fuori dilaga un’epidemia che trasforma gli uomini in morti viventi, abbiamo intervistato il regista del film e il produttore associato Daniele Gramiccia, che ci hanno raccontato il loro rapporto col cinema horror e la sfida di girare un film a low budget. 

Ciao Giorgio, innanzitutto complementi per il tuo film e per la meritatissima vittoria al 37° Fantafestival. Quest’anno la manifestazione romana legata al fantastico ha visto in competizione tre lungometraggi italiani che hanno affrontato tre diversi filoni dell’horror: Almost Dead ha raccolto l’eredità dello zombie-movie. In che modo ti sei approcciato a questo filone e che rapporto hai con il cinema dei morti viventi?

Grazie a voi per questa intervista. Ho sempre desiderato fare un film di zombie e quando mi si è presentata l’occasione ho voluto fare qualcosa che mi stimolasse cercando di sperimentare qualcosa di nuovo che andasse oltre i soliti cliché, tuttavia non volevo rinunciare ai cari vecchi zombie dalle movenze lente e impacciate. Gli zombie sono ormai un vero e proprio genere dell’horror e vanta milioni di fan in tutto il mondo.

La tua precedente opera, Nero Infinito, si riallacciava alla tradizione del thriller all’italiana percorrendone in maniera abbastanza fedele le varie fasi di narrazione, prediligendo molte location e portando in scena diversi personaggi. Almost Dead, invece, ha sostanzialmente un’unica location e pochissimi personaggi in scena. Come ti sei trovato a gestire due progetti e due set così diversi?

In verità non sono mai stato molto contento del risultato di Nero Infinito. Quello era un film che feci da ragazzino e non avevo una vera e propria consapevolezza di quel che volevo raccontare. Volevo fare un omaggio al cinema di genere italiano e quello è arrivato, ma il risultato finale non mi ha mai convinto. Almost Dead invece era un racconto che amavo e desideravo fare. È un film personale, per alcuni aspetti anche intimo, molto diverso dal precedente.

Il pubblico italiano come potrà vedere Almost Dead? State pianificando una distribuzione?

La Olivia film, società di produzione che ha prodotto il lungometraggio, sta dialogando con vari distributori italiani interessati. A breve sapremo la data di uscita nelle sale. Nel frattempo il film è uscito bene in America e Giappone e presto in altre nazioni. Siamo soddisfatti delle vendite internazionali.

Pensi di rimanere nel territorio del cinema di genere per i tuoi progetti futuri?

Il mio nuovo film My Little Baby è un fanta horror, ma nel futuro mi piacerebbe anche sperimentare nuovi generi. Ma il mio amore rimane sempre l’horror e il fantastico.

Ciao Daniele, in Almost Dead hai il ruolo di produttore associato. Il film di Giorgio Bruno è un’opera molto particolare, claustrofobica e con un concept accattivante ma, tutto sommato, decisamente gestibile da un punto di vista low budget. Ci potresti dire come è stato lavorare a questo film e se ci sono state particolari difficoltà?

Ovviamente ciò che conta è quello che appare sul grande schermo alla fine del lavoro e riuscire a fare questo in Almost Dead, è stato un successo per tutta la produzione. Per quanto mi riguarda, sono entrato nel film successivamente alla fine delle riprese come produttore associato, questo proprio perché ho riconosciuto nel film una grande possibilità e ho voluto metterci anche del mio.

Scorrendo la tua filmografia produttiva, si può notare un massiccio lavoro negli Stati Uniti. Che differenze ci sono nel produrre un film in Italia e negli USA?

La differenza sostanziale nei due paesi è la modalità di lavoro. Quando dico questo non intendo parlare della crew ma di tutta la filiera cinematografica, ovvero prima, durante e dopo lo shooting. In parole povere in America il cinema è un vero e proprio business e in Italia no.

Ho notato una tua predilezione per il cinema di genere tra i film a cui hai lavorato in questi ultimi anni. C’è una vera passione dietro o solo fiuto imprenditoriale? E se c’è passione, qual è il cinema che ti piace?

La mia passione è stata sempre l’horror e quindi ho una predilezione naturale verso il cinema di genere.

A cura di Roberto Giacomelli

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