Blade Runner 2049: abbiamo incontrato il regista Denis Villeneuve e l’attrice Sylvia Hoeks

Blade Runner 2049 arriverà nei cinema italiani il 5 ottobre, ma nell’attesa di questa data il regista Denis Villeneuve, che abbiamo imparato a conoscere grazie ad autentici gioielli come Arrival ed Enemy, è giunto a Roma per presentare alla stampa il discusso sequel che ha diretto. Ma Villeneuve non era l’unico ospite della Capitale, insieme a lui l’attrice Sylvia Hoaks, che in Blade Runner 2049 interpreta Luv, impiegata nella Compagnia di Wallace, che sta tornando a produrre Replicanti.

Dopo aver potuto assistere a un assaggio di circa 20 minuti di film (molto promettenti, fidatevi!) abbiamo avuto modo di scambiare due chiacchiere con Denis Villeneuve e Silvia Hoeks. Ecco cosa ci hanno raccontato.

I replicanti hanno il ruolo di rendere accoglienti i pianeti su cui gli umani andranno a vivere – Esordisce Villeneuve spiegando alcuni dettagli della trama di Blade Runner 2049 – Però ci sono risvolti alla Frankenstein perché i Replicanti sono vietati dalla legge e possono rivoltarsi all’uomo. Quindi c’è una squadra speciale di polizia che deve controllare che l’ordine sia mantenuto.

Chi conosce il primo ‘Blade Runner’ troverà un mondo differente qui; il mio film mostra che le cose non sono andate per il verso giusto, il clima ha avuto un esito disastroso, l’oceano si è alzato e la città si è dovuta proteggere con un muro… e chi vive fuori da questo muto vive in maniera terribile!

In Blade Runner 2049 si racconta di un blackout che ha quasi azzerato la tecnologia, così non ci troveremo in un futuro ipertecnologico come siamo abituati nei film di fantascienza e questa scelta ha dato modo a Villeneuve di creare un modo che venisse incontro alle sue esigenze.

Non c’è nulla di più noioso in un film che vedere un poliziotto che fa ricerche seduto davanti a un computer, per questo abbiamo creato l’idea del blackout che ha distrutto il mondo digitale e spinge il protagonista a mettere le mani nel fango piuttosto che sedersi a una scrivania.

Sulla scelta di Ryan Gosling, come attore capace di ricevere il passaggio di testimone da Harrison Ford…

Ridley Scott ha pensato subito a Ryan Gosling e me l’ha suggerito; ho letto la sceneggiatura e ho trovato Gosling perfetto per questo personaggio. Ho chiamato Ryan, che non aveva mai fatto un film così rischioso, e quando ha letto la sceneggiatura se ne è innamorato e ha accettato immediatamente. Si è ispirato al lavoro fatto da Ford nel primo film ma qui l’agente K è più complesso, traccia dinamiche esistenziali.

Personalmente amo gli attori che non fanno gli attori ma sono il personaggio, come Clint Eastwood, che ha il carisma sufficiente a esprimere sfumature emotive in maniera particolare. Gosling compare in ogni inquadratura di Blade Runner 2049 e avevo bisogno di un attore forte che potesse reggere il ruolo.

Su come si è approcciato a un capolavoro come Blade Runner per dargli una continuazione, Denis Villeneuve ha spiegato:

Il primo film ha lasciato il segno nella storia del cinema per l’utilizzo della luce e la creazione di atmosfere cupe e fumose. Abbiamo voluto creare delle analogie con il primo e abbiamo riprodotto gli stessi ambienti di Los Angeles, solo che il mondo nel frattempo è peggiorato. Fa più freddo e quindi abbiamo aggiunto la neve e la qualità della luce è modificata. 2049 è caratterizzato da momenti bui come il primo ma ci sono anche ambienti illuminati, splendenti per via della luce del nord. L’inverno è stato al centro di questa ricerca visiva. Ho avuto il controllo assoluto dell’aspetto tecnico-visivo e ho messo dentro anche degli indizi. Il giallo è un colore importante, per me è legato all’infanzia, non è di facile utilizzo ma ho lavorato con Roger Deakins, il miglior direttore della fotografia al mondo!

Poi Villeneuve ha aggiunto.

Quando si fa un lavoro di questo tipo la CGI è molto importante ma ho deciso fin dall’inizio di poter costruire fisicamente tutti i set, ho avuto il privilegio di lavorare con un budget che me lo ha consentito. Abbiamo fatto ritorno alle origini del cinema, con elementi veri sul set… e questo è meglio anche per gli attori che possono concentrarsi sui sentimenti e non su come devono muoversi in un ambiente che non c’è. Io odio il verde, quindi preferisco anche per questo non lavorare col green screen.

Tornando sulla pesante eredità di cui ha dovuto farsi carico, Denis Villeneuve ha rivelato:

Non ho accettato a cuor leggero questo film, ho accettato dopo mesi sapendo che sarei stato in una situazione di controllo, consapevole che non avrei saputo neanche come sarebbe stato accolto dal pubblico. È un film diverso dal prototipo e so che accettando ho rischiato, l’ho fatto per l’amore che ho per il cinema. Per me il cinema è arte e non c’è arte senza rischio. Non so quale sarà la vostra reazione e con arroganza dico che è il mio miglior film.

Blade Runner 2049 è anticipato da tre cortometraggi che raccontano i tre decenni che separano questo sequel dal prototipo- A proposito di questi lavori, diretti tutti da Luke Scott, Villeneuve ha detto:

 

Il mio compito è stato il film, mi hanno chiesto di fare i corti e ho detto di no perchè non mi era possibile fare sia il film che il marketing; sono felice che Luke Scott li abbia fatti, li ho visti e mi sono piaciuti, ma non ho partecipato in nessun modo. I produttori hanno voluto puntare su un follow up del film.

Non ho subito pressioni riguardo la possibilità di lasciare strade aperte ad altri film, non era la mia responsabilità, poi se 2049 avrà successo, chi di dovere valuterà.

Sul rapporto che ha con la fantascienza…

Per me ‘Arrival’ è fantascienza ma al tempo stesso è un viaggio intimo, si tratta di un modo diverso di vedere il futuro in confronto a ‘Blade Runner’ ma entrambi hanno la stessa visione. Da bambino leggevo Asimov, Verne, Dick e molti graphic novel che hanno influenzato la mia visione del mondo riempiendo la mia infanzia di sogni. Ho studiato scienza e la microbiologia, la fantascienza mi ha aiutato. Mi piace poter esplorare l’esistenzialismo. C’è tanta fantascienza letteraria meravigliosa ma non altrettanti film e ringrazio Christopher Nolan, tra i registi contemporanei, per realizzato film di fantascienza magnifici

Ma qual è l’ingrediente indispensabile per fare di Blade Runner 2049 un buon film?

Il tono melanconico è l’ingrediente principale per fare un film di ‘Blade Runner’, poi tanto fumo a livello scenografico. I due film hanno in comune musica e atmosfere, ho insistito che si utilizzassero gli stessi strumenti di utilizzati dai Vangelis anche per questo secondo.

Anche Sylvia Hoeks ha partecipato al panel ma si è dovuta scontare con i troppi segreti che sembrano esserci attorno al suo ruolo. Luv è l’assistente di Niander Wallace, il proprietario della compagnia che sta riportando sul mercato i Replicanti, raccogliendo l’eredità dell’ormai fallita Tyrell Corporation.

Non posso parlare molto di Luv – esordisce l’attrice olandese che vedremo prestissimo anche in Renegades: Commando d’assalto –  lei lavora per Wallace, è il suo braccio destro, hanno un rapporto complesso e una relazione intensa. È come una Audrey Hepburn sotto acido!

Uno degli aspetti che può attirare maggiormente l’attenzione su Blade Runner 2049 è che ci sono molto personaggi femminili che aggiungono sfumature alla trama, donne forti, come Robin Wright, con cui ho girato una scena molto intensa. Sono stata fortunata perchè ho potuto esplorare una tavolozza molto ricca di sfumature per questo personaggio. Il ruolo più divertente che mi è capitato fino ad ora!

Sul collega Jared Leto, con il quale la Hoaks ha condiviso molte scene…

Jared è un attore che applica il metodo, il suo personaggio è molto particolare ed è stato interessante vederlo all’opera… considerate che per tutto il tempo non è uscito mai dal suo personaggio! Quando ci siamo presentati ci siamo presentati io come Luv e lui come Wallace. Proprio perchè non ci conoscevamo, non abbiamo stretto confidenza sul set, le scene sono riuscite meglio.

Sylvia conosceva bene il film Blade Runner e così lo ricorda…

Per me ‘Blade Runner’ ha avuto un grande impatto, lo vidi con i miei genitori e Rutger Hauer ha contribuito molto a farcelo piacere; lui è olandese come noi, quindi un eroe nazionale. La sera non riuscivo a dormire e mi chiedevo se questa cosa potesse accadere nella realtà.

Blade Runner 2049 sarà nei cinema italiani dal 5 ottobre distribuito da Sony Pictures e Warner Bros.

A cura di Roberto Giacomelli

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