Fargo VS Fargo, dal successo cinematografico alla serie tv

Il 17 giugno è andato in onda negli Stati Uniti su FX, l’episodio conclusivo di Fargo , serie tv prodotta dai fratelli Coen, ispirata all’omonimo film da loro diretto del 1996.

Vincitore di molti premi, fra cui l’Oscar come miglior attrice a Frances McDormand e quello per la miglior sceneggiatura originale, alla sua uscita il film fu un successo di pubblico e critica.

Nel 2012 l’FX, in collaborazione con i due registi, inizia a sviluppare un progetto per la trasposizione televisiva di Fargo, la cui produzione effettiva inizia dalla metà del 2013.

Vengono scritturati per i due ruoli principali di Lorne Malvo e Lester Nygaard, Billy Bob Thornton, che già in passato ha lavorato con i Coen in L’uomo che non c’era e Prima ti sposo, poi ti rovino e l’attore inglese Martin Freeman, noto al grande pubblico soprattutto per le interpretazioni di Bilbo Baggins nella trilogia de Lo Hobbit e di John Watson in Sherlock, serie della BBC.

La vicenda raccontata nella serie, costituita da dieci episodi della durata di circa un’ora, è ambientata nel 2006 in Minnesota,  dieci anni dopo l’originale.

Come avveniva nel film, ogni episodio è introdotto da una didascalia che avvisa lo spettatore che quanto si appresta a vedere è ispirato a fatti realmente accaduti, ma che i nomi dei coinvolti sono stati modificati per tutelare la privacy delle famiglie delle vittime.

Fargo billy bob thortonNel 1996 l’intento dei Coen era quello di attirare l’attenzione del pubblico, che attraverso questo espediente avrebbe dato più credito agli avvenimenti assurdi a cui assisteva. Per gli spettatori del 2006, con l’evolversi della vicenda, questo “avvertimento” contribuisce soprattutto ad amplificare la sensazione di irrealtà, complice una storia, dove possibile, ancora più improbabile dell’originale.

Pur raccontando due vicende diverse, Fargo 1996 e Fargo 2006, sviluppano le stesse tematiche e hanno in comune alcuni snodi narrativi principali, che vengono affrontati e risolti in modo differente.

Il protagonista Jarry Londegaard (William H. Marcy) nel film e Lester Naygaard (Martin Freeman) nella serie tv, è un fallito, tanto nel 1996 quanto nel 2006. Un omuncolo senza spina dorsale, sfortunato per scelta e sposato ad una donna che odia e che lo umilia.

Dove però nel caso del film, l’infelice situazione familiare era più una sua costruzione mentale che una realtà oggettiva, nella serie tv, dopo i primi cinque minuti, l’unico desiderio nel cuore dello spettatore è assistere alla morte dell’insopportabile signora Naygaard, possibilmente tra atroci sofferenze.

Si tratta di una scelta interessante.

Nel film Jarry era il vile, l’uomo da biasimare che inscena il rapimento della moglie, per avere i soldi del riscatto pagato dal suocero. Nella serie tv, invece, in un modo subdolo e perverso, Lester diventa l’antieroe per eccellenza. Il codardo che all’ennesima umiliazione, dopo l’incontro con Lorne Malvo che gli da una “spintarella” nella “giusta” direzione, scopre di essere in grado di fare cose che mai avrebbe immaginato e per le quali non prova (quasi) il minimo rimorso.

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Anche se, in un primo momento, lo spettatore ha delle remore a lasciarsi andare nel tifo per Lester, man mano che l’uomo si rivela più ingegnoso e “spericolato”, tutte le barriere cadono e si finisce non solo per simpatizzare con le sue trovate, ma quasi a sperare che in un modo o nell’altro, possa cavarsela.

Fargo 1996 si sviluppava intorno alla degenerazione del piano di Jerry, che si risolve in una carneficina. Nella serie tv l’intera vicenda si innesta su un avvenimento del tutto casuale, l’incontro tra Malvo e Lester all’ospedale, dopo che quest’ultimo si è fatto rompere il naso dall’ex bullo delle scuola.

Malvo è la novità di Fargo 2006, Thornton lo descrive come “il misterioso straniero che viene da un’altra città, nessuno sa perché sono lì e cosa voglio fare”.

fargo immagine 3Imprevedibile, incontrollabile e spietato. Per certi aspetti, potrebbe ricordare lo “psicopatico” personaggio di Gaear Grimstrud interpretato da Peter Stormare in Fargo 1996. Dico “potrebbe”, perché paragonare la semplicità delle motivazioni di Grimstrud all’ingegnosità e alla filosofia dell’agire di Malvo, risulta quasi offensivo. È una figura tranquillamente associabile ad una delle tante contemporanee rappresentazioni del Diavolo, su grande e piccolo schermo.

Lorne Malvo è un tentatore, seduto accanto a Lester nella sala d’attesa, si offre di risolvere il suo problema eliminando il violento Sam Hess che lo tormenta fin da ragazzino, <<basta che dici di si>> gli sussurra <<non serve altro>>.

E Lester cede, in una delle più magnificamente scritte e recitate scene dell’anno.

Oltre ad essere la causa principale del cambiamento di Naygaard, Malvo assolve anche il compito di  collante tra le varie sottotrame presenti nella serie.

Anche se non capiamo mai fino in fondo le sue ragioni, è lui il denominatore comune che lega la storia personale di Lester ad un “affare” molto più grosso, che coinvolge un’organizzazione criminale di Fargo con cui Sam era ammanicato.

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L’unica persona in grado di ricostruire quello che sta realmente accadendo, è l’agente speciale Molly Solverson (Allison Tolman), controparte nella serie della Marge Gunderson (Frances McDormand) del film.  Da subito non crede alla versione ufficiale offerta da Lester e si mette sulle tracce dell’uomo misterioso che sembra essere dietro alla catena di omicidi.

Molly/Marge è l’unico personaggio realmente in comune tra Fargo 1996 e Fargo 2006. Pur con una “biografia” parzialmente diversa, il suo ruolo e la sua funzione rimangono sostanzialmente invariati.

Una donna intelligente, alla mano e senza paura, che cerca di portare avanti le indagini andando contro il volere dell’incapace capo della polizia. Conosce e sposa Gus (Colin Hanks), poliziotto locale e padre single, che dopo un incontro con Malvo, che lo intimidisce, le si affianca nelle indagini sul killer.

Billy Bob Thornton in FargoNella seconda metà della serie, ambientata un anno dopo, ritroviamo Molly incinta, com’era Marge nella storia originale.

Come nel film, un ruolo fondamentale è affidato all’ambiente, ostile, dominato dal bianco della neve che cade inesorabile per l’intero svolgersi della vicenda.

In Fargo 1996, la vacuità delle azioni dei personaggi, si rispecchia nei campi lunghi, bianchissimi, in cui l’uomo si trova immerso e con cui deve rapportarsi. Una dimensione alienante, dove le azioni dei personaggi hanno come unico scopo il denaro e i beni materiali.

In Fargo 2006, se da un lato abbiamo una serie di personaggi “secondari”, che agiscono secondo questa filosofia, dall’altra parte, con la figura di Lorne Malvo lo spettatore si trova a rapportarsi con qualcosa di molto diverso. Impenetrabile e imperscrutabile come la nebbia e le tempeste di neve frequentemente riproposte, che avvolgono la città, ci viene presentato come una sorta di “divinità del caos”.

Vaga, insinuando nel cuore dei remissivi il seme del dubbio.

Dai più piccoli danni (un ragazzo che piscia nel serbatoio della macchina della madre) a fatti più gravi, (Lester che uccide la moglie), Malvo semina dove trova terreno fertile.

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Magistrali le interpretazioni di Thornton, che recentemente ha vinto come miglior attore ai Critics’ Choice TV Awards, e Freeman, in grado di rendere al meglio le molte sfumature di Lester nel passaggio da vittima a carnefice.

Rivelazione è anche Alison Tolman, che non sfigura nel confronto con la McDormand. È un peccato che alla sua Molly non sia stata concessa la stessa soddisfazione che ha Marge nel finale del film.

Quello che in Fargo 2006 non funziona, è proprio l’ultimo episodio.

fargo immagine 5Citando Stephen King “la parte più importante di un racconto è la fine”, ma in questo caso, quella che a tutti gli effetti è una rivisitazione molto riuscita, inciampa cadendo di faccia a un metro dall’arrivo.

Pregio della storia e catalizzatore dell’attenzione del pubblico, è infatti la vicenda di Lester e la dinamica che si crea tra lui e Malvo. Poco importa allo spettatore medio di tutte le vicende a loro correlate, sono loro gli “eroi” della situazione a cui viene, giustamente, dedicato il finale.

Alla soglia del decimo episodio, Lester Naygaard non è l’uomo che abbiamo conosciuto all’inizio della nostra storia, <<il vecchio Lester, quello che c’era prima, avrebbe lasciato perdere, io no>>, dice a Malvo quando si rivedono per la prima volta dopo un anno, prima che ricominci l’orrore.

Il nuovo Lester è scaltro, spericolato, disposto a tutto, ha imparato bene dal maestro.

E dietro a loro Molly, tenace come il migliore dei segugi nonostante l’ingombrante pancione.

La domanda quindi sorge spontanea, ai Coen e all’intera produzione: perché? Cos’è successo per strada?

Il passaggio di testimone tra Malvo e Lester, da molti tanto auspicato, non si concretizza a pieno e gli ultimi dieci minuti lasciano l’amaro in bocca.

Nonostante questo, la serie rimane comunque una delle migliori dell’anno, consigliata a tutti coloro che hanno amato il film, ma non solo.

In fondo Fargo è sempre stato assurdo e imprevedibile, nel bene e nel male, tanto ieri quanto oggi.

Susanna Norbiato

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