Il Corriere – The Mule, la recensione

Una volta si diceva che la vecchiaia rende le persone più sagge, ma stando a quanto ci mostra il cinema degli ultimi tempi questa regola sembra ormai un vetusto optional, un epitaffio al cambio generazionale avvenuto in tempi non sospetti. Dopo aver assistito, infatti, alle scorribande criminali di un rapinatore di banche in cerca di redenzione con Old Man & the Gun, che ha segnato l’addio alle scene di Robert Redford, un’altra immensa gloria della Hollywood neoclassica esplora territori di criminalità senile, Clint Eastwood che con Il corriere – The Mule ci dà un altro bellissimo film che ricorderemo sicuramente negli anni.

Ispirato a una storia vera resa nota dalle pagine del New York Times e svoltasi negli anni ’80, Il corriere – The Mule riporta Eastwood nel doppio ruolo di regista e attore dai tempi di Gran Torino (2008).

Questi dieci anni ci restituiscono un Eastwood visibilmente invecchiato ma con quel volto da cinema indelebile e incredibilmente adatto ai personaggi che decide di interpretare. Lo sceneggiatore Nick Schenk, che aveva già collaborato con Eastwood proprio in Gran Torino, ambienta la storia ai giorni nostri prendendosi molte libertà creative sugli eventi che hanno visto protagonista il novantenne Leo Sharp, insospettabile corriere del cartello di Sinaloa. Qui Eastwood interpreta il veterano della Guerra in Corea Earl Stone, coltivatore di fiori in difficoltà economiche e da sempre in conflitto con la sua famiglia, che lo ha allontanato in seguito alle sue ripetute dimenticanze. In seguito allo sfratto, Earl coglie al balzo una proposta di “lavoro” che gli viene fatta da un coetaneo di sua nipote: fare il corriere della droga per un cartello messicano. Praticamente insospettabile, vista l’età avanzata, Earl riesce a piazzare un successo dietro l’altro, ma quando ci sono dei ribaltamenti di potere all’interno del cartello e la sua situazione famigliare comincia a farsi delicata, il suo nuovo lavoro lo porta a un drammatico punto di non ritorno.

Dopo il flop commerciale e di critica di Ore 15:17 – Attacco al treno, che idealmente chiudeva una riflessione eastwoodiana sull’eroe reale dell’America odierna, il regista de Gli Spietati torna davanti la macchina da presa, ispiratissimo, per offrire un nuovo impeccabile ritratto dell’antieroe disilluso che non ha più nulla da perdere. Idealmente legato proprio al Walt Kowalski di Gran Torino, Earl Stone è una persona inaffidabile che in tanti anni ha messo gli affari davanti alla famiglia e per questo sta pagando un abbandono forzato da parte dei suoi cari proprio in un momento di estrema difficoltà. Da questa situazione di “emergenza” nasce l’arte di arrangiarsi che difficilmente avremmo legato a un personaggio interpretato da Clint Eastwood, che si improvvisa criminale riuscendo a trovare con facilità nel mondo della malavita messicana quella famiglia che lo sta rigettando.

Il paradosso che lega Stone alla criminalità e l’immagine di Easwood a un anziano corriere della droga è giocato benissimo in un racconto asciutto e lineare, basato tutto sull’empatia che si riesce a creare tra lo spettatore e il protagonista del film. Il volto sofferto di Eastwood è fondamentale per spianare la strada a quell’empatia e il suo agire bonario, la fermezza d’animo anche nelle situazioni più pericolose, lo spirito d’improvvisazione misto anche a un po’ di ingenuità sono la costruzione perfetta di un personaggio che sicuramente rimarrà nella storia della sua filmografia e in quella cinematografica generale.

Non manca un pizzico di spirito paternalista che ci saremmo in effetti aspettati e quel tocco di politicamente corretto che già in Gran Torino giocava sagacemente con l’icona notoriamente repubblicana di Eastwood.

Convince anche il cast di contorno in cui spicca Dianne Wiest nel ruolo della moglie di Earl, Bradley Cooper come agente della DEA che dà la caccia al fantomatico corriere e Andy Garcia come capo del cartello che dà lavoro a Earl. Nel ruolo della figlia del protagonista c’è Alison Eastwood, la vera figlia del regista, che proprio nei suoi film degli anni ’80 aveva mosso i primi passi nel mondo del cinema.

Emozionante, tenero, un po’ commovente ma anche incredibilmente forte nell’asciuttezza narrativa e della messa in scena, Il corriere – The Mule è un ulteriore grande centro per Clint Eastwood, uno degli ultimi veri esponenti della Hollywood che ha riscritto la Storia.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Clint Eastwood attore, volto da cinema indelebile anche alla soglia dei 90 anni.
  • Rigoroso nello stile, asciutto e lineare nella narrazione. Ce ne vorrebbero di più di film così.
  • Leggermente frettoloso nel finale.
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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Il Corriere - The Mule, la recensione, 8.0 out of 10 based on 1 rating
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