Il Presidente, la recensione

Tra le nevi della cordigliera delle Ande è in corso un vertice con la presenza dei Capi di Stato dei paesi latino-americani. In una sperduta località cilena a tremila metri di quota, in un irreale stato di isolamento – anche mediatico – si decidono alleanze politiche, strategiche ed economiche. Brasile, Argentina, Messico, Cile e tutti gli altri stati sudamericani devono deliberare su una questione di grande rilevanza socio-economica che coinvolge gli interessi di tutti.

Un evento tanto importante non poteva prescindere anche da una ficcante regia occulta dei “gringos” statunitensi.

Tutto si concentra in sole quarantotto ore. Due giorni è infatti il tempo concesso ai big per votare un accordo storico ed è esattamente questo il nocciolo centrale del film. Il Presidente (La Cordillera) di Santiago Mitre si snoda sinuoso come un’anguilla tra le diplomazie politiche ufficiali e quelle più informali. In un complicato garbuglio di interessi contrapposti e alleanze da non tradire, Hernan Bianco – Presidente dell’Argentina – si rivelerà un sorprendente ago della bilancia. Proprio lui che appare come il meno carismatico di tutti, l’uomo comune prestato alla politica, talmente modesto e anonimo da essere soprannominato “il Presidente trasparente”, diviene il fulcro risolutivo.

Eppure, Hernan Bianco ha anche un grave problema famigliare da affrontare. Le situazioni si accavallano e sono entrambe imprescindibili. Il Presidente deve sbrogliare la matassa risolvendo sia le beghe private che quelle del suo paese. Il film che ne esce è sconcertante. Un notevole potenziale sfocia in qualcosa di mortalmente noioso.

La sceneggiatura è piatta come un asse da stiro. L’intreccio poteva regalare occasioni per maggiori colpi di scena ma è stato tutto sprecato. La complessità dei rapporti transnazionali sia politici che economici scende in pista e si palesa nelle sue varie forme. Nella veste ufficiale ci si esprime al microfono davanti a tutti i convenuti, mentre in quella “privata” si trattano gli affari che non DEVONO essere trascritti sui verbali.

Probabilmente la realtà non dovrebbe essere tanto dissimile da questa finzione.

Il film insiste troppo sulla narrazione cruda e lineare. Non scioglie mai le briglie per galoppare al vento ma resta al passo, lento, di chi non ha fretta. Le scene si susseguono con un andamento che somiglia più ad una messinscena teatrale piuttosto che cinematografica.

Il protagonista assoluto (Ricardo Darìn) recita la sua parte – nel ruolo del Presidente argentino – con un tono da comprimario, da comparsa, da colui che deve presenziare ma non primeggiare. Una recitazione “in levare” che contrasta paurosamente col ruolo da protagonista che, invece, assume. Si comporta in modo dimesso ma nei fatti si evidenzia come un gigante; esattamente come avviene per il personaggio interpretato.

Il regista Santiago Mitre ha presentato Il Presidente all’ultimo Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard ma questa prestigiosa vetrina non è sufficiente per farne un capolavoro.

Marcello Regnani

PRO CONTRO
  • Sensazione di entrare per un paio d’ore nelle stanze del potere.
  • Noia narrativa.
  • Eccessiva lunghezza.
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Valutazione: 4.0/10 (su un totale di 1 voto)
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