Il ritratto negato, la recensione

Il ritratto negato (Powidoki) è l’ultimo film lasciatoci in eredità dal cineasta polacco (anzi, artista a tutto tondo) Andrzej Wajda. Per indagare e cercare di comprendere il poetico contenuto del film occorre inquadrare brevemente il periodo storico in cui è ambientato il racconto.

Siamo in Polonia nel 1950. Nel primo dopoguerra il Partito Operaio Unificato Polacco controllava l’intero paese ed era strettamente legato all’Unione Sovietica. La “longa manus” del governo non si limitava a dettare le regole sociali e politiche ma si spingeva anche oltre. L’arte, in generale, doveva asservire ai dettami imposti dal Partito e l’unico schema da seguire con rigore era il cosiddetto “realismo socialista”.

Il pittore Wladyslaw Strzeminski non era propenso a cambiare le sue idee sull’arte per conformarle a quelle imposte dalle istituzioni, scatenando la furia iconoclasta del sistema. Emblematico il dialogo tra il ministro della cultura e il pittore in cui il politico apostrofa l’artista con la frase “Sa una cosa? Secondo me dovrebbe essere investito da un tram.

Powidoki

Finchè gli fu consentito, Strzeminski (interpretato da Bogusław Linda) continuò ad insegnare con fierezza la storia dell’arte ai suoi amati studenti, che gli ricambiavano la stima, e perseverò nella determinazione di non lasciarsi travolgere dagli eventi. Il ritratto negato intende portare alla luce il ritratto di un anticonformista, in cui il regista sembra identificarsi appieno. La fervida impressione è quella che  Andrzej Wajda abbia trovato una figura perfetta per rappresentarlo come un magnifico alter-ego e se ne sia benevolmente impadronito. In ogni inquadratura traspare tutto l’amore e la passione del regista polacco per l’arte in generale e per la rappresentazione cruda di quello che sembra un “manifesto artistico” a tutti gli effetti.

La summa finale appare racchiusa nella battuta che viene messa in bocca a Strzeminski: “In arte e in amore potete dare solo quello che già avete” in netta denuncia nei riguardi delle rigide regole che imponeva il sistema.

Il contesto storico-politico e la collocazione geografica sono molto distanti da quelle de L’attimo fuggente di Peter Weir ma il rapporto tra l’insegnante non allineato e gli appassionati studenti collega i due toccanti film con un chiaro fil rouge.

Powidoki

La lunghissima carriera cinematografica di Wajda venne incoronata da numerosi premi prestigiosi tra cui il Leone d’Oro (a Venezia), l’Orso d’Oro (a Berlino) e l’Oscar (dopo quattro nomination per il miglior film straniero) e venne interrotta solo nel 2016 con la sua scomparsa. Il ritratto negato (la sua ultima fatica) si è ritrovato ad essere il perfetto testamento sia artistico che politico e venne presentato alla Festa del Cinema di Roma solo pochi giorni dopo la sua dipartita. Gli insondabili meccanismi distributivi lo hanno tenuto chiuso nel cassetto per tre lunghi anni prima di distribuirlo, finalmente, in sala. Per l’importanza e la notevole qualità generale, crediamo che il film avrebbe meritato una sorte ben migliore.

Il ritratto negato uscirà nelle sale italiane giovedì 11 luglio, distribuito da Movies Inspired.

Marcello Regnani

PRO CONTRO
Un appello accorato affinchè le istituzioni non cerchino più di strumentalizzare l’arte a fini meramente politici. Una distribuzione ingrata che impedirà a tanti di accedere alla visione di un film meritevole.
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2 Responses to Il ritratto negato, la recensione

  1. Federico Peratti ha detto:

    I meccanismi distributivi che hanno impedito per 3 anni a questo film di essere immesso nel circuito non sono insondabili. Era già accaduto ad altri film di Wajda (uno su tutti ‘KATYN’), i soggetti cinematografici che si oppongono alla dittatura ideologica del cosiddetto ‘socialismo reale’ (un tempo si chiamava comunismo…) vengono scientemente ostacolati.
    Gramsci fu il precursore di questi interventi, nella sua teoria il comunismo si sarebbe affermato in Italia non con una rivoluzione violenta ma controllando tre leve: Magistratura, Istruzione-scuola e Cultura (arte, cinema, teatro, letteratura, informazione).
    Ed è ciò che è accaduto.

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  2. Carlo Pozzoni ha detto:

    Visto ieri. Un film durissimo ma di una bellezza sconvolgente!

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