Nome di donna, la recensione

Dopo aver perso il lavoro di restauratrice, Nina (Cristiana Capotondi) decide di lasciare Milano per trasferirsi in provincia, dove trova impiego in una clinica di lusso per anziani. All’inizio tutto sembra andare per il meglio, ma ben presto Nina scopre che nella clinica vige un sistema di ricatti sessuali perpetrato dal direttore (Valerio Binasco).

L’ultima fatica di Marco Tullio Giordana sembra presentare qualche reminiscenza horror, in stile Suspiria: una giovane forestiera arriva in un palazzo suggestivo, quasi fiabesco, per poi scoprire che è costruito su fondamenta marcescenti. Purtroppo Nome di donna non è un film di fantasia, ma prende spunto dalla realtà che ci circonda. Di fatto, secondo un rapporto ISTAT del 2015/2016, quasi un milione e mezzo di donne ha subito molestie fisiche o ricatti sessuali sul luogo di lavoro, come accade a Nina e alle altre protagoniste del film.

Marco Tullio Giordana, insieme alla sceneggiatrice Cristiana Mainardi, ha cercato di rendere nel film le diramazioni di tale sistema torbido e connivente. E in effetti Nome di donna mostra come l’abuso sessuale coincida con quello di potere, o come sia cambiata la percezione delle molestie negli anni (“ai miei tempi li chiamavano complimenti”, dice Adriana Asti nel film) o ancora l’impossibilità di alcuni uomini nel capire che “no” significa “no”, ma lo fa attraverso delle frasi compendiose. Sembra insomma voler impartire un frettoloso abc su tutti gli atteggiamenti riprovevoli legati a questo tema, e certo la regia e la narrazione in stile fiction Rai non aiutano ad alleggerire il tono precettistico permeante il film.

Eppure c’è da dire che forse quest’approccio, almeno in parte, risulta doveroso. Perché se si pensa alle molestie e agli abusi sistematici perpetrate in vari ambiti, dal cinema alle ONG in missione all’estero, nonché ad alcuni commenti raccapriccianti connessi a tali casi, allora si avverte forte la necessità di una rieducazione. Al comportamento e al pensiero, sia maschile che femminile. E così anche l’intento di Nome di donna, per quanto didattico, acquista un senso nuovo.

Nome di donna uscirà nelle nostre sale giovedì 8 marzo.

Giulia Sinceri

PRO CONTRO
è un film dai nobili intenti… …ma non sarà ricordato negli annali per il suo valore puramente cinematografico.
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    2 Responses to Nome di donna, la recensione

    1. Chiara ha detto:

      Ciao, Vincenzo Carpineta non è co-sceneggiatore, ma direttore della fotografia di Nome di donna. La sceneggiatura è di Cristiana Mainardi con Marco Tullio Giordana. 🙂

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      • DarksideCinema ha detto:

        Grazie per la precisazione, abbiamo corretto. Ciao!

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