Oceania, la recensione

“Se puoi sognarlo, puoi farlo!”

Il motto del Signor Walt Disney continua a vivere e a dare i suoi frutti, non c’è che dire, ed Oceania si pone immediatamente come riflesso di questo pensiero tanto per i contenuti quanto per la sua concezione visiva. Il “sogno”, infatti, sembra essere il parente più stretto di quest’opera e proprio in un “sogno” si sente catapultato lo spettatore durante la visione di Oceania grazie ad una tale armonia e perfezione che aleggia su ogni singola componente del racconto e che lo accompagna dal primo all’ultimo minuto.

Su una piccola isola nel cuore del Pacifico meridionale vive indisturbata una tribù maori. Tra loro c’è Vaiana, una principessa sedicenne che sin da quando era bambina vive uno strano legame con il mare che non sa spiegarsi. Vaiana è cresciuta sotto gli insegnamenti pratici del padre, capo del villaggio, e con i racconti fantastici della nonna che hanno alimentato la sua curiosità e il suo spirito avventuroso. Un giorno, la giovane Vaiana scopre che il suo popolo discende da una dinastia di grandi marinai e ciò la porta a scontrarsi con il padre che, per un’eccessiva prudenza, vorrebbe per la figlia un futuro statico e agiato sull’isola. Nel frattempo, qualcosa di oscuro sta accadendo e la Natura ha cominciato a morire poco a poco. Vaiana, sempre più attratta dal richiamo del mare, decide di seguire il suo destino e affrontare da sola un epico viaggio in mare, oltre la barriera corallina, per donare nuova vita al mondo selvatico che la circonda e che si sta spegnendo sotto i suoi occhi. Per riuscire nella sua missione, dovrà prima trovare il semidio Maui, ossia colui che, secondo la leggenda, è diretto responsabile di quest’improvvisa morte di Madre Natura.

Stupirsi per la bellezza di un film d’animazione uscito da “Casa Disney”, ormai, è un sentimento superato e a cui dovremmo essere abituati da diversi anni. Anzi, da diverse generazioni. Solo nel 2016, infatti, la Disney ci ha fatto divertire ed emozionare con l’esuberante Zootropolis e con il delicato Alla ricerca di Dory. Ma la magia dei prodotti Disney non conosce limiti ed Oceania né è la dimostrazione più felice dal momento che, solo in rarissimi casi, si è riusciti a raggiungere una perfezione narrativa e visiva di questi livelli.

Diciamolo subito. Oceania è qualcosa che sin dalle prime immagini si pone ben oltre la frontiera del film d’animazione. Oceania è Grande Cinema d’Avventura allo stato puro. Un racconto epico ed emozionante nello sconfinato blu dell’oceano, una storia avvincente e incredibilmente ben scritta ricca d’azione, meraviglia ed una giusta dose di humour indispensabile all’interno di un racconto di questo tipo.

Il film, diretto dai due veterani di Casa Disney Ron Clements e John Musker, che in passato ci hanno regalato classici come La sirenetta, Aladdin e Hercules, dimostra sin dal plot di avere ambizioni piuttosto alte così da mettere in scena una storia decisamente densa, ricca di contenuti e mai banale. Ad una prima e superficiale lettura, Oceania può essere visto come l’ennesimo film desideroso di raccontarci la presa di coscienza e successivo viaggio di formazione dell’eroe di turno (in questo caso dobbiamo parlare di eroina), prescelto da forze maggiori e destinato a ribaltare le sorti del mondo. Vederla in questi termini non è certo sbagliato, ma all’interno del film c’è molto e molto di più.

Facendo un salto nel passato, Oceania ci catapulta nella cultura polinesiana immergendoci all’interno della mitologia hawaiana. Usi e costumi della cultura maori vengono proposti all’interno di questo diligente lavoro ascrivibile al cinema fantasy e d’avventura pur avendo delle evidenti e preziose valenze antropologiche. Un discorso che non fa altro che confermare la maturità artistica e linguistica raggiunta, ormai, dalle produzioni disneyane.

Attingendo a piene mani da racconti folcloristici, tramandati oralmente da secoli, tipici dei popoli che vivono nelle isole del Pacifico, Oceania trova il giusto modo per inserire all’interno di un film d’animazione per tutta la famiglia contenuti nobili – e non facili – riguardanti l’importanza attribuita alla navigazione nella cultura polinesiana così come la convinzione che l’Oceano sia un essere vivente, il più completo, dotato di autentici sentimenti ed emozioni e proprio per questo motivo il legame con l’oceano deve essere visto, per i polinesiani, come il più importante al mondo. Ma dalla cultura dei popoli del Pacifico non arrivano solamente concezioni teoretiche, anche il co-protagonista del film viene dritto dalla mitologia hawaiana: il semidio Maui, facente parte del Kupua, pantheon di semidei polinesiani, a cui è attribuita la nascita delle isole Hawaii. Il personaggio Maui, doppiato nelle versione originale da Dwayne Johnson, rappresenta uno degli elementi più interessanti del film poiché, oltre ad essere un personaggio davvero ben scritto, viene integrato all’interno del racconto esattamente come vuole la mitologia, con tanto di amo gigante (il “Manaiakalani”) utilizzato dal semidio per estrarre le isole fuori dall’oceano.

Messa da parte la bontà e la complessità contenutistica, non resta che spendere qualche parola per commentare l’eccezionalità visiva del film che utilizza una computer grafica assolutamente sbalorditiva (la consistenza dell’acqua e la morbidezza dei capelli non era mai stata così vicina alla realtà) che, solo in alcuni momenti, viene a fondersi con naturalezza all’animazione tradizionale in 2D generando un risultato finale tanto stupefacente quanto innovativo.

Come tutti i Classici Disney (Oceania è il 56º) non poteva mancare la componente musicale.

Chi scrive non ama particolarmente i prodotti d’animazione in cui i personaggi iniziano inspiegabilmente a cantare anziché parlare, eppure nel film l’elemento musicale è stato inserito in maniera a dir poco perfetta, mai eccessivo o invadente, e avviene per mezzo di canzoni davvero piacevoli ed orecchiabili (su tutte la canzone “You’re Welcome” cantata da Dwayne “Maui” Johnson) che si fatica a dimenticare dopo la visione del film.

Tanto altro si potrebbe dire nei confronti di questo film che, proprio come l’Oceano nella cultura polinesiana, ha un’anima ben definita che di rado si riscontra in un prodotto d’animazione. Ma è pur vero che sarebbe impossibile esprimere a parole quello che il film riesce a comunicare solo con una manciata di immagini.

Con Oceania è nato un nuovo grande Classico Disney!

Giuliano Giacomelli

PRO CONTRO
  • Due ore di grande cinema d’avventura.
  • Un film d’animazione maturo che riesce ad unire l’intrattenimento a contenuti dalla valenza antropologica.
  • Visivamente superlativo.
  • L’aspetto musicale non infastidisce, anzi arricchisce il prodotto.
  • Emoziona. Tanto.
  • Rischia di oscurare i comunque ottimi prodotti Disney usciti quest’anno.
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