Operation Chromite, la recensione

I film di guerra non moriranno mai. Questa è una delle poche certezze della vita e del mondo del cinema in particolare.

Passeranno gli anni e le generazioni, cambieranno le mode e i gusti del pubblico di ogni epoca, ma difatti le pellicole riguardanti vicende belliche resteranno sempre sulla cresta dell’onda.

Senza voler rispolverare la solita e stucchevole lista di titoli che hanno fatto epoca, alla quale solo quest’anno si sono aggiunti La battaglia di Hacksaw Ridge di Mel Gibson e l’attesissimo nuovo lavoro di Christopher Nolan, Dunkirk, l’ultimo esempio di tale filone è rappresentato da Operation Chromite, nuova opera del regista asiatico John H. Lee che tratta l’affascinante storia della guerra tra Corea del Sud e Corea del Nord che coinvolse non soltanto i due popoli in questione, ma anche gli equilibri diplomatici di tutto il mondo. Un film di guerra in piena regola, spettacolare e dal plot molto rimato, anche se intriso di una vena nazionalistica e di una retorica bellica portata fino all’eccesso e quasi fastidiosa.

Giugno 1950, guerra di Corea. In estremo oriente la Corea del Nord, aiutata da Cina e Russia, decide di invadere la Corea del Sud e in poco tempo conquista prima la capitale Seul e poi il resto del paese a Nord del fiume Nakdong. Preoccupato per l’avanzata nordcoreana, l’esercito americano pianifica “l’operazione Chromite”, ovvero uno sbarco delle forze alleate nella città portuale di Incheon con l’intento di spezzare in due l’esercito nemico. L’operazione, però, è molto più difficile del previsto e il generale MacArthur incarica otto soldati di infiltrarsi nell’esercito nordcoreano per ottenere informazioni utili alla buona riuscita dell’operazione.

Operation Chromite presenta fin da subito tutte le caratteristiche tipiche di un film di guerra: un profondo senso di appartenenza al proprio paese, un interessante intreccio spionistico e, soprattutto, una ricostruzione fedele e spettacolare delle scene di guerra. Sono proprie quest’ultime, infatti, il piatto forte del film di John H. Lee il quale si dimostra molto abile nel dar vita a sequenze dall’impianto visivo suggestivo e imponente, in pieno stile occidentale, ma al tempo stesso anche surreali e portate all’eccesso in alcune trovate, come vuole la buona tradizione dell’ottimo cinema orientale. Molto accurata, poi, la caratterizzazione di personaggi che incarnano alla perfezione lo spirito nazionalistico di quegli anni, la voglia di lottare per la propria terra e di dare la vita pur di respingere il nemico, come fanno gli otto soldati protagonisti della storia.

Dove però Operation Chromite mostra le maggiori crepe è in un cast in cui oltre ai diversi attori orientali come Lee Jung-Jae, Beom-su Lee e Se-Yeon Jin, compare un Liam Neeson inserito soltanto per conquistare il mercato americano e poco valorizzato nei panni un personaggio stereotipato, retorico e paladino di valori molto lontani da quelli dei protagonisti coreani.

John H. Lee, nonostante ciò, realizza comunque un film nel complesso gradevole, scorrevole e in linea con gli stilemi del suo genere di riferimento.

Vincenzo de Divitiis

PRO CONTRO
  • Scene di guerra ben realizzate e spettacolari.
  • Protagonisti ben tratteggiati.
  • Storia dai ritmi sempre veloci e scorrevoli.
  • Liam Neeson molto fuori luogo e avulso dal contesto.
  • Qualche momento retorico di troppo.
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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Operation Chromite, la recensione, 6.0 out of 10 based on 1 rating
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