Stan & Ollie, la recensione

Con 106 film interpretati in coppia tra il 1921 e il 1951, Stanlio & Ollio sono una delle più grandi leggende del cinema e della storia dell’intrattenimento mondiale, vere icone della risata e punto di riferimento imprescindibile per chiunque abbia intrapreso dopo di loro la strada della comicità. Al centro di una produzione gargantuesca, che comprende anche il teatro e altre forme di intrattenimento arrivate dopo la loro morte (pensiamo alla serie a cartoni animati prodotta da Hanna e Barbera nel 1966 o, addirittura, il videogame per Commodore 64 negli anni ’80!), Stanlio e Ollio, al secolo Stan Laurel e Oliver Hardy, sono ora protagonisti di un film, Stan & Ollie, prodotto da BBC Films ed Entertainment One e diretto dallo scozzese Jon S. Baird

Ispirandosi alla fitta corrispondenza che Oliver Hardy aveva con sua moglie Lucille e documentandosi con le testimonianze dirette delle nipoti di Stan Laurel, lo sceneggiatore Jeff Pope si concentra su un preciso momento della carriera di Stanlio e Ollio, ovvero il fatidico 1953, quando il duo comico, ormai un po’ in declino professionale, stava affrontando un tour teatrale in Inghilterra. Si tratta di un periodo particolare per la carriera dei due, messa in bilico da un litigio che sembrava stesse portando a una rottura professionale tra i comici e dalla difficoltà di trovare nuovi film da interpretare, mentre il pubblico era ormai smaliziato e poco interessato a riempire i teatri in cui portavano il loro spettacolo. Ma il 1953 è anche l’anno dei primi problemi di salute di Oliver e della sua decisione di abbandonare le scene, pur con la volontà di rimanere legato a Stan, il caro amico di una vita. 

Ed è proprio sull’amicizia, valore immortale, che si concentra Baird nel mostrarci un sodalizio professionale che è durato quasi mezzo secolo, in cui Stan e Olivier (o Babe, come veniva spesso chiamato dal compagno di mille avventure) riuscivano a coprirsi le spalle a vicenda di continuo, prendevano decisioni personali consultando sempre e comunque l’amico/collega e, in quei rari momenti di diverbio, le difficoltà erano affrontate con costante logica di coppia. Solo un episodio ci viene descritto come irreparabile e probabile causa di rottura, un episodio che comunque è al di fuori della volontà di chi se ne fa “colpevole”.

Steve Coogan e John C. Reilly sono dei veri “mostri” nel portare in scena i due comici, con una trasformazione fisica incredibile e uno studio interpretativo che in breve tempo ci fa proprio dimenticare di non ammirare le gesta dei veri Stanlio e Ollio. Se John C. Reilly affronta un lavoro di mimesi che ha dell’incredibile, aiutato anche da un make-up perfetto, Coogan – che di trucco ne ha ben poco – riesce ad entrare talmente in empatia col suo personaggio da diventare letteralmente Stanlio, nelle movenze, negli sguardi, nel modo di parlare: un lavoro interpretativo magistrale!

Ed è comunque bello notare che Baird non vuole mai addentrarsi nel biopic classico, seppure il film a livello stilistico sia quanto di più classico possiamo chiedere. Così possiamo notare che la vita di Stan e Oliver è comunque raccontata con quella logica di racconto di finzione che aiuta una storia cinematografica e il loro essere persone si confonde spesso e volentieri con il loro essere personaggi, facendo si che il confine tra le due cose spesso si confonda. Raccontare il modo di bisticciare tra Stanley e Oliver come se a bisticciare fossero Stanlio e Ollio fa parte di un gioco citazionista che va a braccetto con l’affettuosa e fedele ricostruzione delle loro gag storiche. Anche Ida e Lucille, le mogli di Stan e Ollie interpretate con efficacia comica da Nina Arianda e Shriley Handerson, appartengono a questa logica fictional votata a far prevalere i personaggi sulle persone per enfatizzare il mondo di Stanlio e Ollio come l’emblema dell’intrattenimento, del cabaret.

Ma non pesiate che in Stan & Ollie si rida ininterrottamente per 90 minuti! Baird vuole omaggiare il duo comico toccando anche la corda emotiva e seppur non voglia mai gettar l’esca della commozione, come è giusto che sia, si spinge in un paio di occasioni sul versante della tenerezza più empatica. Non si arriva alla lacrima, ma Stan & Ollie riesce comunque pigiare quel tasto che a qualcuno può far tirar su col naso.

Non è privo di difetti questo film, a tratti si ha la sensazione che la musica sia utilizzata in modo poco attento ed enfatizzi i momenti sbagliati e la messa in scena ha quel sapore televisivo un po’ retrò che oggi stride con un prodotto per il cinema, ma si tratta comunque di film dall’indubbio valore che sa giocare benissimo un po’ tutte le carte che ha nel mazzo, raccontando al pubblico di oggi in maniera affettuosa e appassionata due leggende immortali della storia della comicità.

Stan & Ollie è stato presentato nella selezione ufficiale della Festa del Cinema di Roma 2018 e sarà distribuito nei cinema da Lucky Red nel corso del 2019.

Roberto Giacomelli

PRO

CONTRO

  • John C. Reilly e Steve Coogan sono due interpreti eccezionali.
  • Il film viaggia su quel confine sottile tra biopic e ricostruzione fictional che funziona benissimo.
  • A tratti si ride di gusto… semplicemente ricostruendo le gag di Stanlio e Ollio!
  • Una mise-en-scène un po’ televisiva.
  • La musica a volte arriva in momenti sbagliati.
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