Un viaggio a quattro zampe, la recensione

Il cinema ha trovato negli animali degli ottimi protagonisti, non-attori spontanei e dal sicuro appeal verso il pubblico. Personaggi naturalmente in prima linea quando si parla di cinema d’animazione ma garanzia anche per il cinema live action che, dai tempi di Babe – Maialino coraggioso, vincitore di un premio Oscar, ha stipulato con gli amici a quattro zampe un vero sodalizio artistico.

Arriva nei cinema un’opera che rinnova proprio questo sodalizio, Un viaggio a quattro zampe (A Dog’s Way Home, in originale) che ha il sapore della storia vera – pur non essendolo – ed è tratto dal romanzo di W. Bruce Cameron Una casa per Bella, già autore di Dalla parte di Bailey da cui è stato tratto il film Qua la zampa!.

Si racconta la storia di Bella, cucciolo meticcio senza casa e allevata da una gatta, che trova in Lucas il padrone perfetto. Animalista in guerra con il vicino di casa, nella cui proprietà Bella è stata raccolta, Lucas e sua madre crescono il cucciolo finché il cane viene preso di mira dall’accalappiacani della zona, in combutta con il vicino di casa di Lucas. Bella viene erroneamente bollata come pittbull e ritenuta illegale nella città di Denver. Costretto a trovarle una sistemazione temporanea per la cagnolina, Lucas affida Bella ad alcuni parenti che vivono nella periferia di Dallas, ma l’animale, vogliosa di riunirsi con il suo umano, fugge dalla fattoria e affronta un viaggio di 400 miglia per raggiungere Lucas, durante il quale affronta una miriade di avventure.

Un viaggio lungo quasi due anni quello che affronta la cagnolina Bella, a cavallo di più Stati, tra il Colorado, il New Mexico, l’Arizona e lo Utah. Una storia incredibile e incredibili sono le avventure a cui il meticcio è sottoposto, diventando madre putativa di un cucciolo di puma, salvando la vita a un cacciatore, affrontando un branco di lupi famelici, incatenata al cadavere di un senza tetto e animale domestico di una coppia gay in grado di darle tanto amore, ma da cui lei sceglierà comunque di separarsi per raggiungere il suo padrone.

Diretto da Charles Martin Smith, che ricordiamo come attore di American Graffiti e Gli Intoccabili, ma anche regista di Morte a 33 giri, Air Bud e La storia di Winter il delfino, Un viaggio a quattro zampe è idealmente diviso in due parti: una corposa cornice e una parte centrale. La prima non è affatto riuscita, anzi è cinema scadente per bambini distratti; la seconda è un ottimo esempio di cinema avventuroso.

Il film parte da una premessa che non riesce a farci parteggiare per il protagonista umano Lucas (interpretato da Jonah Hauer-King) e far passare il suo vicino di casa il villain della situazione. In fin dei conti, Lucas è un ragazzino spocchioso mentre il suo vicino di casa un poveraccio costretto a vivere in una roulotte in attesa di poter riedificare la sua casa dalle macerie causate da un ben precisato incidente. Due personaggi mal calibrati nelle motivazioni a cui sono ritagliati con l’accetta dei ruoli con cui non si riesce ad entrare in empatia. Tra loro c’è Bella, una cagnolina bellissima e dolcissima che viene bollata come pittbull pur non essendolo palesemente e su questo errore d’identità si fondano le premesse di tutta la storia, un errore a cui davvero si fatica a credere, ribadito in più di un’occasione dagli stessi personaggi del film come a voler sottolineare l’ottusità di una burocrazia che si fonda sull’ignoranza. Anche il finale, che fa parte di questa poco riuscita cornice, non convince per il modo come risolve il conflitto, con eccessi di scrittura e buonismo forzato.

In mezzo a questo pasticcio c’è però una bellissima avventura di cui è protagonista la cagnolina, un lunghissimo viaggio che sa toccare le corde più profonde e quell’empatia che non si è riusciti a creare con nessun personaggio umano è invece immediata con Bella. Molto toccante la parentesi in cui il cane diventa madre di un cucciolo di puma, il modo come i due si legano e i richiami alla prima infanzia della cagnolina, allevata proprio da una gatta. Particolarmente riuscita anche l’avventura sui ghiacci con il salvataggio del cacciatore e la cattura da parte del senza tetto. Insomma, il cuore pulsante del film conquista, anche se gli effetti visivi utilizzati in questa parte non sempre sono di qualità, lasciando trasparire il budget non eccelso del film.

Dare voce ai pensieri di Bella non è una scelta completamente condivisibile. Non c’è un’utilità vera a propria nel dotare il cane di una voce (che in originale è dell’attrice Brice Dallas Howard, in italiano di Alessia Navarro), che spesso e volentieri dice cose ovvie, piuttosto tende ad avvicinare l’opera al mondo dell’infanzia come se il cane fosse il protagonista di un cartone animato. Sarebbe invece stata una scelta più pertinente e matura non dotare l’animale di alcuna voce e rendere così la sua avventura più realistica.

Non privo di difetti, anzi dotato di alcuni decisamente macroscopici, Un viaggio a quattro zampe sa anche risultare appassionante e ricco di sentimento. Una storia adatta a grandi e piccoli, godibile ma non all’altezza di illustri predecessori che hanno eletto un cane a protagonista.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Il corpus del film, quello più avventuroso, è molto riuscito.
  • Il cane è un ottimo attore.
  • La cornice è pretestuosa e scritta male.
  • Dotare Bella di una voce è spesso controproducente.
  • Effetti visivi scarsini.
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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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