Il mio capolavoro, la recensione

Gaston Duprat, regista argentino già conosciuto al Lido per aver portato due anni fa il divertente e ispirato El ciudadano ilustre (Il cittadino illustre), torna Fuori Concorso a Venezia 75 con il suo ultimo film Mi obra maestra (Il mio capolavoro). Ed è nuovamente acclamato!

La pellicola segue le vicende di due amici di vecchia data: Arturo Silva, gallerista e venditore d’opere d’arte in declino, e Renzo Nervi, pittore schiavo della sua stessa disillusione che affronta il mondo con lucida superbia. E sullo sfondo una Buenos Aires piena di difetti ma sempre fremente, come Arturo tiene a elogiarla nella prima scena del film.

L’amicizia fra i due è tanto indissolubile quanto frustante: infatti Arturo, ancora ciecamente persuaso del talento di Renzo nonostante non riesca a vendere più nessuno dei suoi quadri, si sforza nel trovargli una commissione, ma il disgusto del pittore nei confronti di un mondo che non lo ritiene più il genio di un tempo, lo porta a sabotare ogni tentativo dell’amico. Fin quando un incidente non creerà le circostanze per un piano pericoloso.

Questa nuova commedia di Duprat, anche se non brillante come il suo precedente Il cittadino illustre, regala risate sincere. La sceneggiatura si dimostra per lo più solida, con qualche piccola imperfezione, ma riuscendo comunque a coniugare bene dramma e ironia.

Il personaggio di Luis Brandoni (Renzo Nervi) regala spesso e volentieri qualche perla di cinismo e autocritica razionale, senza comunque nutrire alcun desiderio di cambiamento; e la perfetta chimica con Guillermo Francella (Arturo Silva) porta avanti con facilità la storia.

Ma Mi obra maestra non è solo una commedia spassosa e imprevedibile, ma anche e soprattutto una critica al mondo dell’arte. Il regista gravita ancora attorno alla natura del lavoro creativo, come già aveva fatto con L’artista e Il cittadino illustre; e, in questo caso, la visione che propone mette in luce quanto il mondo dell’arte sia popolato da pochi individui che ne fanno le regole, e di quanto tali regole siano spesso mutevoli.

E, se come Renzo non si ha intenzione di scendere a compromessi, continuare a essere un artista “ambizioso, egoista e socialmente paralizzato”, può portare a conseguenze davvero inimmaginabili!

Michele Cappetta

PRO CONTRO
  • Trama spassosa e imprevedibile.
  • Ottimo duo di protagonisti.
  • Piccole imperfezioni nella sceneggiatura.
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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Il mio capolavoro, la recensione, 8.0 out of 10 based on 1 rating
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