Whiskey Tango Foxtrot, la recensione

Kim Barker (Tina Fey) scrive testi per gli speaker dei telegiornali. Annoiata e insoddisfatta di una vita perennemente ‘dietro le quinte’, accetta – non senza timore – di partire per l’Afghanistan e diventare una corrispondente di guerra. Gli incontri e gli avvenimenti con i quali si confronterà in quel mondo drammaticamente distante dal proprio le insegneranno molto su se stessa e sul proprio lavoro.
Il titolo Whiskey Tango Foxtrot fa riferimento all’espressione militare che, a sua volta, allude al popolare quanto poco elegante acronimo WTF (What The Fuck). La pellicola, tratta dal libro di memorie della Barker The Taliban Shuffle: Strange Days in Afghanistan and Pakistan, è ambientata nel 2006 e diretta da Glenn Ficarra e John Requa.

Un prodotto di questo tipo capita a fagiolo in un momento in cui si dibatte fervidamente sulla spettacolarizzazione dei conflitti da parte dei mass media.Il film presenta una serie di validi pregi, in primis la capacità di raccontare con sobrietà e ironia vicende tristemente dolorose quanto spietatamente reali.

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La narrazione, prediligendo un punto di vista al femminile, si concentra con intelligenza sulle ripercussioni della realtà bellica non solo su chi combatte, ma anche sui civili, di cui mostra senza retorica radicalismi e limiti culturali. Per quanto riguarda la nostra protagonista, l’indagine psicologica del personaggio viene condotta con precisione e cognizione di causa, rendendo plausibile e empatico il ritratto di una donna con aspirazioni e debolezze. Un’interessante tematica incarnata proprio dalla vicenda di Kim, infatti, riguarda il modo in cui la guerra tocca chi deve non combatterla ma trasformarla in informazione a uso e consumo di un pubblico lontano. Il cambiamento emotivo della reporter offre concreti e onesti spunti di riflessione sui condizionamenti e il ruolo del nostro ego nelle scelte che compiamo, soprattutto quando in gioco c’è molto più della nostra immagine.

Tina Fey è una interprete misurata e incredibilmente disinvolta nel padroneggiare la comicità; è un peccato che in Italia sia relativamente poco conosciuta, perché la sua presenza in scena lascia inequivocabilmente il segno.
Qui, però, abbiamo una serie di pezzi da novanta tra i comprimari. L’irresistibile Margot Robbie offre l’ennesima dimostrazione del suo essere ‘bella e brava’; un magnetico Billy Bob Thornton è un severo marine in cerca di gloria; Alfred Molina – altro artista che si vede troppo poco sullo schermo – è travolgente nei panni del politico tutto Corano e tradizioni con un viscido debole per la cultura occidentale. La vera sorpresa è però Martin Freeman, negli inediti panni di un fotografo scozzese sornione, playboy e ‘fetente’ quanto basta.

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Whiskey Tango Foxtrot è una commedia che ha qualcosa da dire. Regala un affresco insolito del giornalismo di guerra e dello sciacallaggio di notizie, avvalendosi di sequenze di grande impatto (visivo e emozionale), di una colonna sonora coinvolgente e ‘coinvolta’ nelle immagini che accompagna e del puntuale e critico sviluppo di questioni sensate e sensibili. Tuttavia, il suo punto debole risiede in una sceneggiatura che, sebbene votata all’ironia brillante e mai gratuita, spesso arranca e manca di ritmo. Una scrittura più serrata e una regia più audace, soprattutto nella parte iniziale, avrebbero certamente aiutato ad appassionarsi completamente alle quasi due ore di film.

Chiara Carnà

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Whiskey Tango Foxtrot, la recensione, 6.0 out of 10 based on 1 rating
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