Attila flagello di Dio e Sabato, domenica e venerdì: disponibili in blu-ray due celebri cult della commedia all’italiana
Prosegue fortunatamente senza sosta questa riscoperta del cinema italiano che fu da parte di Mustang Entertainment che, ormai da tempo a questa parte, ha incentrato buona parte della sua attività distributiva nel rieditare in home video – spesso e volentieri in edizioni restaurate e ad alta definizione – molti indimenticabili cult della nostra cinematografia. Solo qualche settimana fa vi abbiamo parlato dell’edizione restaurata blu-ray de Il Fantasma dell’Opera di Dario Argento e qualche settimana prima abbiamo avuto modo di tessere le lodi alla label per la bella edizione doppio disco de La Dolce Vita di Federico Fellini (edizione che comprende sia il capolavoro di Fellini che il documentario La verità sulla Dolce Vita diretto da Giuseppe Pedersoli). Nei giorni scorsi Mustang Entertainment è tornata all’attacco riportando sul mercato home video due grandi commedie del nostro passato: l’antologico Sabato, domenica e venerdì con Lino Banfi, Edwige Fenech, Michele Placido e Adriano Celentano e l’iconico Attila flagello di Dio con un indomabile Diego Abatantuono.
Attila flagello di Dio.
All’inizio degli anni ‘80, dopo una serie di piccole partecipazioni in film un po’ casuali (da Liberi armati pericolosi di Romo Guerrieri a Il pap’occhio di Renzo Arbore), inizia ad imporsi sulla scena della nuova commedia all’italiana Diego Abatantuono. Spinto inizialmente dal gruppo cabarettistico musicale “I Gatti di Vicolo Miracoli” e poi fortemente caldeggiato da Monica Vitti che lo volle al suo fianco ne Il tango della gelosia di Steno, Abatantuono riesce rapidamente a ritagliarsi una fetta di pubblico proponendo un personaggio tanto irriverente quanto surreale: il terruncello, ovvero un meridionale cafone trapiantato a Milano capace di incarnare tutti gli stereotipi sia dell’italiano del sud Italia che di quello del nord. Un carattere comico decisamente innovativo che andò a nutrire quella che oggi consideriamo affettuosamente la commedia trash all’italiana e che diede alla luce film divenuti autentici oggetti di culto come I fichissimi (1981), Eccezzziunale…veramente (1982) e Viuuulentemente mia (1982), tutti a firma Carlo Vanzina.
Nel 1982 il duo Castellano e Pipolo dirige Diego Abatantuono nella commedia a impianto storico Attila flagello di Dio, un autentico one-man-show del comico milanese in cui si cerca di spremere al massimo il potenziale di quel terruncello, mettendo in piedi una narrazione esile esile e basata solamente su gag linguistiche e storpiamenti verbali. Quello che ne viene fuori è una commedia più che mai sgangherata, ripetitiva e assai infantile, che si rivela un buco nell’acqua al botteghino facendo capire ai produttori italiani (e allo stesso Abatantuono) che quel “terruncello” aveva ormai giocato tutte le sue carte. Tant’è che ad eccezion fatta per Il ras del quartiere di Vanzina, uscito nel 1983, a partire dalla metà del decennio ‘80 Diego Abatantuono inizia a dedicarsi ad un modello interpretativo differente che lo porterà ad abbracciare ruoli ben più complessi e strutturati rispetto a quelli d’inizio carriera.
Nonostante tutto però, al pari dell’impossibile missione di conquista del popolo degli “sbabbari” capitanati da Attila, il film diretto da Castellano e Pipolo è riuscito ad abbracciare una veloce operazione di riqualifica sia da parte del pubblico che della critica, venendo oggi considerato – più o meno all’unanimità – come un film tanto ingenuo e sciocco quanto divertente poiché creatore di alcuni storpiamenti verbali entrati nell’immaginario collettivo e divenuti per anni autentici tormentoni.
La storia narrata in Attila flagello di Dio è semplice, molto semplice. Siamo nel V° secolo D.C. nel comune lombardo di Segrate. Qui vive Re Ardarico (Diego Abatantuono), soprannominato da tutti Attila, capo di un manipolo sgangherato di barbari messo in ginocchio dall’esercito romano che lo ha depredato di cibo, donne e animali. Dando credito all’improbabile profezia della Maga Columbia, Attila decide di mettere in piedi un risibile esercito di ribelli barbari e di avviare una marcia verso la capitale dell’Impero per dichiarare guerra a Roma.
Non è la prima volta che Attila flagello di Dio arriva sul nostro mercato home video in alta definizione. Il cult con Diego Abatantuono, infatti, era già stato editato su supporto Blu-ray disc nell’ormai lontano 2009 sotto il marchio CG Entertainment. Qualche settimana fa Mustang Entertainment ha deciso di rieditare il film in una nuova edizione ad alta definizione Blu-ray, restaurata in 4K a partire dalla scansione del negativo originale 35mm e dal negativo colonna sonora 35mm. L’edizione Blu-ray commercializzata da Mustang, dunque, rende disponibile il restauro effettuato nel 2020 presso il laboratorio Laser Digital Film in collaborazione con RTI – Mediaset e Infinity e supportato dal contributo del Ministero della Cultura.
Pur trovando rifugio in un packaging di basso profilo e con una veste grafica altamente discutibile (sarebbe stato molto più apprezzabile ritrovare l’artwork originale del film), l’edizione ad alta definizione promossa da Mustang Entertainment riesce ad essere davvero ottima. Soprattutto sul piano tecnico, considerando l’eccellente lavoro di restauro che garantisce all’opera di Castellano e Pipolo una ritrovata giovinezza.
Tra i contenuti extra troviamo due interviste inedite realizzate appositamente per questa edizione. Entrambe le interviste seguono il modello offerto in quest’ultimo periodo dalla label, dunque interviste in videocall effettuate dal critico Claudio Pofi. La prima interviste è rigorosamente a Diego Abatantuono ed è utile a ripercorrere tutta la sua carriera, dagli inizi cabarettistici fino ai caratteri più maturi (Ardarico e oltre, 23 minuti); la seconda intervista, invece, è al critico Steve Della Casa (L’ultimo urlo barbarico del cinema comico italiano, 13 minuti). A completare l’offerta di questo Blu-ray Mustang, si segnala la possibilità di poter visionare il film con degli ironici sottotitoli italiani in lingua sbabbara.
Sabato domenica e venerdì.
Siamo nel 1979 e l’Italia può vantare già una corposa tradizione di cinema antologico declinato alla commedia. Operazioni produttive intelligenti, graffianti, utili a radunare sotto lo stesso tetto più talenti cinematografici (che siano attori o anche registi) senza che nessuno possa sentirsi adombrato dal collega.
Negli anni ‘60 quella del cinema a episodi è già una formula ampiamente battuta dal nostro cinema e ne sono testimonianza film come Boccaccio ‘70, I Mostri, I Complessi o Le coppie. Nel decennio successivo questa formula non viene abbandonata, anzi, se ne approfondisce l’efficacia e vengono realizzati alcuni film antologici capaci di lasciare un segno indelebile come Quelle strane occasioni, Dove vai in vacanza? e Signore e signori, buonanotte.
Nel 1979, prima che questo filone possa seguire il naturale flusso della commedia all’italiana e finire dunque alla mercé di una comicità più dozzinale e scollacciata (ma comunque con grandi titoli come Zucchero miele e peperoncino o Ricchi, ricchissimi…praticamente in mutande, entrambi firmati da Sergio Martino), esce nelle sale Sabato domenica e venerdì, un curioso esempio di film antologico che si pone come spartiacque perfetto tra quello che è stato il genere nel decennio ‘70 e quello che sarà lo stesso genere nel decennio successivo. Un inconsapevole ibrido impeccabile capace di incarnare alla perfezione lo spirito e lo stile comico di due decenni così vicini eppure molto lontani per forma espressiva.
Diretto da Sergio Martino, Pasquale Festa Campanile e Castellano e Pipolo e interpretato da Lino Banfi, Edwige Fenech, Michele Placido, Barbara Bouchet e Adriano Celentano, Sabato domenica e venerdì di sicuro non rientra tra gli esempi più virtuosi all’interno del filone però riesce a garantire un intrattenimento di livello e qualche situazione comica capace di perdurare nel tempo.
Il primo episodio è “Sabato”, diretto da Sergio Martino e interpretato da Lino Banfi ed Edwige Fenech. Forse è l’episodio più memorabile e racconta le disavventure del ragioniere Nicola La Brocca, impiegato nella sede italiana di una grande azienda giapponese e affidato alle pubbliche relazioni. Essendo il solo ad avere buona dimestichezza con la lingua inglese, a Nicola spetta l’ingrato compito di dover accogliere e ospitare l’ingegnere Tokimoto. Quando però il nostro scopre che Tokimoto non è un lui ma una lei ed è una bellissima giapponese, andrà completamente in tilt e vedrà la sua relazione con Clelia (Milena Vukotic), la fidanzata, andare in frantumi.
Il secondo episodio è “Domenica”, diretto da Pasquale Festa Campanile e interpretato da Michele Placido e Barbara Bouchet, è sicuramente l’episodio più bello. Narra la storia di Mario Salvetti, un camionista che lavora duramente per tutta la settimana. Giunta finalmente la domenica, l’uomo desidera una sola cosa: poter farsi una bella dormita in santa pace. Tutto questo, però, gli sarà reso impossibile dal momento che Enza, l’inquilina del piano di sopra, ha deciso di togliersi la vita poiché ha scoperto l’infedeltà del compagno. Mario, pur morendo di sonno, si vede costretto a consolare la vicina e alla fine si trova obbligato a fingersi il fidanzato di lei dal momento che stanno per arrivare i genitori di Enza, siciliani e tradizionalisti, proprio con l’obiettivo di conoscere l’aspirante sposo della figlia.
Il terzo ed ultimo episodio è “Venerdì”, diretto da Castellano e Pipolo e interpretato da uno scatenato Adriano Celentano che si proclama stella solitaria dell’intero segmento. È l’episodio più comico. Il “molleggiato” interpreta Mister Costantin, eccentrico impresario di un famoso corpo di ballo tutto al femminile che da tempo spopola i teatri di tutto il mondo. Quando Jacqueline (Lova Moor), la ballerina più indisciplinata della compagnia, si innamora del gangster Fred e decide di lasciare il corpo di ballo, Mister Costantin va in confusione perché non accetta che un altro possa essere preferito a lui. Si impegna perciò a riconquistare l’attenzione di Jacqueline con la promessa di sposarla.
Sabato domenica e venerdì arriva sul mercato italiano per la prima volta in alta definizione Blu-ray disc. Prima d’ora, infatti, era stato editato in home video solamente due volte su supporto DVD da Federal Video attraverso edizioni ormai fuori catalogo da tempo: un’edizione standard (rilasciata nel 2004) e all’interno di un cofanetto dedicato ad Edwige Fenech (edito nel 2014).
Questa volta, tuttavia, non viene presentato il film in edizione restaurata o rimasterizzata per cui la qualità generale del film è leggermente sottotono. Nulla di grave, non fraintendiamoci, l’edizione Blu-ray è comunque molto buona ma ciò si traduce solamente in un quadro video che restituisce un’immagine un po’ spenta (nei colori, in modo specifico). Il sonoro, al contrario, soddisfa ampiamente grazie ad uno squillante DTS-HD Master Audio 2.0 Dual Mono.
Tra i contenuti speciali troviamo un’intervista di Claudio Pofi all’esperto di cinema Giacomo di Nicolò (Il fascino del cinema italiano a episodi, 17 minuti) e il trailer del film.
Giuliano Giacomelli
ATTILA FLAGELLO DI DIO di Castellano e Pipolo
Label: Mustang Entertainment e Eagle Pictures
Formato: Blu-ray disc
Video: HD 1920x1080p / 24fps / 1.85:1
Audio: Italiano 5.1 DTS-HD Master Audio
Sottotitoli: Italiano sbabbaro
Extra: Ardarico e oltre – L’epico viaggio nel cinema di Diego Abatantuono; L’ultimo urlo barbarico del cinema comico italiano – Incontro con Steve Della Casa
SABATO DOMENICA E VENERDÍ di Martino, Festa Campanile, Castellano e Pipolo
Label: Mustang Entertainment e Eagle Pictures
Formato: Blu-ray disc
Video: HD 1.85:1
Audio: Italiano DTS-HD Master Audio 2.0 Dual Mono
Sottotitoli: Italiano per non udenti
Extra: Il fascino del cinema italiano a episodi – Incontro con Giacomo Di Nicolò, Trailer
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