A House of Dynamite – Ovvero come ho imparato a temere la bomba. A Venezia 82 l’action senza azione di Kathryn Bigelow
Nel 1962 la crisi missilistica di Cuba metteva il mondo davanti alla possibilità di una escalation nucleare tra USA e Unione Sovietica che avrebbe potenzialmente distrutto il mondo.
Nel 1964 Stanley Kubrick diresse Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba, una delle commedie nere più iconiche e famose della storia del cinema in cui una serie di equivoci, ossessioni ed idiozie portano ad una guerra nucleare totale, ragionando ironicamente sul concetto di deterrente atomico e la fragilità di quella pace costruita sulla paura reciproca.
Se con la fine della guerra fredda sembrava che la storia fosse finita, citando un celebre libro di Fukuyama, negli ultimi anni vecchie tensioni internazionali hanno continuato a crescere fino a rievocare spettri ed ansie del passato che sembravano relegati in un mondo diviso in due blocchi contrapposti, superato dalla vittoria del neoliberismo di stampo americano. E invece il “nuovo ordine mondiale” galleggia nel disordine e nell’imprevedibilità in cui definire il nemico diventa impossibile: nessuno lo è e tutti possono esserlo contemporaneamente.
Cosa succederebbe quindi nella “stanza della guerra”, come la chiama ironicamente Kubrick, e nelle alte camere del potere americano se questa minaccia fosse reale e non definibile? Se in 19 minuti bisognerebbe decidere tra la sorte di milioni di persone o dell’intera umanità? Kathryn Bigelow risponde con una regia chirurgica ed adrenalinica a questa domanda, mostrandoci con crudo realismo quanto è in bilico l’apparente attuale equilibrio mondiale, sovrapponendo microstorie e motivazioni personali a drammi umanitari, in un crescendo costante e insostenibile di tensione che dà la sensazione di un grande film d’azione, nonostante si stia vedendo gente in videochiamata in stanze piene di schermi e bottoni.
Dall’avvio della macchina burocratica fino al gradino più alto della decisione finale, Bigelow mostra i 19 minuti di tempo decisivo da punti di vista diversi, salendo via via di livello nella gravità delle decisioni in ballo. Grazie alla colonna sonora martellante e cupa che non dà un attimo di respiro allo spettatore, A House of Dynamite di Kathryn Bigelow è un thriller ad alta tensione senza nessuna scena d’azione, in cui non ci sono 007 o agenti che salvano il mondo tra pallottole ed esplosioni, ma burocrati e funzionari a lavoro.
Persone normali con una vita quotidiana evocata ma mai messa in primo piano, senza sfociare mai nel melodrammatico ma rimanendo ancorato quasi con freddezza alla generale sensazione di ansia, disperazione e dubbio, in cui tradurre procedure e codebook in azioni effettive diventa il cuore di un rompicapo senza possibilità di soluzione.
A House of Dynamite, in concorso all’82ª Mostra del Cinema di Venezia, arriverà direttamente su Netflix il 24 ottobre.
Mario Monopoli
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