Compulsion, la recensione del thriller erotico di Neil Marshall
Negli anni Duemila Neil Marshall era considerato uno dei nomi più promettenti del cinema di genere britannico. L’esordio con Dog Soldiers lo aveva imposto come autore capace di reinventare il film di licantropi con energia e ironia, mentre il successivo The Descent è ancora oggi ricordato come uno dei migliori horror del nuovo millennio: claustrofobico, feroce, tecnicamente impeccabile. Anche i lavori successivi, pur meno celebrati, dimostravano un regista solido e visivamente ambizioso: il post-apocalittico Doomsday e l’epico Centurion erano prodotti energici, capaci di mescolare citazionismo e spettacolo.
Dopo quella fase, Marshall ha attraversato un periodo televisivo sorprendentemente brillante, firmando episodi per serie di grande prestigio come Game of Thrones, Black Sails, Hannibal e Westworld. Sembrava il preludio a un ritorno al cinema in grande stile. E invece la seconda fase della sua carriera è stata segnata da un lento ma evidente declino. Il reboot di Hellboy fu un flop clamoroso, e da allora il regista ha iniziato una serie di produzioni indipendenti in cui compare costantemente la compagna Charlotte Kirk. Da The Reckoning a The Lair i risultati sono stati nella migliore delle ipotesi mediocri; nella peggiore, disastrosi come Duchess e il recente Compulsion.
Quando Evie giunge a Malta dopo una vacanza in Italia, in attesa di ricongiungersi con la madre e il ricco patrigno che proprio sull’isola del Mediterraneo ha una villa, finisce al centro delle indagini della polizia per gli omicidi di un misterioso serial killer. Sul posto, Evie conosce Diana, una giovane donna bella e disinibita che insieme al suo amante pianifica di rubare a Evie il patrimonio del patrigno. Tra Evie e Diana inizia così una relazione che a poco a poco sembra essere mossa più dalla passione che dagli interessi. Ma gli omicidi sull’isola continuano, sempre più efferati e con soli uomini in vesti di vittime…
Nelle intenzioni, Marshall sembra voler omaggiare la tradizione del giallo italiano anni Settanta. Non è un caso che alcuni personaggi portino cognomi come Tessari e Cavara, evidente riferimento ai registi Duccio Tessari e Paolo Cavara, autori rispettivamente di Una farfalla con le ali insanguinate e La tarantola dal ventre nero. Tuttavia, l’operazione rimane solo superficiale. Più che al giallo all’italiana, Compulsion sembra guardare al thriller erotico degli anni Novanta, quello a basso budget di registi come Jim Wynorski o, restando in ambito italiano, alle produzioni exploitation di Bruno Mattei. Il risultato è un ibrido confuso che mescola sesso e violenza senza mai trovare una vera identità stilistica.
La componente gialla procede tra sospetti e colpi di scena spesso poco convincenti, con una soluzione finale che lascia perplessi soprattutto per il movente del killer. Paradossalmente, proprio l’assassino è uno degli elementi più riusciti del film: il look è efficace e le sue azioni sono brutali e spietate. Il livello di splatter è infatti piuttosto elevato, con due o tre sequenze davvero estreme. Una in particolare – un accoltellamento in cucina – sfiora però la comicità involontaria, tanto da trasformare l’orrore in momento quasi grottesco.
Accanto alla violenza c’è una componente erotica molto marcata. Charlotte Kirk e Anna-Maria Sieklucka (che aveva interpretato 365 giorni al fianco di Michele Morrone) si esibiscono senza particolari tabù, spesso completamente nude, in scene che vorrebbero evocare il cinema erotico saffico di qualche decennio fa. Il problema è che neppure in questi momenti il film riesce a funzionare davvero: la recitazione resta rigida e poco convincente, e la presenza della Kirk – indubbiamente affascinante, ma troppo costruita – evidenzia purtroppo più limiti interpretativi che qualità.
Sul piano tecnico le cose non migliorano. La fotografia è quasi interamente virata su tonalità giallastre senza un vero motivo narrativo, finendo per risultare monotona e a tratti fastidiosa. La colonna sonora è sorprendentemente anonima: considerando l’omaggio dichiarato al giallo italiano, sarebbe stato naturale puntare su sonorità più nostalgiche o evocative come hanno fatto nelle loro opere Hélène Cattet e Bruno Forzani, ma il film non sfrutta questa possibilità. Le location maltesi offrono scenari da cartolina, ma restano semplice sfondo turistico piuttosto che elemento drammaturgico.
Alla fine, Compulsion si rivela solo leggermente meno disastroso del precedente Duchess, che tentava maldestramente di imitare lo stile di Guy Ritchie. Ma siamo comunque nel punto più basso della carriera di Neil Marshall, un autore che un tempo sapeva coniugare energia visiva e tensione narrativa e che oggi sembra intrappolato in produzioni sempre più modeste.
In Italia il film è arrivato direttamente in home video: è disponibile in DVD grazie alla distribuzione di Blue Swan Entertainment.
Roberto Giacomelli
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