La maledizione del cuculo, la recensione

Né la morte, né la fatalità, né l’ansia possono generare l’insopportabile disperazione che risulta dalla perdita della propria identità.”, questa citazione del demiurgo H.P. Lovecraft riassume nel migliore dei modi uno dei timori più ricorrenti nella vita di ognuno di noi, ovvero la perdita della propria identità e di avere al nostro fianco persone la cui personalità si rivela diversa da quella che ci aspettavamo ed eravamo abituati a conoscere negli anni. Tali premesse non potevano lasciare insensibili i narratori di storie dell’orrore e difatti sono numerosi i thriller e gli horror psicologici nei quali la perdita di certezze da parte dei protagonisti fa rima con aspetti oscuri, misteriosi e disturbanti dell’anima. La perdita dell’identità a cui faceva riferimento lo scrittore di Providence, dunque, può trasformarsi non solo in un indicibile disperazione, ma anche in una immane fonte di sofferenza e sciagure per noi stessi e per tutti quelli che sono al nostro fianco.

È ciò che avviene ne La maledizione del cuculo – che non a caso si serve come incipit della citazione lovecraftiana di cui sopra – della regista Mar Targarona la quale, all’interno di una carriera divisa tra la macchina da presa e il ruolo di produttrice di film importanti (su tutti The Orphanage), con questo suo nuovo lavoro trae spunto da questa inquietudine della perdita dell’identità per aprire uno squarcio su tematiche profonde come la gravidanza, la maternità, gli equilibri all’interno di una coppia e il peso del futuro ruolo di genitore che preme sulle spalle.

Un punto di vista tutto femminile, quello di Targarona, che però l’autrice spagnola ha il merito di sviscerare senza pregiudizi di genere e con uno sviluppo narrativo scevro di banalità, idee semplicistiche e, soprattutto, mosso da una particolare attenzione nei confronti di tutti i personaggi coinvolti nell’intreccio e i loro sentimenti.

Ciò che ne viene fuori è un horror psicologico che gode di uno script solido, ben sviluppato, a cui però fa da contraltare una veste visiva che, seppur animata da buoni propositi e promettente nelle intenzioni, non si dimostra all’altezza della situazione ed evidenzia una mano ancora acerba da parte della regista.

Marc e Anna sono un giovane coppia la cui solidità e serenità è stata messa in crisi dalla dolce attesa di un bambino, evento che non ha fatto altro che far emergere le evidenti differenze caratteriali fra i due. Decisi a ritrovarsi e recuperare un pizzico di concordia, i due decidono di prendersi una vacanza in Germania, scambiando la casa con una coppia di anziani cordiali e dall’aspetto innocuo ed ingenuo. Il soggiorno in terra tedesca, tuttavia, ben presto si rivelerà tutt’altro che rinfrancante per i mali di coppia, ed anzi assumerà i contorni di un incubo senza fine anche per via di malefici e riti stregoneschi le cui origini sono del tutto insospettabili.

L’incipit a firma Lovecraft, di cui sopra, è la migliore cartolina per descrivere il lavoro di Targarona la cui attenzione si focalizza fin da subito sulla caratterizzazione dei personaggi, i loro percorsi di cambiamento emotivo all’interno del plot e le evoluzioni dei rapporti interpersonali corrosi dallo scorrere di eventi sospesi a metà tra la realtà e la dimensione onirica e irrazionale.

I due sceneggiatori Roger Danès e Alfred Peréz Fargas, infatti, mettono sul tavolo buone qualità nel tratteggiare un rapporto sentimentale, quello tra Marc e Anna, fatto di bugie, comportamenti immaturi, rapporti extraconiugali e una quasi totale incapacità da parte di entrambi di comprendere i bisogni e le esigenze dell’altro. Un contesto affettivo e sentimentale all’interno del quale è molto facile che vadano a trovare dimora fantasmi e zone d’ombra che, nel caso di La maledizione del cuculo, si traducono in stregoneria, visioni distorte della realtà e malefici che scoperchiano il vaso di Pandora e svelano la vera natura non solo dei protagonisti, ma più in generale dell’animo umano. Una caduta libera verso il baratro che assume contorni sempre più disastrosi e terrificanti quando Marc e Anna vedono l’attesa della nascita di un bambino trasformarsi da evento vitale e di speranza a origine di mali irreparabili ed eventi funesti dalla natura soprannaturale.

Come detto in precedenza, però, le note liete si fermano qui in quanto proprio quando i suddetti mali ed eventi funesti devono prendere forma, il meccanismo messo in piedi dall’autrice iberica sembra incepparsi e perde colpi per via di una scarsa capacità di creare atmosfere spaventose. Targarona, al contrario, si limita ad una regia scolastica, lineare e senza sbavature che sarebbe stata più adatta ad un dramma sentimentale, e non ad un’opera che avrebbe dovuto e potuto rappresentare una visione disturbante e dal grande potenziale non del tutto espresso.

La maledizione del cuculo, in conclusione, è un film con tante luci e altrettante ombre e che pone all’attenzione una regista dalle qualità interessanti, ma ancora da affinare e abbinare a una voglia di osare, anche sul piano estetico.

Vincenzo de Divitiis

PRO CONTRO
  • I riferimenti a Lovecraft rappresentano sempre un quid in più.
  • Un attento tratteggiamento dei personaggi, della loro evoluzione emotiva e relazionale.
  • L’idea della natalità come inizio di ogni male delinea al meglio il baratro nel quale sprofondano i protagonisti.
  • Le scene di paura sono realizzate con stile piatto e lontano da un approccio horror.
  • La vena disturbante e malsana della storia non viene fuori fino in fondo.
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