La Nueva Ola 2024. Sujo, la recensione del coming of age messicano

Presentato nell’ambito della 17ª edizione de La Nueva Ola – Festival del Cinema Spagnolo e Latinoamericano, il messicano Sujo è già stato portato in concorso all’ultimo Sundance Film Festival, dove ha vinto il Gran Premio della Giuria World Cinema Dramatic. Nonostante un’anima di genere, quella scritta e diretta da Astrid Rondero e Fernanda Valadez è una drammaticissima storia di formazione che segue la crescita di un ragazzo il cui destino è segnato dalla criminalità che affligge alcune realtà del Messico.

Sujo ha solo 4 anni ed è orfano di madre quando suo padre Otto, sicario del narcotraffico, viene ucciso dai suoi “colleghi” perché visto come un possibile traditore del cartello. Il bambino viene preso in affidamento dalla zia Nemesia, che lo nasconde perché teme che gli assassini del padre possano cercarlo per far fuori anche lui, in vista di una possibile vendetta del bambino una volta cresciuto. Sujo vive nell’isolamento assoluto, con la sola compagnia di due coetanei Jay e Jeremy e della loro madre Rosalia, amica della zia Nemesia. Con il trascorrere degli anni, il ragazzo scopre la tragica morte del padre e giura che non avrebbe mai avuto nulla a che fare con la vita criminale che ha segnato la sua famiglia.

Le due autrici dedicano Sujoagli orfani di questo paese in fiamme”, il Messico, teatro di una delle più terrificanti attività criminali della contemporaneità, scacco del narcotraffico che miete centinaia di vittime ogni anno. Astrid Rondero e Fernanda Valadez decidono, però, di evitare la spettacolarizzazione della violenza e il racconto di quelle realtà criminali che tanto cinema e televisione negli ultimi anni ci hanno mostrato; al contrario, si concentrano proprio su uno di quegli orfani e sul suo fermo ripudio per quel contesto che ha condizionato la sua vita fin dalla tenera età. Da una parte, questa scelta delle registe e sceneggiatrici consente di mostrare una faccia della medaglia solitamente ignorata o comunque poco focalizzata dall’industria dell’intrattenimento; dall’altra, però, questa decisione condiziona in negativo l’afflato drammaturgico dell’opera spingendo in quella direzione che poco e male si sposa con il contesto che si è scelto di raccontare.

Un’opera di finzione è fatta anche di aspettative e raccontare una storia che ha a che fare con la criminalità in Messico decidendo di non parlare della criminalità in Messico un po’ tradisce quelle aspettative. L’intento di Astrid Rondero e Fernanda Valadez di concentrarsi unicamente su questo tragico personaggio che vuole fuggire da quello che sembra un destino segnato ha una sua nobiltà e un’importanza, soprattutto sociologica, che vale la pena sottolineare, però è anche vero che drammaturgicamente il film ha il fiato molto corto e lo slow burning a cui la storia si affida, ad un certo punto, si spegne completamente con la possibilità di perdere del tutto lo spettatore.

Il film è articolato in quattro capitoli, ognuno dei quali dedicato a un personaggio, pur tenendo al centro della narrazione sempre Sujo. Il primo atto del film, quando il protagonista è solo un bambino, ha una particolare importanza per descrivere il cotesto e le persone che lo popolano ed è, di fatto, la parte più riuscita dell’intero film. Poi, un’ellissi temporale di oltre un decennio, ci mostra Sujo adolescente e la sua presa di coscienza sul tragico passato, con una decisiva inversione di rotta su quello che sembra essere il destino di ogni giovane messicano di provincia.

Il terzo atto, invece, ci porta altrove, a Città del Messico, e qui sembra che qualcosa di importante debba accadere da un momento all’altro, c’è un presagio di morte nella quotidianità di questo ragazzino fuggitivo che è continuamente rimandato. A questo punto, il film si concentra sul rapporto che Sujo ha con una sua professoressa e sembra che tutto quanto sia stato costruito nell’ora e mezza precedente non abbia più una funzione, un voltar pagina francamente deludente che va contro ogni convenzione del crescendo narrativo.

Con una durata spropositata di ben 127 minuti, decisamente troppi per quel che si sta raccontando, Sujo vive questa doppia natura di film dall’anima di genere che fa di tutto per evitare il genere. Lo spunto è decisamente interessante, la visione delle due registe è utile a fornire uno sguardo alternativo sul contesto che hanno scelto, ma è faticoso tenere desta l’attenzione su un coming of age che esaurisce troppo in fretta le frecce al suo arco. Una scrittura più attenta alle esigenze spettatoriali e una scorciatina in montaggio sicuramente avrebbero aiutato a rendere avvincente ed empatico il percorso di questo orfano ostaggio di un “paese in fiamme”.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Visivamente è molto curato.
  • Interessante l’idea di mostrare il punto di vista di un orfano di una vittima del cartello dei narcos.
  • Ad un certo punto il film esaurisce completamente gli argomenti, ma avanti ancora per mezz’ora!
  • La scelta di negare del tutto uno sguardo sull’ambiente criminale che si sta raccontando è abbastanza frustrante.
  • Drammaturgicamente è un film alla rovescia, il che non aiuta ad arrivare facilmente alla fine delle interminabili 2 ore e 7 minuti.

La Nueva Ola – Festival del cinema spagnolo e latinoamericano è un evento ideato, prodotto e organizzato da EXIT media, diretto da Iris Martin-Peralta e Federico Sartori, e si svolge dal 15 al 19 maggio al cinema Barberini di Roma.

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