Archivio tag: Benicio del Toro
Una battaglia dopo l’altra, la recensione
Il cinema di Paul Thomas Anderson ha sempre saputo muoversi in quello spazio di equilibrio sottilissimo tra il serio e il faceto, la riflessione autoriale e la digressione ironica, il lirismo e il grottesco. Non sorprende, dunque, che Anderson abbia trovato terreno fertile nelle opere di Thomas Pynchon, autore letterario che più di altri ha incarnato la complessità postmoderna, fatta di trame centrifughe, satira feroce e malinconia disillusa. Con Vizio di forma (2014) Anderson aveva già sperimentato la difficile operazione di trasporre sullo schermo l’universo pynchoniano, ma con risultati divisivi: da un lato l’aderenza filologica al testo, dall’altro una narrazione farraginosa che molti hanno trovato respingente. Con Una battaglia dopo l’altra, tratto dal romanzo Vineland (1990), il regista sceglie invece un approccio meno rigoroso, più libero, ma anche più riuscito: un film che riesce a mantenere intatta la satira di Pynchon e allo stesso tempo a renderla cinema popolare, coinvolgente e persino spettacolare.
La trama fenicia, la recensione
Andare al cinema per un nuovo film di Wes Anderson è un po’ come incontrare periodicamente quel vecchio amico d’infanzia, ormai un po’ rincoglionito, che ogni volta ti racconta la stessa storiella convinto che sia la prima. Sai esattamente come andrà la serata e, in maniera un po’ masochistica e spinto da quella sensazione di rassicurante ciclicità, provi perfino piacere ad ascoltarla ancora una volta. Ed è esattamente quello che accade con La trama fenicia, dodicesimo lungometraggio del buon Wes Anderson che, esattamente come i precedenti lavori, ha una personalità così forte, ma così forte da somigliare incredibilmente a tutto il resto della filmografia dell’autore, nel bene e nel male.
The French Dispatch, la recensione
Wes Anderson ha colpito ancora. Il più hipster friendly dei registi di Hollywood è tornato a raccontare il suo mondo surreale, garbato ed elegante con The French Dispatch che, dopo la bellissima parentesi in stop motion de L’isola dei cani, racchiude in un solo film tutta l’essenza del Wes Anderson più (stra)ordinario.
Selezionato dal 74° Festival di Cannes, The French Dispatch è un film a episodi che racconta alcuni eventi poi ripresi in altrettanti articoli del French Dispatch, appunto, un immaginario supplemento settimanale francese del quotidiano statunitense Evening Sun.
Dora e la città perduta, la recensione
Dora è una bambina di sette anni che vive con la madre e il padre, nonché con l’inseparabile scimmietta blu Boots, nel cuore della foresta amazzonica. Figlia di due esploratori, la piccola Dora è cresciuta con lo stesso sogno dei suoi genitori: trovare Parapata, la città inca perduta dove si dice sia custodito il più grande tesoro del mondo. Gli anni passano e la piccola Dora, adesso, è in piena età adolescenziale ma sempre carica di quell’entusiasmo che la porta a voler fare scoperte sempre più grandi. Pronti a partire per mettersi sulle tracce di Parapata, i genitori di Dora decidono di far trasferire la loro figlia in California, a casa del cugino coetaneo Diego, per farle frequentare una vera scuola e per tenerla lontana da qualsivoglia pericolo. Pochi giorni dopo l’inizio dell’anno scolastico, tuttavia, la giovane Dora – assieme al cugino Diego e due compagni di scuola – viene rapita da alcuni mercenari cacciatori d’oro che necessitano del sapere della giovane esploratrice per trovare proprio la leggendaria città perduta.
Soldado, la recensione
Per parlare di Soldado (2018), che senza mezzi termini è uno dei migliori film dell’anno, è opportuno fare una premessa sul regista, l’italiano Stefano Sollima. Due sono le cose che saltano subito agli occhi. Primo. Sollima, figlio d’arte (suo padre Sergio diresse alcune pietre miliari del western e del poliziesco italiano negli anni Sessanta e Settanta), è dotato del tocco di Re Mida, cioè su qualsiasi film o serie-tv metta la mano, la trasforma in oro: i grandi noir italiani degli ultimi anni, Romanzo criminale, Gomorra e Suburra, hanno conosciuto sia una versione cinematografica sia una televisiva, e il prodotto più riuscito, più spettacolare e di maggior successo è sempre stato in tutti e tre i casi quello diretto da Sollima, e non può essere un caso. Secondo. Stefano Sollima è un motivo di orgoglio per il cinema italiano, essendo uno dei pochi registi del nostro Paese in grado di conquistare l’America dirigendo un film negli States con una grossa produzione alle spalle; in tempi recenti, i registi riusciti in una simile impresa si contano sulle dita di una mano – pensiamo a Gabriele Muccino con La ricerca della felicità e Sette anime e Luca Guadagnino con Suspiria.
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Perfect Day, la recensione
Nel 1995, nei Balcani, la guerra che stava infiammando il territorio jugoslavo da quasi un lustro era ormai giunta a un accordo di pace, ma la storia c’insegna che le zone toccate dai conflitti ne riportano le ferite per molto tempo anche dopo la loro risoluzione. Per cercare di guarire le ferite nel modo più rapido e indolore possibile ci sono anche i team di soccorso umanitario, come quello guidato dai veterani Mambrù e B, impegnati in un paesino sperduto tra le montagne dei Balcani ad aiutare chi vive nei villaggi. I due, insieme alla giovane Sophie, l’interprete Damir e la ex fiamma di Mambrù, Katya, hanno il compito di estrarre da un pozzo un cadavere che sta avvelenando l’acqua che abbevera un villaggio. Una missione di routine che si complica fino ad eccessi grotteschi quando la logica deve scontrarsi con la burocrazia e i protocolli militari.
Vizio di forma, la recensione
Una sorpresa inaspettata coglie assolutamente impreparato il detective privato Larry ‘Doc’ Sportello (Joaquin Phoenix): una donna riappare improvvisamente dal suo passato, e non una donna qualunque, bensì Shasta Fay Hepworth (Katherine Waterson), vecchia fiamma forse mai sopita. Shasta ha bisogno del suo aiuto, vuole che indaghi sulla scomparsa del re dell’immobiliare Mickey Wolfmann, del quale è diventata l’amante, e che ella sospetta sia stato rinchiuso dalla moglie, contro la propria volontà, in un centro d’igiene mentale. Per Doc, arruffato hippy strafatto, sarà l’inizio di un tragicomico incubo lisergico, in cui troveranno spazio FBI, sedicenti dentisti eroinomani, donne orientali dalla dubbia moralità e molto altro ancora.











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